La commissione Agricoltura ostaggio dei cacciatori, il neo presidente leghista fa parte delle doppiette: definì gli scienziati “animalari”, sua la prima pdl sparatutto
Nel 2024 presentò la proposta di legge “sparatutto”. La prima, vera – e pericolosa – riforma di liberalizzazione della caccia, un anno prima di quella in discussione ora, voluta dal ministro Francesco Lollobrigida. Venne bocciata dal mondo scientifico, dalle associazioni (persino da una parte del mondo venatorio, tanto era estrema), venne criticata dai cittadini e dalle cittadine, ma il provvedimento del leghista Francesco Bruzzone venne bloccato dallo stesso centrodestra. Da Fratelli d’Italia, in particolare, che non voleva regalare al Carroccio la vittoria-bandiera tanto gradita dal mondo venatorio. Bruzzone si arrabbiò, ma in maniera contenuta. E così oggi ottiene un ruolo di prestigio: il deputato-cacciatore è stato eletto presidente della commissione Agricoltura. Sì, la stessa che in questi giorni sta esaminando gli emendamenti alla riforma della 157/92, già approvata in Senato.
Un conflitto d’interessi palese, secondo qualcuno. Soprattutto se si considera che la legge che la destra vuole modificare si occupa di protezione della fauna omeoterma, e che le eventuali modifiche dovrebbero rispettare lo spirito del rinnovato articolo 9 della Costituzione. Ma per Bruzzone, e per i partiti di maggioranza, la tutela degli animali si fa a colpi di fucile: l’hanno chiamata “gestione”, e i cacciatori sono stati definiti “bioregolatori”. Eppure non finisce qui. Alla destra di Bruzzone, in qualità di vicepresidente, siede l’altra cacciatrice del Parlamento: Maria Cristina Caretta, Fratelli d’Italia.
Bruzzone dice di sé di essere “l’unico vero cacciatore praticante tra Camera e Senato, vero nel senso che vado tantissimo”, attività ludica che ha appreso dal padre. Ha sempre raccolto il consenso dei cacciatori, che lo hanno spinto nel Consiglio regionale della Liguria, per la prima volta nel 1995. Vi è rimasto per ben 18 anni, sempre sostenuto dal mondo venatorio, incassando migliaia di voti. Nel 2018 il salto in Senato, nel 2022 il passaggio alla Camera. Il suo lavoro contempla, durante l’anno, decine di incontri pubblici con le associazioni venatorie, ma anche viaggi per le sagre di uccelli, usati come richiami vivi (la tortura a cui sono costretti, in minuscole gabbie, impiegati come “esche” per uccidere altri volatili); uccelli che poi posta sui social, morti, a rosolare sul fuoco.
Da qualche anno, ha letteralmente messo nel mirino della retorica politica il lupo. Nel marzo del ’24, parlando proprio di un lupo avvistato a Toirano, definisce alcuni scienziati, in senso dispregiativo, “animalari”. E gli animalisti, spesso, sono “animalati”. L’anno scorso ha firmato l’emendamento alla legge sulla montagna per permettere ai cacciatori di continuare a sparare lungo i valichi montani, nonostante l’inibizione imposta dal Tar. Nominato relatore delle proposte di legge – accorpate – che puntano a vietare la macellazione degli equidi (cavalli, asini, muli e bardotti) poiché elevati ad animali d’affezione, ha affossato subito l’iniziativa con la seguente, aristotelica, argomentazione: “È razzista, e allora le zanzare?“.
Quest’anno è stato uno dei pochissimi a criticare il dietrofront di Lollobrigida sullo stambecco: prima inserito tra le specie cacciabili del ddl Malan, poi tolto, a fronte delle durissime critiche del mondo scientifico e della contrarietà dell’opinione pubblica. “Lo hanno sacrificato sull’altare della propaganda. Andrà in declino se non gestito (cioè, come si è detto, ucciso, ndr), sarà il primo a subire i danni di questa scelta”. Quali danni, non è chiaro, visto che le popolazioni di stambecco sono cresciute – e l’animale non si è estinto – proprio perché i fucili sono stati obbligati a girare al largo.
Per la Lav la promozione di Bruzzone è “come aver eletto Arsenio Lupin alla presidenza della commissione Giustizia”, ricordando che da consigliere regionale “presentò un progetto di legge, poi approvato, che riduceva le dimensioni delle aree protette a esclusivo vantaggio dei cacciatori”. Ora Bruzzone e Caretta dovranno gestire con la massima obiettività – requisito richiesto dal ruolo – l’iter della riforma, già calendarizzata in Aula a novembre. Va da sé che con la legge di Bilancio che si prenderà lo spazio dei lavori parlamentari fino a fine anno, il centrodestra punterà ad accelerare il più possibile per portare a casa la riforma prima delle elezioni.
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