OpenAI: “ChatGPT usata da account russi e iraniani per creare false notizie e propaganda contro l’Ucraina”
Dopo l’allarme di Claude sulle armi biologiche, i rischi dell’Intelligenza artificiale toccano la propaganda di guerra. ChatGPT è stata usata dalla Russia e dall’Iran per alimentare false notizie contro l’Ucraina. Lo dichiara OpenAI in un post sul suo blog, annunciando di aver bloccato due “operazioni di influenza” provenienti da Mosca e Teheran. Secondo il colosso statunitense guidato Sam Altman, account ChatGPT erano usati per diffondere propaganda attraverso profili di falsi giornalisti (nel caso degli Ayatollah) e gestendo un Think-tank fittizio (nel caso della Federazione). In un caso, si legge nel blog di OpenAI, le fake news hanno contribuito a generare tensioni pubbliche tra Ucraina e Polonia, “indicando un livello di penetrazione superiore a quello di qualsiasi operazione di influenza che abbiamo interrotto negli ultimi due anni”. Gli account sono stati sospesi da OpenAI. L’Ia serviva per redigere rapporti interni (specie nel caso russo) e generare articoli diffusi pubblicamente. Con una novità: non erano pubblicati solo sui social network, ma anche su testate giornalistiche, avvisa OpenAI. Secondo il colosso, i testi di propaganda erano generati anche da altri servizi di Intelligenza artificiale.
Finti giornalisti occidentali al servizio della propaganda iraniana
In almeno un caso, la propaganda iraniana supportata dall’Ia ha colpito Israele, con un articolo pubblicato a firma del finto scrittore statunitense Ervin B. Hoskins, su Beirut Today, reperibile online. Nel pezzo, gli Usa sono dipinti come un mediatore inaffidabile tra il Libano e Tel Aviv. “Abbiamo identificato quasi 100 articoli pubblicati o distribuiti in circa una dozzina di testate online in tutto il mondo”, ha affermato Openai. Sulla piattaforma X di Elon Musk l’account ErvinHoskins risulta sospeso. Gli articoli di propaganda erano pubblicati su “testate di piccole e medie dimensioni, generalmente focalizzate su affari internazionali, geopolitica ed eventi in Medio Oriente”, secondo il gigante tecnologico. Ervin B. Hoskins si presentava come “scrittore freelance americano” su diverse piattaforme, non solo X, ma non era l’unico falso autore della propaganda iraniana. OpenAI cita sette profili di finti “giornalisti”. Tutti si accreditavano vantando provenienza occidentale, pubblicando contenuti tra luglio 2025 e ottobre 2026, soprattutto dopo l’inizio della guerra tra Washington e Teheran. Titoli calibrati come “La guerra in Iran e il crollo della credibilità morale occidentale”, riporta il blog. Oppure l’articolo firmato Hoskins, titolo: “L’illusione del cessate il fuoco di Washington“. Catenaccio: “L’attacco israeliano ai sobborghi meridionali di Beirut mette a nudo il fallimento di una superpotenza”, datato 9 giugno 2026. I falsi account firmavano anche commenti sui social network, generalmente sulla guerra Usa-Iran. OpenAI ha dichiarato di aver indagato sui profili pubblici per identificare la provenienza russa e iraniana degli autori.
Il falso centro studi russo e gli audio fake contro il governo dell’Ecuador per screditare Kiev
La Russia invece avrebbe accreditato un falso “think-tank” (un centro di studio) battezzandolo Social research center (Src). In America Latina, riporta OpenAI, “persone inconsapevoli” sarebbero cadute nell’inganno. Lo scopo dell’operazione era minare la reputazione dell’Ucraina nel continente sudamericano per influenzare la politica locale, “soprattutto in Argentina e Bolivia“. “Le prove disponibili indicano che i dipendenti del Src in America Latina non erano consapevoli di lavorare per un gruppo russo”, ha precisato il colosso dell’Ia. “La maggior parte degli operatori scriveva i prompt in russo; uno li scriveva in spagnolo, ma sembrava comunque trovarsi in Russia”, si legge sul blog. Secondo OpenAI usavano ChatGPT per creare contenuti di propaganda e accreditare il falso think-tank come fonte credibile. Per usare l’Ia usavano Virtual private network (Vpn) tentando di nascondere gli indirizzi Ip, poiché il servizio è inibito alla Russia, ha ricordato il gigante americano.
Oltre al “centro studi”, l’operazione russa creava falsi documenti “trapelati” e finte registrazioni audio, alcuni individuati online. Lo scopo? “Dare credibilità alle loro false notizie”. Ad esempio, “due diversi falsi rivolti all’Ecuador“. Un audio fake “attribuito al console ucraino a Quito con “commenti denigratori sugli ecuadoriani”. Alla diffusione della registrazione sembra aver contribuito il social media cinese, secondo OpenAI: “La nostra indagine su fonti aperte ha individuato un post su TikTok che corrispondeva esattamente a questa descrizione; sembrava aver ricevuto poche interazioni”. Il secondo esempio della propaganda russa in Sudamerica è “un falso video diffuso su X e TikTok con il logo di un vero canale di informazione, secondo cui il governo ecuadoriano” guidato da Dabniel Noboa “stava reclutando giovani uomini per combattere in Ucraina”.
Nei rapporti interni redatti con il supporto di ChatGpt, gli uomini della propaganda russa “dichiaravano di aver diffuso false notizie in tutta l’America Latina per screditare l’Ucraina o i leader locali”. Fake news attribuite “da ricercatori che lavorano su fonti aperte a un’organizzazione russa nota come Politology o La Compania”. Di cosa si tratta? E’ “indicata come erede del Gruppo Wagner e di altre organizzazioni fondate dall’oligarca russo Yevgeniy Prigozhin“, secondo OpenAI. “Gli operatori chiedevano ai nostri modelli di tradurre o spiegare notizie pubbliche su Politology e Wagner, molto più spesso che su qualsiasi altra rete di origine russa”, prosegue il comnunicato sul blog.
OpenAI traccia il suo bilancio per suggerire l’influenza della propaganda: da una scala da 1 (minimo) a 6 (massimo), “collocheremmo l’operazione di origine russa nella Categoria 5. È la prima operazione di Categoria 5 che abbiamo interrotto da quando pubblichiamo i nostri rapporti”. Nel caso dell’Iran, il livello è di “Categoria 4. Entrambe sono riuscite a far pubblicare i propri contenuti, non tutti generati con i nostri modelli, su testate dei media tradizionali, anziché limitarsi a postarli sui social media”.