Il mondo FQ

Rothko a Firenze: record di selfie e visitatori, ma i poveri restano fuori

La riduzione a successo commerciale e di marketing di una mostra, relativa a un artista ‘fuori dal mondo’, ci racconta bene dello stato in cui versano le nostre istituzioni culturali
Rothko a Firenze: record di selfie e visitatori, ma i poveri restano fuori
Icona dei commenti Commenti

L’estate torrida e sempre troppo nera ci consegna anche qualche piccola significativa nota dalle cronache bianche – pure di cultura, sì, e non mettete subito la mano alla pistola! Si è chiusa a fine agosto la mostra d’arte ‘Rothko a Firenze’ della Fondazione Palazzo Strozzi e prontamente è stato esaltato il numero record di 301mila e 730 visitatori, ai quali vanno aggiunte le 96mila e 665 presenze nel Museo di San Marco, per l’interazione i capolavori del Beato Angelico. Se n’è vantato ancora l’indotto turistico, come recita un comunicato ufficiale: “Al 60 per cento si è trattato di italiani e stranieri non residenti nell’area metropolitana di Firenze che hanno raggiunto la città appositamente per visitare la mostra, in giornata o con soggiorni prolungati”. Auto-elogi persino per la ricaduta di ‘visibilità anche online’: ‘oltre 6 milioni e 100mila persone sono state raggiunte dai contenuti pubblicati sui canali social della Fondazione (Facebook, Instagram, TikTok e LinkedIn), con più di 470mila interazioni tra like, commenti e condivisioni’.

Per non dire delle citazioni indirette dei visitatori di tutto il mondo. I malcapitati nei giorni di punta facevano fatica a evitare l’ingorgo visivo tra gli squarci delle grandi tele a colori sovrapposti – lavati con acqua dall’artista celebre per gli intensi ‘non-paesaggi’ – e le gag involontarie dei più tenaci ‘selficienti’, che occupavano lo spazio davanti per riprendersi o farsi immortalare da un amica/o o persino dalla mamma. Davanti all’enorme e inquietante pannello di declinazioni di rosso della penultima stanza ho visto una giovane orientale ripetere il rito decine di volte, alla ricerca delle immagini migliori.

Delle oltre 70 tele in mostra, soltanto una – chissà perché – era difesa dal divieto di riproduzione e protetta da solerti commessi. Certo Rothko, che ha voluto come scomparire nei suoi ‘last-scape’ (=‘paesaggio terminale’) di nero su grigio, suicidandosi in studio nel febbraio del 1970, non poteva neanche immaginare che le sue tele sarebbero state così iper-valutate e, peggio ancora, instagrammate o ridotte a far da tit-tok-chevole sfondo al sorriso ebete di qualche ego-maniaco digitale.

Il paradosso era ben riassunto da una citazione scelta dai curatori di Palazzo Strozzi per una grande didascalia da cui s’evinceva che Rothko si era ispirato al Michelangelo della Biblioteca Medicea Laurenziana (dove c’era al terza sede della mostra fiorentina, la meno visitata) per la sua celebre Cappella inter-religiosa a Houston, volendo imprigionare letteralmente lo sguardo del pubblico, senza via di scampo, come appunto in una dimensione chiusa, nel mistero della fine e forse del nulla.

La riduzione a successo commerciale e di marketing di un evento pubblico relativo a un artista tanto radicalmente ‘fuori dal mondo’, ci racconta bene dello stato attuale profondamente ambiguo in cui versano le nostre istituzioni culturali, e non certo solo per i disastri causati dal governo Meloni. Palazzo Strozzi è di fatto una sorta di ibrido ‘democratico di sinistra’ quanto mai altri, gli enti pubblici sono determinanti ma comandano i fantomatici privati (alla guida della prestigiosa fondazione fiorentina siede non a caso un ex amministratore delegato della Lega Calcio e prima ancora di Rai-Com, considerato vicino a Renzi). Va bene che porti ancor più benessere all’iper-turismo fiorentino ma andrebbe meglio se fosse gestita in modo più coerente ai progetti e, per esempio, se vantasse di aver allargato la fruizione al pubblico che non può avere accesso alla cultura.

E’ vero, stando ai dati ufficiali, la povertà assoluta in Toscana è sotto la soglia della media nazionale, ma riguarda pur sempre un 5% della popolazione – l’opposto speculare dell’0,05 che si faceva i selfie da Rothko. Soltanto a Firenze ci sono circa 5mila minori che vivono in aree ‘a disagio socioeconomico urbano’, dove la povertà relativa supera il 28%: forse non hanno bisogno soltanto di mangiare pane. Ora, avvicinandosi purtroppo velocemente il tempo di un nuovo programma di governo, la sinistra dovrebbe ripensare da zero l’approccio alla cultura pubblica: anche quest’ultimo piccolo caso Rothko, come già avevamo sottolineato a proposito del teatro, ci dice quanto sia urgente sciogliere ogni ambiguità commerciale, riscoprire la funzione sociale e persino tutelare gli spazi delle emozioni artistiche da ogni genere d’invadenza, dalle lottizzazioni politiche o amichettistiche e forse anche dalle celle telefoniche.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione