Il mondo FQ

L’Europa prova a frenare le ibride made in China. Accordo per limitarne le importazioni

Bruxelles e Pechino raggiungono un'intesa di massima per contenere le esportazioni di hybrid e plug-in hybrid. Possibile riduzione di oltre il 50% rispetto alle previsioni di crescita, ma restano da definire le misure
L’Europa prova a frenare le ibride made in China. Accordo per limitarne le importazioni
Icona dei commenti Commenti

L’Unione europea prova a mettere un freno all’avanzata delle auto ibride cinesi. Dopo due giorni di negoziati a Pechino, Bruxelles e il governo cinese hanno raggiunto un’intesa per contenere le esportazioni di vetture ibride e plug-in hybrid verso il mercato europeo. L’annuncio è arrivato dal commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, al termine degli incontri con i rappresentanti del governo cinese.

Nelle intenzioni di Bruxelles, l’accordo dovrebbe consentire di ridurre di oltre il 50% i volumi di esportazione previsti nei prossimi quattro anni. Si tratta, dunque, di limitare una crescita che, senza interventi, potrebbe portare diversi milioni di vetture cinesi sulle strade europee. Secondo Šefčovič, l’intesa permetterebbe di evitare l’ingresso nell’Unione di milioni di automobili rispetto allo scenario di mercato stimato.

Come raggiungere questo risultato, tuttavia, è ancora da stabilire. Per il momento non è stato firmato alcun accordo formale: Bruxelles e Pechino hanno raggiunto un’intesa di principio, senza definire le modalità con cui limitare le esportazioni. La Commissione europea ha valutato l’introduzione di quote alle importazioni e dazi aggiuntivi, ma Šefčovič non ha chiarito se e come queste misure saranno adottate. Prima di procedere servirà inoltre il necessario mandato politico europeo, mentre le eventuali restrizioni dovranno rispettare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Ma perché tali negoziati si sono resi necessari? Dopo l’introduzione dei dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina, i costruttori asiatici hanno trovato nelle motorizzazioni ibride e plug-in una possibilità di espansione meno esposta alle barriere commerciali. Una strategia sostenuta anche dalla domanda europea, dove molti automobilisti continuano a preferire soluzioni che non richiedono di affidarsi esclusivamente alla ricarica elettrica.

Secondo i dati riportati dalla testata Politico, nell’agosto 2026 un’auto venduta su otto nell’Unione europea proveniva dalla Cina, con una crescita trainata soprattutto dalle ibride. Numeri che contribuiscono a spiegare le preoccupazioni dell’industria continentale, già alle prese con costi di produzione elevati, riorganizzazioni industriali e riduzioni degli organici. Francia e Germania avevano chiesto alla Commissione di intervenire con maggiore decisione per contrastare l’aumento delle importazioni.

Il confronto tra Bruxelles e Pechino non si è limitato, tuttavia, al settore automobilistico. La Cina ha accettato di ridurre i dazi su prodotti europei per un valore di 4 miliardi di euro, con un risparmio stimato di 225 milioni per gli esportatori. Sono stati compiuti passi avanti anche sulle autorizzazioni all’esportazione di terre rare e magneti permanenti, materiali essenziali per numerose attività industriali, compresa la produzione di automobili.

A rendere complessi i rapporti contribuisce, nondimeno, uno squilibrio commerciale che continua ad ampliarsi. Nel 2025 il deficit dell’Unione europea nei confronti della Cina ha sfiorato i 360 miliardi di euro, mentre il valore delle esportazioni automobilistiche cinesi verso l’Europa ha raggiunto 15,1 miliardi. Nei primi mesi del 2026 il disavanzo complessivo è cresciuto di un ulteriore 12%.

Per i costruttori cinesi, eventuali restrizioni potrebbero rappresentare un incentivo ad accelerare gli investimenti produttivi direttamente sul territorio europeo. Quelli continentali avrebbero invece la possibilità di beneficiare di una minore pressione delle importazioni, senza che questo risolva i problemi di competitività. Resta da capire anche quali effetti potrebbero esserci sui prezzi e sulle possibilità di scelta dei consumatori.

L’intesa raggiunta a Pechino rappresenta dunque un primo passaggio politico, non ancora un sistema di restrizioni definito. I dettagli saranno oggetto dei prossimi confronti, con una videoconferenza prevista a gennaio e un nuovo incontro a marzo 2027. Per il momento, tuttavia, un nuovo scontro commerciale sembra scongiurato.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione