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Fabio Fazio, una domanda a Salis sulla cultura

E’ facile fare i riformisti così, vituperare il regimetto di Giorgia Meloni e poi lottizzare insieme a Sangiuliano o Giuli
Fabio Fazio, una domanda a Salis sulla cultura
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S’allarga giusto il Campo dei dubbi, giorno dopo giorno: Primarie sì o no, Conte-Schlein sì o no, Renzi sì o no, armi all’Ucraina sì o no, Calabresi a Milano… più ‘ni’ che ‘so’! Che noia questo Campolargo che non è ancora nato: dovrebbe ripartire da zero, addirittura dal pre-politico, dai grandi temi come ecologia e cultura, tanto rimossi nel dibattito attuale perché fa comodo accapigliarsi sulle scelte tattiche del momento invece di guardare in faccia la realtà. Così ci si limita al piccolo cabotaggio delle risposte politiche improvvisate, anche sulle stesse più cogenti questioni sociali, che la de-predazione dei beni comuni compiuta dall’ordo-liberismo ha reso drammatiche, e che discendono appunto in primis dalla visione del mondo di cui si è consapevoli.

E se, per esempio, l’emergenza epocale dovuta al global warning è tutto sommato evidente a tutti, si fa fatica a prendere coscienza della profonda crisi culturale, nonostante i mille segnali, per esempio il disagio diffuso tra le nuove generazioni piuttosto che il consenso alle pulsioni identitarie radicali riemerse a destra. A questo proposito viene il sospetto che si vogliano celare le gravi responsabilità storiche di un’intera classe dirigente di area democratica, da decenni alla guida delle più importanti istituzioni pubbliche, e di una radicata borghesia intellettuale di contorno, che in fondo hanno preparato il terreno su cui la stessa destra ha potuto costruire la sua contro-egemonia, più ‘ridicola’ che altro.

Immaginate mai se qualcuno avesse il coraggio di dire apertamente che l’ora della ‘diserzione’, sulla cultura, sarebbe giunta da tempo. L’arruolamento, più volontario che forzato peraltro, nell’esercito al servizio del Dio Mercato, ha prodotto i disastri delle privatizzazioni striscianti dei luoghi dell’arte e delle arti, evidenti come non mai a chi abita le capitali dell’ ‘hyper-polis’ come Milano, con il vuoto della religione del marketing spacciata per contenuto creativo. Per non dire, poi, dei criteri di selezione dei tanti ‘nominati’ dalla sinistra nelle istituzioni culturali, oltre tutto spesso con finti regolari concorsi. Non l’hanno inventato certo i Fratelli d’Italia l’amichettismo, e neppure il premio di fedeltà a questo o quel capetto di partito.

Per citare un solo ultimo esempio, Silvia Salis ha appena nominato Presidente del Teatro Nazionale di Genova l’ex ministro della Difesa Pd Roberta Pinotti, alla quale peraltro era stata affidata, nel ’25, dal tentacolare Crosetto, una neonata Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea a La Spezia, presso il Centro di Supporto e Sperimentazione della Marina Militare. Già: non è che si possono ripulire i vecchi ‘siluri’ della X MAS, bisognerà pure costruirne di nuovi per il Comando Subacquei ed Incursori…

L’ammirevole e ammirata Sindaco-aspirante-Premier di Genova avrà pensato di poter così un giorno tagliare il nastro al primo spettacolo sottomarino, chissà. Intanto ha lasciato che il teatro restasse pure saldamente nelle mani di un regista molto amato dall’ex ministro Franceschini – riconfermato con i voti anche del centrodestra – come David Livermore, uno che passa agilmente da ‘Fantozzi. Una tragedia’ all’‘Elettra’ di Eugene O’Neill, con scenografie imponenti. Ma è solo un piccolo caso, certo particolarmente significativo oggi, e siamo sicuri che i bravi autori di Fabio Fazio ci prepareranno un’educata domanda da rivolgere a Salis, attesa ad una prossima comparsata televisiva su La Nove.

E’ facile fare i riformisti così, vituperare il regimetto di Giorgia Meloni e poi lottizzare insieme a Sangiuliano o Giuli; perculare il Generale del Futuro Nazionale, e poi mescolare la Marina al teatro. Altro che la litania dei Sì e dei No, qui siamo proprio alle basi etiche da recuperare.

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