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Beato quel Paese che non ha bisogno di mance! Il ‘bonus bullus’ è l’abisso del disonore

L'abolizione del bollo auto per il 2027 è un regalo avvelenato, concesso dal governicchio Meloni, ma in conto alle Regioni, di cui calpestano l’autonomia
Beato quel Paese che non ha bisogno di mance! Il ‘bonus bullus’ è l’abisso del disonore
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Beato quel Paese miserabile che, boccheggiante di bava, raccoglie il torsolo della mela, spolpata dal governo Meloni con condoni edilizi, concordati fiscali, flat-tax a pro dell’immediato godimento di evasori scafati. La benigna elargizione dell’abolizione del bollo d’auto e moto, di bassa e media cilindrata della Marchesa Giorgia Meloni, è l’abisso del disonore in cui il governo continua a sprofondare tutta la «Nazione». La chiamano «mancia elettorale», o, più neutrale, «regalo Meloni», senza accorgersi dell’anacronismo contraddittorio. Mancia o regalo sono un presente a qualcuno per gratitudine o un atto (dono) per affetto, amicizia, amore. Chi li fa, paga di tasca propria, non con quelle degli altri.

Visto che va di modo il latinorum all’incirca, preferisco chiamarlo «bonus bullus» perché è il gesto di un governo che si compiace di stupire e sorprendere con gesti che vogliono essere geniali, mentre sono solo «gesti da bulli». La Marchesa Meloni Giorgia è così bulla, ma terrorizzata da avere paura delle domande e permette «solo 4 domande» alla conferenza stampa con i giornalisti (al meglio, non fa proprio conferenze per anni, impedendo ai giornalisti di essere scomodi). Per la Cabala, la paura fa «90» e Meloni deve stare attenta; anche per i Bulli/Bulle viene il giorno del «tutti nodi vengono al pettine». I-ne-so-ra-bil-men-te.

L’abrogazione del «Bullus vehiculi automotorii» varrà solo per il 2027, anno delle elezioni (!!!), non «per sempre», ma la «Marchesa del Bullus» promette (come per le accise?) che lo sarà. Con Salvini che annega, con Taiani superato da Vannacci, con Meloni dal bilancio fallimentare, tutti stanno appesi ai sotterfugi elettorali più convenienti: la chiamano politica. Il regalo è avvelenato, concesso dal governicchio, ma in conto alle Regioni, di cui calpestano l’autonomia (non erano i paladini di quella «differenziata»!) e a cui sottraggono l’entrata più consistente. C’è odore di incostituzionalità, per buon peso.

Lei è Giorgia e «non c’è altra Giorgia all’infuori di lei» e, contro ogni educazione istituzionale, sbatte in faccia il «Bullus», a tempo, godendosi gli imbecilli plaudenti perché pagheranno loro i 2 miliardi e 363 milioni di euro di copertura. La verità lampante: la Marchesa Meloni ha messo le mani nelle tasche dei cittadini. In 4 anni non ha fatto una riforma né ha preso un provvedimento «pro populo», ma solo accorgimenti: come la buon’anima di Andreotti, «ha tirato a campare per non tirare le cuoia».

Dopo la «trampata» presa dal «Bullo di riferimento» di Washington, si aggira moscia, esclusa dai salotti che contano, rimpiangendo lo svanito castello dei sogni infranti: passare alla Storia come pontiera atlantica. Ora sta soletta sulle rive del fiume Potomac ad aspettare i cadaveri dei nemici che non arrivano perché non esistono. Gira quell’Europa, che doveva rivoltare, ma la lascia peggio di prima, aggrovigliata e inutile a tutti e più nazista. Cincischia su «Guerra e mai Pace» Ucraina-Russia: invia armi e munizioni senza «sine die», senza risultati: l’Ucraina è a un passo dalla disfatta nonostante la Meloni è «sempre al suo fianco». Il suo governo è metà con Putin e l’altra metà è persa nella Foresta Nera. Ha disdegnato il petrolio e il gas russi a prezzi convenienti e più vicini per comprarli a prezzi quadruplicati dal «Bullo di natura», che l’ha costretta, dopo averla svenata, pur di scodinzolare dal Campidoglio alla Cassa Bianca. Lui, un vero amico e, si sa, chi trova un amico, trova un tesoro.

Ci mancavano anche i benedetti – o stramaledetti – «extraprofitti» di Eni, Enel e altre Utility quotate, che, dal 2022 al 2025, hanno fatto oltre 35 miliardi di euro in dividendi (fonte: Dividendi FTSEMib di SoldiOnline). Nello stesso periodo, le banche hanno fatto profitti record, superando gli 80 miliardi di euro (solo nel 2023 si è registrato oltre 22 miliardi di utili aggregati), come dire che le banche hanno fatto politiche di «remunerazione aggressiva» (= non guardano mai il pelo nell’uovo, cioè l’Etica), perché come diceva il santo protettore dei cessi pubblici, Vespasiano (sec. I d.C.): «pecunia non òlet – le palanche non puzzano». Così giocando con i droni hanno portato a casa la paghetta di 45-50 miliardi di profitti, distribuiti agli azionisti.

Le maggiori banche italiane e mondiali investono nel comparto «Difesa» (sic!), cioè in armamenti e munizioni di ogni genere che vanno a finire ovunque, anche in Israele per armare l’Esercito e pure a Gaza per uccidere bambini e inermi. Le uniche banche che non investono in armi sono le Casse Rurali/Artigiane e Banca Etica che lo esclude per Statuto (fonte, Il Sole 24 Ore). La legge 185/90 obbliga il governo a redigere la relazione ufficiale annuale al Parlamento sull’import/export di materiali bellici con il dettaglio delle transazioni bancarie connesse e si può vedere non solo il traffico delle armi, ma anche quello monetario e finanziario che ingrassa sempre i soliti noti, con la complicità della politica.

Chi volesse qualche ragguaglio agghiacciante di «Monitoraggio civico», almeno per il 2024 non ha che cliccare Banche Armate e, se vuole sfogliare, come margherite, banca per banca, ha la pubblicazione ufficiale sul portale della Rete Italiana Pace e Disarmo oppure: Finanza Etica. In tutto questo Sora Marchesa Meloni del «Bullus», dove sta? Ah! Saperlo

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