Attacchi ibridi della Russia, falsi allarmi e propaganda: siamo alla morte del giornalismo
“Prepariamoci ai morti europei a causa della guerra ibrida della Russia”. La notizia la lancia con grande enfasi Nicholas Vinocur, che il 7 ottobre firma un articolo su Politico, una testata tra le più allineate sul fronte atlantista, russofobo e filoisraeliano. Notizia allarmante che ha ovviamente allarmato, soprattutto i circoli politici a Strasburgo e Bruxelles.
Vinocur racconta di una riunione a porte chiuse e con i telefonini lasciati in un’altra stanza, degli ambasciatori dei 27 paesi dell’UE insieme ad alcuni funzionari. Le feluche europee si sarebbero interrogate su come reagire di fronte ad un attacco ibrido della Russia che provochi un certo numero di vittime nell’UE. Insomma, avrebbero parlato di cosa fare. Vinocur però va ben oltre, attribuisce all’attacco ibrido russo un alto livello di probabilità. Cita, riguardo agli europei a breve ammazzati dagli attacchi ibridi di Mosca, fonti diplomatiche e funzionari, ma nessuno di questi ha un nome o una nazionalità. Tutti virgolettati anonimi insieme alle affermazioni generiche di due analisti che ovviamente alla riunione non c’erano.
Ci può stare che una fonte chieda l’anonimato, ma di solito, per esser giudicata attendibile, la fonte anonima deve fornire al giornalista elementi a supporto di ciò che dice che il giornalista può e deve verificare. La più famosa inchiesta giornalistica di tutti i tempi – il caso Watergate – era basata in grande parte su una fonte anonima “deep throat”, che però forniva elementi concreti, indicazioni precise e non solo chiacchiere a Woodward e Bernstein. Insomma, va bene l’anonimato, ma ci deve essere un riscontro, un documento, un qualcosa che confermi affermazioni così gravi. Se così non è, si può lecitamente dubitare. Ipotizzare che siamo di fronte a mere supposizioni, affermazioni che le fonti potrebbero avere manipolato, adattato strumentalmente ad esigenze politiche o semplicemente (a pensar male si fa peccato…) inventate da chi ha scritto l’articolo, tenuto conto che a lanciare l’ennesimo allarme terrorizzante è un sito che da sempre si distingue per il suo orientamento bellicista.
Non saremo di fronte al primo caso. Circa un mese fa El Mundo, il quotidiano di riferimento del centrodestra spagnolo, ha fatto salire la tensione in tutta l’UE, pubblicando come cosa certa il contenuto di un rapporto della CIA che allertava riguardo a imminenti attacchi russi con droni marini Gerbera contro le coste di Italia, Spagna e Francia. L’articolo anche allora era basato su fonti anonime, del Ministero della Difesa della Lituania, un paese che negli ultimi anni alimenta, insieme ad Estonia e Finlandia una fiorente fabbrica di fake news per far salire la tensione, se mai ce ne fosse bisogno. In ventiquattro ore apparve chiaro che le fonti anonime del Ministero della difesa lituano erano false come una banconota da 25 euro, vennero platealmente smentite dai Governi di Italia, Francia e Spagna e quindi, cosa non certo usuale (è assai raro che un’Agenzia di intelligence confermi o smentisca una notizia), dalla stessa CIA.
In Italia lo scoop di Politico.it è stato subito ripreso dai media, anche qui senza alcuna verifica. La bufale del quotidiano spagnolo sono già state metabolizzate dalla macchina della propaganda e la politica, seppur impegnata sulle querelle relative alla legge elettorale, non ha perso occasione di usarla per sostenere l’inevitabile allargamento del conflitto e dunque la sacrosanta giustezza di gettare soldi nel riarmo.
Lo scenario è deprimente.
Giovedì sera alla presentazione del libro sulla sua esperienza in Ucraina del bravo collega fiorentino Alessio Poggioni, ci si interrogava insieme a Dario Nardella su quando la guerra in Ucraina finirà? L’europarlamentare sosteneva che l’UE deve assumere un ruolo di interlocutore anche con la Russia. “E’ assurdo che con Putin parli solo Trump e nessun europeo abbia avuto la voglia di sentire cosa ha da dire, se non altro per capire se fa sul serio o se sta bluffando”. Una considerazione, quella dell’ex sindaco di Firenze, di puro buon senso. L’UE ha in realtà abdicato al suo ruolo. Prima della guerra, non ha garantito, come si era impegnata a fare, gli accordi di Minsk; dopo l’invasione si è arroccata e in breve ha distrutto ogni suo possibile ruolo di mediazione. Abbiamo visto farsi avanti la Turchia, da lontano la Cina e poi il boss di Washington. Nessun leader europeo ha fatto quello che doveva fare: parlare con i due contendenti. Perché se si vuole la pace, o almeno una tregua, si deve parlare, piaccia o no, anche con Putin. Sentire che vuole e cercare di fare sedere lui e Zelensky ad un tavolo. Trattare non vuol dire la resa dell’Ucraina, ma arrivare ad un compromesso accettabile che eviti che aumentino i suoi figli macinati nel tritacarne del fronte.
L’Europa fino ad oggi ha scelto di essere parte del conflitto, alleata anche militare di Zelensky, senza se e senza ma. Non si è lasciata altri spazi e ruoli. Dopo quattro anni e miglia e migliaia di morti si può dire che è una strada senza uscita, perché nessuna persona dotata di buon senso può pensare che la via per chiudere la guerra possa essere la vittoria ucraina sul campo di battaglia, ovviamente la strada non può essere neppure la sua resa.
L’Ue deve ricostruirsi in ruolo di mediazione autorevole per poter parlare con Kiev ma anche con Mosca. Non può più essere ostaggio dei Paesi Baltici (un errore assoluto affidare la politica estera a Kallas) che vorrebbero che domani la Nato entrasse in guerra per regolare conti atavici con la Russia che risalgono ai tempi degli Czar. Per farlo serve coraggio altrimenti i morti continueranno, la crisi economica finirà per strangolarci, generanno tensioni sociali incontrollabili e le forze fasciste e naziste le troveremo nei palazzi del potere della maggioranza dei Paesi dell’Unione. Dalla fine di questa guerra dipende la sopravvivenza stessa dell’Europa.
Al termine della presentazione, Nardella ha detto che Putin, anni fa nei colloqui con Prodi, allora commissario europeo, aveva messo – secondo quanto gli ha detto l’ex Premier – al primo posto dell’agenda l’adesione della Russia all’UE. Non vi è motivo alcuno di dubitare delle parole di Romano Prodi. Quali interessi hanno bloccato quella strada? Cosa sarebbe stata l’UE sullo scacchiere geopolitico con la Russia al suo interno? Chi vedeva uno scenario del genere con assoluto terrore? La storia non si fa con i se. È vero. Ma la politica deve farsi le domande giuste se vuole trovare le risposte giuste.