Roda difende la sua lettera sul caso Franzoso, ma Taucer fu netto: “Richiesta lesiva dell’autonomia della Procura”
Il caso di Matteo Franzoso, il giovane sciatore morto un anno fa in Cile per una caduta in allenamento, continua a infiammare la Federazione Italiana Sport Invernali. Il presidente uscente Flavio Roda contesta le ricostruzioni di alcuni organi d’informazione (i quotidiani del Gruppo Nem e ilfattoquotidiano.it) in merito a una lettera che egli ha scritto il 24 settembre scorso al procuratore federale e al procuratore del Coni censurando le motivazioni con cui era stata archiviata l’indagine sportiva per il tragico incidente. Roda, che domenica 11 ottobre non è stato riconfermato presidente dopo 14 anni di regno incontrastato della Federazione, sostiene di aver scritto la lettera per ottenere la riapertura degli accertamenti dopo l’archiviazione decisa nel febbraio 2026 e non per cercare di interferire con le attività della giustizia sportiva, temendo la richiesta di risarcimento da parte della famiglia Franzoso e complicazioni con la compagnia di assicurazione.
Il presidente attacca la stampa e “contesta fermamente l’utilizzo volutamente distorto e strumentale della lettera datata 23 settembre e inviata dalla Federazione il 24 settembre 2026 alla Procura Generale dello Sport del Coni e alla Procura Federale Fisi”. Secondo Roda, “gli articoli offrono una lettura parziale e fuorviante della comunicazione, trasformando una richiesta di confronto istituzionale in una presunta indebita pressione sugli organi della giustizia sportiva”. Secondo lui “la lettera si inseriva nella richiesta di integrare e riaprire le indagini… per accertare compiutamente i fatti nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti”. Inoltre, “la Fisi rappresentava quella che ritiene una evidente contraddizione tra la decisione delle Procure di archiviare, fondata sull’insussistenza degli elementi atti a promuovere l’azione disciplinare, ed alcune affermazioni contenute nel provvedimento, che parlano genericamente di presunte responsabilità e sono espresse senza il minimo riscontro probatorio e al di fuori delle competenze della giustizia sportiva”.
Le Procure avevano sostenuto che fossero mancate condizioni di sicurezza nella pista, considerando che Franzoso era andato a sbattere contro una staccionata in legno non adeguatamente protetta, che si trovava a pochi metri dalla linea di discesa. Il comunicato prosegue: “La Federazione non chiedeva di occultare presunte responsabilità, né di condizionare l’autonomia delle Procure. Il confronto richiesto mirava invece a chiarire le ragioni di tale ingiustificabile incongruenza, stanti anche le gravi conseguenze che dette asserzioni, seppur all’apparenza erronee e incongruenti, avrebbero comunque potuto generare. Ed infatti, proprio tali affermazioni contenute nel provvedimento di archiviazione sono state poi espressamente poste a fondamento della richiesta risarcitoria della famiglia Franzoso per oltre 2,6 milioni di euro”. Peccato che le risposte dei magistrati sconfessino Roda.
L’attacco alla stampa è ancora più profondo, ma assolutamente immotivato. “Attraverso estrapolazioni incomplete e commenti capziosi, gli articoli finiscono invece per distorcere e ridicolizzare la posizione della Federazione e svalutare il ricorso ai normali canali del dialogo tra istituzioni sportive. La Fisi respinge questa fuorviante rappresentazione”. I signori dello sport censurano anche “la gravità della divulgazione della propria corrispondenza istituzionale privata, alla cui ostensione e diffusione alla stampa non ha mai prestato consenso”, adombrando denunce per capire come dall’interno della Fisi i documenti siano diventati pubblici.
La nota della Fisi non fa altro che confermare la ricostruzione giornalistica. La lettera fu scritta 7 mesi dopo l’archiviazione, a seguito della richiesta di risarcimento dei genitori di Franzoso e chiedeva un incontro con i magistrati “per sanare la situazione di potenziale, grave pregiudizio che si profila ingiustamente a carico della Federazione per effetto di quanto contenuto nel richiamato provvedimento di archiviazione”. Non chiedeva di accertare eventuali responsabilità della Federazione. Infatti, le repliche del procuratore del Coni Ugo Taucer e della procuratrice federale Stefani Cappa sono state molto severe. Taucer: “Si ritiene lesiva di tale autonomia (della Procura ndr) e, pertanto, non accoglibile, la richiesta di un ‘confronto… che possa individuare soluzioni atte a sanare la soluzione di potenziale, grave pregiudizio’”. Cappa: “Nel corso dell’istruttoria sono stati acquisiti gli elementi documentali e informativi pertinenti, tra cui il video relativo all’incidente. L’attività istruttoria è stata pertanto svolta nell’esercizio delle attribuzioni e dei poteri propri della Procura federale”.