La scritta “Predappio Tricolore” sulle maglie dei bambini, lo sponsor è il negozio di gadget fascisti: un padre ritira il figlio dalla squadra di calcio
Casacche ai bimbi della formazione Pulcini con la scritta al centro ‘Predappio Tricolore’. È accaduto appunto a Predappio, paese natale di Benito Mussolini sulla collina forlivese che ancora oggi è meta di pellegrinaggi e cortei di nostalgici, anche per la presenza della tomba di Mussolini, con negozi di souvenir a tema anni ’20, dai busti alle t-shirt e tanto altro. Il casus belli nasce dal fatto che proprio uno di questi negozi – il cui nome è proprio “Predappio Tricolore” – sia diventato sponsor della squadra di calcio dei Pulcini dello Sporting Predappio, imprimendo – dopo un confronto tra genitori e società sportiva – sulle t-shirt viola il proprio nome.
Tutti pare fossero d’accordo, tranne una famiglia. Il padre di un bambino si è mostrato infastidito per l’evidente richiamo al Ventennio, tanto da ritirare il figlio dalla squadra. Il genitore infatti aveva chiesto la sostituzione della parola “Tricolore”, con “souvenir”, visto che si tratta di un negozio di souvenir. Sul tema è intervenuto il sindaco Canali, parlando con l’Ansa: “Direi per fortuna che c’è qualcuno che si impegna per i bambini…”. Sul logo e la dicitura ‘Predappio Tricolore’, dice il sindaco, “erano tutti d’accordo mi pare… ma è giusto che decidano i genitori. L’attività fa quello” del resto, “se vogliamo sottilizzare su quello che vendono… ma sulle magliette… Se avessero fatto piadine si sarebbero chiamati ‘Piadine'”. Il negozio in questione si trova proprio a Predappio – in viale Matteotti – e ha anche un sito ufficiale dove poter ordinare abbigliamenti, gadget, souvenir di qualsiasi genere a tema fascista. Motivo per cui una delle famiglie ha sollevato una polemica diventata ormai di natura nazionale.
“È una bolla di sapone, noi siamo lontani dall’esaltazione di certi valori“, ha dichiarato Gianni Flamigni, ex calciatore, oggi responsabile del settore giovanile dello Sporting Predappio. “Con queste magliette – spiega – abbiamo giocato tutto l’anno scorso, abbiamo girato tutta la Romagna senza che nessuno si sentisse offeso. Ora la presa di posizione di un genitore, che si sente urtato dal logo e che per questo ha deciso di ritirare il figlio dai Pulcini. Cosa che ci dispiace moltissimo”.
Flamigni, che oggi è un consigliere comunale e nel 2019 sfidò come candidato sindaco – appoggiato dal Pd – l’attuale primo cittadino Roberto Canali, di centrodestra, sottolinea che per i suoi valori, il suo credo, comunque pensa che la società sia “dalla parte del giusto”. La maglietta è viola – sottolinea – non ha nessun disegno o richiamo esplicito. Il nome è quello del negozio“. Lo Sporting Predappio, società dietro la quale c’è una cordata di appassionati, è di fatto il progetto di rinascita della fallita Ac Predappio. Una genesi nella quale non è stato semplice trovare sponsor locali, scottati dalla gestione precedente. Così, quando a sostenere i Pulcini – offrendosi di pagare le divise di gara – si è fatto avanti il negozio di gadget nostalgici, si è deciso di sostenere un’attività locale, passando per il consenso dei genitori.
“Siamo una comunità, dobbiamo vivere insieme, questa azienda pensava di fare un’opera di bene – sottolinea Flamigni – Non possiamo essere messi in discussione perché abbiamo accettato questo negozio come sponsor, un’attività che comunque ha scelto di credere in un progetto”. Il responsabile del settore giovanile ha proseguito: “Abbiamo, come società, epurato le magliette di qualunque presupposto che riportasse a una idea di esaltazione del fascismo – continua -. La società ha pensato di utilizzare queste magliette, ha chiesto anche a tutti i genitori. Pensiamo di essere dalla parte del giusto. Abbiamo cercato col genitore di venirci incontro. Perdere un bambino è una sconfitta. A Predappio fare sport è quasi eroico. Siamo lontani dall’esaltazione di certi valori, ribadisce. “Non pensavamo di avere questa risonanza, ora vediamo se usare queste magliette o no, faremo un nuovo sondaggio coi genitori“.