Nobel per la pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay: ha accusato formalmente Israele di commettere un genocidio a Gaza
La giurista Navanethem ‘Navi’ Pillay ha vinto il Premio Nobel per la Pace. Nata il 23 settembre 1941, ha ricoperto la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 2008 al 2014. Sudafricana di origini indiane tamil, è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l’Alta Corte del Sudafrica. Ha inoltre prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Nell’aprile 2015, Pillay è diventata il sedicesimo commissario della Commissione internazionale contro la pena di morte.
Pillay è stata a capo della Commissione Internazionale Indipendente dell’Onu che il 16 settembre 2025 ha pubblicato un rapporto nel quale conclude che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso “quattro dei cinque atti genocidi” definiti dalla Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Tra questi, “uccidere membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo”.
“La Commissione – si legge nel report – conclude che il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant hanno incitato alla commissione di un genocidio e che le autorità israeliane non hanno intrapreso azioni per punirli”. “La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza. Quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità”, dichiarò Pillay.
Il premio è stato assegnato a Pillay, è la motivazione fornita dal Comitato del Nobel, per “il suo lavoro per promuovere pace e diritto internazionale“. “In un’epoca segnata da sfide esistenziali, tra cui un numero di guerre e conflitti che il mondo non vedeva da molto tempo, il diritto internazionale non è più solo un complemento alla pace e alla sicurezza, è una necessità assoluta – afferma la motivazione -. Il sistema di diritto internazionale è sottoposto a una pressione enorme e le sue istituzioni sono sotto attacco. Assistiamo a uno spostamento verso la politica di potenza a spese del quadro giuridico e del rispetto globale per diritto e giustizia. Ogni volta che la forza prevale sul diritto, vengono intaccate stabilità, fiducia e convivenza pacifica”. Il Comitato “vuole ricordare al mondo che lo stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, è alla base del sistema che abbiamo istituito per garantire pace e risolvere conflitti in modo non violento. La pace richiede giustizia”.
Il Comitato del Nobel, ha fatto sapere il presidente Jorgen Watne Frydnes, non riesce a contattare Pillay: “Se vede un numero norvegese, per favore risponda”. Ma la sua reazione è stata colta dalla segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard a Norimberga e pubblicata sul X: “Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump“, ha detto scherzando Pillay. Lo scorso anno la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado vinse il Premio Nobel per la Pace e consegnò al presidente degli Stati Uniti la sua medaglia poco dopo che gli Stati Uniti avevano estromesso l’allora presidente Nicolás Maduro. Si trattò di un gesto in gran parte simbolico: il Comitato per il Nobel ha infatti dichiarato che l’onorificenza in sé non è trasferibile.