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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 8:33

Quattro giovanissimi indagati per la fabbricazione di molotov: perquisizioni e sequestri a Pesaro, Rimini e Bologna

Sequestrati dispositivi elettronici e materiale cartaceo: gli investigatori verificano eventuali legami con collettivi studenteschi e ambienti antagonisti e il possibile collegamento con future azioni dimostrative.
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Preparavano molotov e per questo quattro giovanissimi sono indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Pesaro per la fabbricazione di bottiglie incendiarie e il loro successivo utilizzo per testarne la capacità offensiva. I ragazzini, residenti nelle province di Pesaro e Urbino, Rimini e Bologna, sono stati perquisiti dai Carabinieri. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe realizzato, intorno a febbraio 2026, diverse bottiglie incendiarie del tipo molotov. La loro potenzialità offensiva sarebbe stata successivamente verificata in un capannone industriale abbandonato a Pesaro, dove si sarebbero verificati diversi episodi di combustione e deflagrazione.

L’indagine, come comunica l’Arma. è nata dal “monitoraggio del territorio”, e dei siti ritenuti di interesse investigativo e ai profili social collegati. Gli approfondimenti avrebbero consentito di individuare i quattro giovani e di ricostruire, almeno secondo l’ipotesi investigativa, le fasi di realizzazione e sperimentazione degli ordigni incendiari. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati tablet, computer e smartphone ritenuti nella disponibilità degli indagati. I dispositivi saranno ora sottoposti ad analisi forensi, che potrebbero fornire ulteriori elementi sulle comunicazioni, sulle attività svolte e sull’eventuale presenza di altro materiale collegato ai fatti contestati. È stato inoltre trovato materiale cartaceo contenente, tra gli altri elementi, riferimenti alla realizzazione e all’utilizzo di manufatti incendiari.

Un ulteriore profilo dell’inchiesta riguarda i presunti rapporti dei quattro con alcuni ambienti politici e associativi locali. “Dagli accertamenti sin qui condotti”, precisano i Carabinieri, gli indagati sarebbero vicini a collettivi locali composti da studenti e a soggetti riconducibili ad ambienti antagonisti. Proprio su questo aspetto si concentrano ora ulteriori verifiche. Gli investigatori stanno cercando di stabilire quale significato attribuire alla fabbricazione delle molotov e alla loro sperimentazione nel capannone. L’ipotesi, ancora al vaglio, è che si sia trattato di un atto preparatorio finalizzato a ottenere credibilità all’interno degli ambienti antagonisti oppure che l’attività possa essere collegata alla preparazione di future azioni dimostrative nell’ambito di una strategia più ampia. Le analisi dei dispositivi elettronici e gli ulteriori accertamenti disposti dalla Procura dovranno chiarire sia l’effettiva dinamica dei fatti sia le finalità che avrebbero accompagnato la realizzazione e la sperimentazione delle bottiglie incendiarie

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