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Salta la discussione sul Documento di Bilancio in cdm. Chigi parla di “errore”, ma il taglio Irpef al ceto medio è in bilico

Fino a martedì mattina l'appuntamento era in calendario. Il rinvio è arrivato dopo che Sole 24 Ore e Repubblica hanno dato conto del congelamento del progetto annunciato dal viceministro all'Economia Maurizio Leo e dal vicepremier Antonio Tajani - e evocato anche da Giorgia Meloni - di ridurre dal 43 al 33% l’aliquota sui redditi tra 50 e 60mila euro. Il leader di FI: "Si deve procedere"
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Salta all’ultimo minuto l’approdo in consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio, quello che illustra a grandi linee i provvedimenti che saranno inseriti in manovra e il loro impatto sui conti. Veline di Chigi sostengono che l’iniziale inserimento dell’argomento all’ordine del giorno è stato un “mero errore materiale” e “del resto era stato lo stesso ministro Giorgetti a chiarire in Aula che l’approvazione del disegno di legge di bilancio sarebbe avvenuta in un momento successivo”. Ma il Dpb viene prima: da normativa europea va approvato e inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre. Segue, entro il 20, l’invio al Parlamento del ddl di Bilancio. Che quest’anno slitterà a novembre, conferma Chigi. Perché i contenuti saranno definiti solo “alla luce del completamento della procedura europea” di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, all’Eurogruppo convocato per il 9 novembre, e Giorgetti ancora spera di ottenere il via libera all’utilizzo di quei margini di flessibilità per finanziare misure di aiuto alle famiglie invece che i previsti investimenti.

Di certo c’è che fino a martedì mattina l’appuntamento era in calendario e il rinvio è arrivato dopo che Sole 24 Ore e Repubblica hanno dato conto del congelamento del progetto più volte annunciato dal viceministro Maurizio Leo – e evocato anche dalla premier Giorgia Meloni – di ridurre dal 43 al 33% l’aliquota sui redditi tra 50mila e 60mila euro, il “ceto medio”: la coperta è corta e in vista dell’anno delle Politiche si ragiona su misure con un maggior ritorno elettorale. Ma nel pomeriggio è arrivata la levata di scudi di Antonio Tajani, che da luglio va ripetendo che quell’intervento è una priorità. “Assolutamente no, noi riteniamo che si debba assolutamente procedere per il taglio dell’Irpef ancora, come riteniamo che si debbano fare degli interventi per i giovani”, ha detto il vicepremier e leader di Forza Italia rispondendo ai giornalisti alla Camera.

Ma stando alle ipotesi circolate nelle ultime ore il governo starebbe valutando di concentrare le risorse su interventi per gli anziani e le persone fragili, in particolare per alleggerire il costo delle cure sanitarie, e sul sostegno alle retribuzioni dei giovani. Sul fronte della sanità, i tecnici lavorerebbero a un bonus forfettario per alcune spese sostenute fuori dal Servizio sanitario nazionale, a partire da quelle odontoiatriche. L’obiettivo sarebbe anticipare, almeno in parte, la detrazione fiscale delle spese sanitarie, che oggi si traduce nella detrazione in dichiarazione dei redditi dell’anno successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti. Un anticipo generalizzato avrebbe però un impatto di cassa difficilmente sostenibile: per questo si studierebbe un contributo a forfait, con un importo da definire in base alla soglia di reddito dei beneficiari.

Per i lavoratori, un’altra strada sarebbe replicare la detassazione degli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali. Più lontana, invece, l’ipotesi di uno sconto fiscale sulle tredicesime, che secondo Il Sole potrebbe essere ripresa soltanto a fine 2027 (elezioni permettendo). Resta poi anche l’idea di aumentare la soglia di reddito entro cui le partite Iva possono accedere al regime forfettario. Dopo il passaggio da 65mila a 85mila euro, l’asticella potrebbe essere spostata intorno ai 100mila euro. Ma servirebbe il via libera di Bruxelles per le implicazioni legate alla normativa europea sull’Iva.

Per quanto riguarda le coperture, la Lega punta a raccogliere almeno cinque miliardi di euro da banche e assicurazioni, senza introdurre nuove tasse sugli extraprofitti ma chiedendo un contributo che Matteo Salvini vorrebbe “volontario, gioioso e spontaneo“. Le prime ipotesi circolate dopo i confronti al ministero dell’Economia indicavano una cifra più contenuta, tra i due e i tre miliardi. La disponibilità degli istituti, però, resta tutta da verificare. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha più volte ribadito di non essere disposto a fare di più rispetto ai 10,5 miliardi concordati con il governo l’anno scorso nell’ambito di un accordo triennale. Al momento non sarebbero previsti incontri con l’esecutivo per discutere di ulteriori interventi.

A complicare la ricerca delle coperture ci sono anche le condizioni dei mercati finanziari. Il Tesoro ha collocato all’asta otto miliardi di euro di Bot a dodici mesi con un rendimento medio ponderato del 3,175%, il livello più alto da luglio 2024. Anche i tassi sui nuovi mutui per la casa stipulati ad agosto sono tornati ai massimi dall’estate di due anni fa, sfiorando il 4%. Il rialzo dei rendimenti rende più costoso il finanziamento del debito pubblico e restringe ulteriormente lo spazio per nuove misure, a parità di altre condizioni.

Resta inoltre da chiarire quanta flessibilità aggiuntiva l’Italia potrà ottenere dalle regole europee. Oltre ai 28,8 miliardi già concessi per energia e difesa attraverso l’attivazione della clausola di salvaguardia, la Commissione europea sta valutando la richiesta italiana di un margine ulteriore legato all’inflazione.

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