Banche armate: perché saremo a Cagliari per un sit-in contro Poste Italiane
di Carlo Bellisai*
La ormai storica campagna di pressione alle banche armate, lanciata per la prima volta nel 2001 dalle riviste “Nigrizia”, “Mosaico di pace”, “Missione oggi”, ritorna oggi ad essere pienamente attuale, in tempi di riarmo mondiale. Nel 2026 le stesse riviste missionarie hanno rilanciato la campagna, associandola a quella sulle banche complici del genocidio in Palestina.
Le banche e la finanza restano al centro degli scambi commerciali a livello globale e, di conseguenza, anche delle transazioni che riguardano le armi. Questo potrebbe non dare fastidio a chi ritiene che quello degli armamenti sia un settore produttivo come tanti altri, magari anche economicamente trainante. Ma può dare assai fastidio, se non repulsione, a chi pensa che la guerra sia sempre un’inutile strage e che esistano mille altri modi creativi e pacifici per affrontare i conflitti, senza infliggere sofferenza e morte ai propri simili. I primi restano comodamente ancorati ai vecchi detti dell’antica Roma, homo homini lupus e si vis pacem para bellum e, se messi in discussione, si trincerano dietro il vecchio motivetto sbarazzino: se non lo facciamo noi lo faranno altri. I secondi sanno che l’incertezza e le dinamiche umane muovono la Storia e che spesso i mezzi pacifici ottengono migliori risultati, ma soprattutto credono che ogni persona abbia responsabilità davanti alle tragedie umane e che la debba esercitare con le proprie scelte.
La logica del riarmo ha bisogno di un consenso passivo, acritico, menefreghista, per poter stare in piedi. Il miglior modo per contrastarla è quella della responsabilità e delle scelte, a cominciare dal consumo critico: perché comprare quel pacco di pasta o quella frutta da un’azienda collusa con la produzione di armi, col genocidio, o prodotta in violazione dei diritti dei lavoratori? Posso comprare un’altra marca più pulita. Esistono manuali e oggi perfino applicazioni sui cellulari che aiutano ad esercitare un consumo responsabile.
In questa cornice va visto anche il rapporto del correntista con la banca in cui tiene il proprio conto. Esaminando solo le banche italiane, Intesa San Paolo, Unicredit e BNL sono quelle con maggiori movimentazioni nel settore delle armi e dei dispositivi militari, così come quelle con rapporti con aziende militari israeliane e quindi banche complici. Ma non sempre fare pressione sugli istituti di credito più fortemente implicati può essere la scelta migliore.
In Sardegna, isola emblema della militarizzazione, c’è anche sempre tanto fermento per la difesa del proprio territorio, della salute e per quella dei diritti. Proprio da Cagliari infatti arriva una chiamata al disarmo, con un sit-in il 12 0ttobre dalle 10, davanti alla sede storica cagliaritana di Poste Italiane, in piazza del Carmine. Il Comitato Sardo Campagna Banche Armate, in collaborazione con Ultima Generazione, molto attiva su questo tema, e con BDS – Italia (associazione che chiede il boicottaggio delle industrie e dei prodotti israeliani, collusi col genocidio) ha scelto di rivolgersi a Poste Italiane, ovvero ad una partecipata statale, legata fra l’altro a Cassa Depositi e Prestiti.
Secondo gli attivisti del comitato, la scelta è giusta perché Poste Italiane è un simbolo anche di servizio pubblico e, per quanto con transazioni inferiori al milione di euro, è inserita nell’elenco delle banche armate e in crescita nei dati del 2025. Inoltre Poste fa parte della Fondazione e del Progetto Med-Or, istituito nel 2021 dalla principale industria bellica italiana, Leonardo SpA e presieduta dall’ex ministro Marco Minniti. Lo scopo della fondazione è sulla carta quello di promuovere la ricerca, la formazione e gli scambi culturali fra i paesi del Mediterraneo e del medio e lontano oriente. Ma sotto la cortina fumogena di tali generici presupposti, si cela una rete di interessi legati agli armamenti e alle tecnologie di controllo sociale. D’altronde la stessa Leonardo fornisce materiale militare ad Israele, come cannoni navali e componenti tecnologici per sistemi radar e d’intercettamento. La partecipazione di Poste Italiane, insieme a Cassa Depositi e Prestiti, alla Med-Or viene contestata dalla Campagna, in quanto le aziende partecipate statali dovrebbero assumere un profilo di servizio alla collettività e di rispetto dei valori costituzionali, come il sempre più calpestato articolo 11 sul ripudio della guerra.
L’iniziativa delle organizzazioni della società civile, potrà essere partecipata anche a distanza. Sarà possibile infatti spedire una lettera personale a Poste e una mail già predisposta, perché le persone si sentano incluse e vogliano far sentire la propria voce. In tempi di intelligenza artificiale, oggi più che mai, l’animale umana intelligenza, la sensibilità e la responsabilità di ciascuna persona può essere ancora importante.
*attivista del Movimento Nonviolento, insegnante, scrittore