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Putiferio in Argentina: il Var non c’è, il calciatore porta all’arbitro uno smartphone in campo e lui annulla il rigore

È successo in Argentina, nella seconda divisione, durante All Boys-Godoy Cruz: 24 minuti di caos. Poi il direttore di gara ha negato tutto: "Ho chiesto all’assistente e mi ha detto che il fallo era fuori area"
Putiferio in Argentina: il Var non c’è, il calciatore porta all’arbitro uno smartphone in campo e lui annulla il rigore
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Nel calcio moderno la tecnologia ha cambiato tutto, ma nessuno aveva ancora immaginato che il monitor a bordocampo potesse essere sostituito da uno smartphone tirato fuori da una tasca. È successo in Argentina, nella seconda divisione, durante All Boys-Godoy Cruz: una partita che si trascinava senza grandi emozioni e che, nel finale, si è trasformata in un teatro dell’assurdo. La scena si apre sul calcio di rigore fischiato dall’arbitro Nicolás Lamolina a favore della squadra di Mendoza, per un intervento del difensore dell’All Boys Iván Zafarana. Il penalty, però, ai giocatori di casa non è andato affatto giù: secondo loro il contatto era avvenuto chiaramente fuori dall’area.

Le proteste si sono allargate dal campo alla panchina e hanno coinvolto anche alcuni membri dello staff. Nel giro di pochi minuti, gli ultimi del match, si è scatenato un pandemonio. A quel punto qualcuno ha pensato di giocarsi una carta mai vista. Un dirigente dell’All Boys ha passato un cellulare a Zafarana e il difensore, con lo schermo acceso in mano, si è avvicinato al direttore di gara per fargli rivedere l’azione. Una moviola artigianale, improvvisata in mezzo al prato, senza cabine, senza cuffie e come intuibile senza protocolli.

I filmati finiti subito sui social mostrano tutto con chiarezza: il passaggio del telefono, il gesto, lo sguardo dell’arbitro puntato a più riprese sul display. Il risultato è che il gioco è rimasto fermo per 24 minuti, anche se quelli di sospensione reale sono stati circa 16. Alla fine Lamolina ha cambiato idea: niente rigore, punizione fuori area. Zafarana, protagonista della sceneggiata, è stato però espulso.

Nel dopopartita l’arbitro ha provato a mettere ordine nella versione dei fatti, parlando ai microfoni di TyC Sports: “Inizialmente ho visto che la palla era sulla linea. L’assistente arbitrale mi ha detto che era proprio al limite e che non era sicuro che fosse rigore. Mi ha espresso questo dubbio e poi la situazione è degenerata. Persone non autorizzate sono entrate in campo. È spuntato un cellulare e non volevo che mi venisse mostrata l’immagine. Ho chiesto di nuovo all’assistente e mi ha detto che il fallo era fuori area. È stato un lavoro di squadra, mi fido del mio assistente”, ha assicurato il direttore di gara.

Una ricostruzione che però fa a pugni con quanto si vede nei video, dove il telefono compare in modo ben evidente davanti agli occhi dell’arbitro. Difficile, insomma, credere che lo smartphone non abbia avuto alcun peso. E in tutto ciò resta il nodo regolamentare. Nelle serie minori argentine, ma non solo, il Var non esiste e rivedere immagini televisive o ricevere suggerimenti a distanza non è previsto in nessun modo: il regolamento lo vieta, al di là di ogni discorso di correttezza sportiva. Lamolina, in teoria, avrebbe dovuto decidere solo con quello che aveva visto lui e con l’aiuto del guardalinee.

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