Israele va al voto in un clima molto teso: pesano le diverse rivelazioni sul 7 ottobre
di Roberto Iannuzzi *
A tre anni dall’attacco del 7 ottobre 2023, mentre la regione mediorientale è avvolta da conflitti che rischiano di estendersi ulteriormente, Israele si avvia verso elezioni cruciali in un clima estremamente teso.
La crisi economica aggravata da una mobilitazione militare permanente, la collera diffusa per l’esenzione degli ultraortodossi dal servizio militare, le violenze dei coloni in Cisgiordania, lo scontro fra governo e magistratura, compongono una miscela esplosiva potenzialmente in grado di affossare il paese.
Gran parte della campagna elettorale ruota attorno alla polemica su cosa accadde realmente il 7 ottobre. Accuse reciproche vengono scambiate fra gli apparati di sicurezza e il governo riguardo alle responsabilità per la reazione tardiva e scomposta all’attacco di Hamas e delle altre fazioni palestinesi.
In questo quadro, hanno avuto un impatto dirompente le rivelazioni apparse su giornali israeliani ed americani, secondo cui Emirati Arabi Uniti (EAU) ed Egitto avrebbero preavvertito il premier Benjamin Netanyahu su una possibile minaccia proveniente da Gaza nei giorni precedenti l’attacco. Tali avvertimenti si sommano a un insieme già cospicuo di indizi che erano in possesso dei vertici israeliani nelle settimane e nei mesi che precedettero il 7 ottobre, mettendo così in discussione la narrazione dell’attacco “inaspettato”.
Già nel novembre 2023 il New York Times aveva rivelato che un documento classificato chiamato “Mura di Gerico”, il quale descriveva in ogni dettaglio il piano di attacco che Hamas avrebbe implementato, era in possesso dei servizi di sicurezza israeliani almeno un anno prima del 7 ottobre.
Secondo successive rivelazioni della stampa israeliana, tale documento era noto allo stesso Netanyahu almeno dal 2018. Rapporti di intelligence e osservazioni delle soldatesse negli avamposti attorno alla Striscia di Gaza avevano poi indicato un intensificarsi delle esercitazioni militari di Hamas nei mesi precedenti l’attacco.
Secondo quanto riferito nelle scorse settimane dal quotidiano israeliano Haaretz, una decina di giorni prima del 7 ottobre fu il leader degli Eau Mohammed bin Zayed ad avvertire personalmente Netanyahu della possibilità di un’aggressione da parte di Hamas. Bin Zayed era stato a sua volta avvisato da Sufian Abu Zaida, un ex ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) che aveva svolto un ruolo di mediazione fra il leader di Hamas Yahya Sinwar e i vertici israeliani.
Secondo il racconto dello stesso Abu Zaida, Sinwar stava negoziando con Israele da più di un anno la liberazione dei palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane e un allentamento dell’assedio di Gaza.
Frustrato dall’assenza di risultati, Sinwar aveva minacciato un “zilzal” – ovvero un terremoto – se gli israeliani avessero perseverato nella loro intransigenza. Abu Zaida era stato incaricato da Sinwar di recapitare il messaggio allo Shin Bet, il servizio segreto interno di Israele.
Temendo un attacco da parte di Hamas, Abu Zaida aveva contattato anche il presidente emiratino attraverso Mohammed Dahlan, ex responsabile delle forze di sicurezza dell’Anp attualmente residente negli Eau. Bin Zayed aveva a sua volta telefonato personalmente al premier israeliano, ma né quest’ultimo né lo Shin Bet (contattato anche dall’intelligence emiratina) avevano apparentemente preso sul serio gli avvertimenti.
Netanyahu ha smentito questa versione dei fatti. Tuttavia, imbarazzato dalle rivelazioni di stampa, si è recato di persona negli Eau per incontrare il presidente emiratino e convincerlo a smentire a sua volta le notizie trapelate. Dopo aver inizialmente negato di trovarsi negli Emirati, bin Zayed ha infine accettato di incontrare il leader israeliano ma ad oggi non ha pronunciato alcuna smentita.
Nel frattempo, il Wall Street Journal ha riferito che anche il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel aveva chiamato Netanyahu alcuni giorni prima dell’attacco di Hamas per avvertirlo della minaccia. La telefonata aveva seguito due precedenti avvertimenti egiziani, il secondo dei quali era stato recapitato direttamente da Kamel. Egli era volato in Israele dove si era incontrato con alti responsabili israeliani, probabilmente esponenti dell’intelligence.
Il fatto che tutte le rivelazioni fin qui citate siano emerse nel corso di una campagna elettorale durissima in Israele porta a non escludere che esse facciano parte di uno scontro politico volto a screditare Netanyahu. Ma l’assenza di smentite da parte degli Emirati e dell’Egitto, e la testimonianza diretta di Abu Zaida, fanno supporre che il quadro descritto sia sostanzialmente veritiero.
Assieme alle passate rivelazioni sul documento “Mura di Gerico” e sui numerosi segnali di allarme registrati da alcuni apparati di sicurezza israeliani, questo quadro scredita la narrazione ufficiale secondo cui l’attacco di Hamas avrebbe colto di sorpresa i vertici di Israele.
Per fare chiarezza sui fatti del 7 ottobre, una commissione d’inchiesta statale, ovvero nominata dalla magistratura e indipendente dal governo, è stata chiesta a gran voce in Israele. Ma Netanyahu si è sempre opposto, proponendo invece una commissione nominata direttamente dall’esecutivo, in particolare da esponenti occupavano posizioni di responsabilità quando ebbero luogo i fatti del 7 ottobre.
Un’iniziativa che, secondo le numerose voci critiche in Israele, è viziata da un palese conflitto di interessi e destinata a non far emergere la verità.
*Autore del libro “Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana” (2024).
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