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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 14:28

Prato, sospeso per quattro mesi l’agente che ha sparato contro un detenuto al pronto soccorso. E’ accusato di falso

Il Gip ha disposto la misura di interruzione dal servizio per 4 mesi per l'agente della Penitenziaria che ad agosto sparò tre colpi: avrebbe prodotto documenti falsi per alterare la realtà e favorire la sua posizione
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E’ stato sospeso per quattro mesi l’agente di polizia penitenziaria che il 16 agosto scorso ha sparato a un detenuto marocchino di 22 anni mentre cercava di fuggire dal pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano. Il giovane era stato fermato poche ore prima con l’accusa di aver cercato di lanciare stupefacenti – 600 grammi di hashish e due telefoni con cinque lanci in plichi della forma di palline da tennis – all’interno del carcere della Dogaia di Prato. Dopo l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di droga e resistenza a pubblico ufficiale, il 22enne aveva riportato un lieve trauma cranico e per questo era stato portato in pronto soccorso.

Il gip di Prato, su richiesta della procura, ha motivato la misura nei confronti dell’agente di custodia per il pericolo di reiterazione “di analoghi comportamenti criminosi”. Secondo l’accusa, il falso sarebbe stato commesso “al fine di guadagnarsi l’impunità per il reato di tentato omicidio”. Il procuratore, in una nota, ha spiegato che “la prima condotta di falso oggetto del provvedimento è costituita dall’aver indotto in errore il medico in servizio presso il pronto soccorso al quale l’indagato si era rivolto, affermando di essere stato aggredito da un detenuto che aveva esploso un estintore e di aver avuto una colluttazione con quest’ultimo, inducendo il medico ad attestare il falso nel referto, in modo da far risultare che aveva riportato una lesione al torace e al polso nella fase dell’aggressione con estintore, sebbene dagli elementi raccolti sia risultato che l’agente non abbia preso parte alla colluttazione relativa all’estintore, che ha preceduto la fuga nella vicina camera calda del pronto soccorso”, ha scritto il procuratore Luca Tescaroli.

Il giorno successivo agli spari, l’agente avrebbe dichiarato il falso nella relazione di servizio, dove sosteneva di aver sparato due colpi in aria per paura che il detenuto avesse rubato il caricatore della pistola a un collega. Aveva inoltre affermato di aver mirato in direzione opposta rispetto al cittadino marocchino rimasto poi ferito. Le immagini acquisite, secondo il gip, smentiscono la versione dell’agente, che sarebbe stata usata solo per evitare la condanna per aver sparato al detenuto. Il giudice ha accolto la tesi della procura: il poliziotto avrebbe scoperto della perdita del caricatore solo in un secondo momento, e l’avrebbe usata come scusa per giustificare gli spari contro l’uomo. Per Tescaroli sussiste “il pericolo di reiterazione di analoghi comportamenti criminosi” dato che le dichiarazioni false sono state rese subito dopo il fatto per alterare la realtà, giustificare solo in un secondo momento l’uso dell’arma e favorire l’indagato.

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