Nobel Pace a Navi Pillay, la Corte Penale Internazionale: “Premio importante di fronte agli attacchi allo Stato di diritto”. Israele: “Goebbels plaude dall’inferno”
“In un momento di profonde sfide all’ordine giuridico internazionale e lo Stato di diritto, questo riconoscimento assume un significato particolare”. E’ un commento molto politico quello fatto dalla presidente della Corte penale internazionale (Cpi), Tomoko Akane, sull’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, a sua volta ex giudice della Cpi.
La Corte penale internazionale è da mesi sotto pressione da parte degli Stati Uniti, che hanno imposto sanzioni a suoi funzionari in risposta alle iniziative giudiziarie legate anche alla guerra a Gaza: la Corte l’organo giudiziario che il 21 novembre 2024 ha emesso il mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu. Ad agosto Akane è stata sottoposta a misure insieme al vice procuratore della Corte, il magistrato senegalese Abdoulaye Seye. L’amministrazione Trump accusa entrambi di aver contribuito a procedimenti contro esponenti di governi che non riconoscono la giurisdizione dell’istituzione con sede all’Aja. Gli Stati Uniti accusano di essere “corrotta e gravemente politicizzata” e di avere abusato dei propri poteri.
Non a caso è durissimo il commento dello Stato di Israele: “Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”, scrive il ministero degli Esteri di Tel Aviv in una nota. Il riferimento è al ministro della Propaganda del Terzo Reich, maestro della manipolazione di massa, abile nell’utilizzare la radio, il cinema e la stampa per indottrinare il popolo tedesco e promuovere l’antisemitismo. “Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta – si legge ancora -. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente”.
Un “segnale molto forte”, un “riconoscimento, una riaffermazione del fatto che diritti umani, stato di diritto, giustizia e responsabilità sono fondamentali per tutto, pace, sicurezza e prosperità”, l’ha definito Volker Turk, Alto commissario per i diritti umani. “Dire che è meritato, è un eufemismo, soprattutto in un’epoca in cui i diritti umani sono sotto attacco su così tanti fronti, anche da parte di chi detiene enorme potere”, ha affermato, parlando di un Premio che è un riconoscimento “per tutti coloro che nel mondo dedicano la loro vita alla difesa dei diritti umani, spesso rischiando molto per la propria sicurezza”. “Il fatto che il Comitato abbia deciso di assegnare” il Premio a Pillay “è una vittoria collettiva per i diritti umani, ma anche per la ricerca di giustizia e responsabilità in questo mondo”, ha proseguito. Ed è “chiaro che si tratta di un segnale molto forte”, ha rimarcato, parlando di “grande gioia” per il fatto che “a uno di noi è stato assegnato il Nobel”. Pillay è stata Alta commissaria per i Diritti Umani dal 2008 al 2014.
“Un riconoscimento davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni“, ha scritto sui social il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. “Il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto. L’Ue sostiene con fermezza questi valori”, aggiunge Costa.
“Congratulazioni a Pillay! Nel conferirle il Premio Nobel per la Pace, il comitato ha dichiarato: ‘Un sistema giuridico internazionale in cui i criminali di guerra vengono chiamati a rispondere delle proprie azioni e le vittime di abusi vedono resa giustizia è una precondizione per un mondo pacifico’. Che questa giustizia abbia inizio in Palestina“, ha scritto su X Francesca Albanese.