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Meloni abolisce per un anno il bollo auto: ormai la finanza pubblica fa da bancomat elettorale

E poi: veramente c’era un’urgenza così grave da ricorrere a un decreto legge?
Meloni abolisce per un anno il bollo auto: ormai la finanza pubblica fa da bancomat elettorale
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Non avrei mai pensato che, a distanza di decenni, il marketing politico potesse recuperare il laurismo. Negli anni Cinquanta, nella poverissima Napoli, l’armatore monarchico Achille Lauro offriva beni materiali, pacchi di pasta o altro, in cambio del voto. Questa pratica gli portò una certa fortuna, essendo stato eletto sindaco nel 1952 e 1956. Mi è tornato in mente il laurismo quando le cronache hanno riportato che il Presidente Trump ha promesso, scandalosamente, 5.000 dollari a tutti gli elettori se i repubblicani avessero vinto le elezioni del prossimo novembre. Un laurismo più raffinato, dai beni materiali al denaro, ma sempre vergognoso per un paese democratico.

Non mi sarei aspettato però che una pratica simile potesse attecchire anche in Italia. Il Consiglio dei ministri ha deliberato qualche giorno fa l’abolizione, ma solo per il 2027, del bollo auto con un risparmio per i proprietari tra i 100 e i 200 euro l’anno. La promessa è quella, in stile Achille Lauro, che la riduzione sarà resa strutturale, naturalmente se l’attuale compagine sarà riconfermata dalle elezioni del 2027. Non sono i 5.000 dollari di Trump ma ci avvicinano ai mille euro in un quinquennio, cifra che al popolo italiano può far comodo. Ormai l’elettore non si convince con le idee, ma si cerca di invogliarlo direttamente con promesse monetarie dal futuro incerto.

La decisione del governo è stata salutata con grande entusiasmo dai leader della destra governativa, che evidentemente erano in pressing da molto tempo. Soprattutto Tajani che, in attesa di aumentare le pensioni minime a mille euro come promesso dal suo partito da cinque legislature, si esalta ora per bonus auto, salutato come autentica misura liberista. Proposta peraltro già annunciata da Berlusconi nel lontano 2008, e quindi diciotto anni fa, e poi persa per strada.

Meno entusiasta, naturalmente, in questo gioco delle parti è stato il ministro Giorgetti che ha dovuto trovare i due miliardi necessari, sottraendoli alle Regioni con promessa (?) di restituzione integrale. Il ministro ha detto, ma questa litania la ripete da anni, che l’abolizione del bollo è stata una scelta sofferta, perché in effetti i soldi non ci sono e devono essere sottratti ad altri impeghi, magari più importanti. I fondi derivano dai risparmi, per così dire, nell’utilizzo dei soldi per il Pnrr, a scapito dunque di progetti che non verranno mai realizzati. Se queste economie c’erano si potevano restituire alle Regioni per realizzare investimenti pubblici, come la costruzione di Rsa così da evitare strazianti tragedie familiari.

Sofferenza naturalmente fasulla, vere lacrime di coccodrillo ad uso dei media, ma una verità gli è uscita di bocca. Il ministro ha detto che aveva a disposizione diverse opzioni. Quali non è dato di sapere. Per esempio, si poteva ridurre l’Irap per le imprese, invece, dopo un’accurata valutazione, si è scelto l’eliminazione per un anno del bollo auto. La motivazione credo non sfugga a nessuno: nel calcolo della convenienza politica si è scelto qualcosa che avesse il minore impatto sulle casse dello stato, ma anche la massima risonanza elettorale. In effetti, non era facile trovare una qualche misura gradita a 14 milioni di elettori. Oramai la finanza pubblica, cioè i soldi di tutti noi, è una specie di bancomat elettorale, con un degrado politico-istituzionale che non si era mai visto.

Quello che realmente stupisce – ancora non abbiamo visto tutto evidentemente – è lo strumento usato per introdurre il bonus auto, cioè il decreto legge. Oramai l’idea dell’abuso del decreto legge è superata e siamo arrivati all’assurdo che la decretazione d’urgenza è lo strumento legislativo “ordinario” del Governo per imporre le sue scelte al Parlamento. Veramente c’era un’urgenza così grave da richiedere un intervento di questo tipo? In fondo, tra quindici giorni comincia l’iter della legge di bilancio e all’interno di essa si poteva tranquillamente prevedere anche la parziale abolizione del bollo auto. Invece il governo ha deciso di non aspettare il Parlamento, ipotecando la legge di bilancio con una somma importante. L’anticipo è altamente sospetto.

Perché questa forzatura istituzionale che il Presidente della Repubblica potrebbe tranquillamente frenare, dal momento che l’eliminazione temporanea del bollo con la riduzione delle accise non c’entra proprio nulla? Evidentemente si tratta di una mossa politica da parte della premier per riguadagnare un consenso che le sta sfuggendo di mano, sia nell’economia che va male, che nella politica per la concorrenza dei camerati. Ecco allora l’invenzione dell’eliminazione temporanea del bollo auto, addirittura paragonandola con l’abolizione dell’Ici da parte di Berlusconi. Ma il confronto è sbagliato.

Berlusconi abolì in via definitiva l’Ici come primo provvedimento del suo nuovo governo nel 2018. Ora invece, il governo Meloni toglie, ma solo per il 2027, il bollo auto con l’ultima finanziaria a disposizione prima delle elezioni. Se, come lei riferisce, questa tassa era la più odiata dagli italiani, perché non l’ha eliminata già con la prima legge di bilancio e invece ha aspettato l’ultima? Forse oggi è in preda a una qualche disperazione elettorale.

Non manca nemmeno un siparietto da operetta. Molti hanno notato come solo pochi mesi fa la premier aveva ironicamente criticato la stessa proposta dell’allora candidato governatore della Calabria, l’economista Pasquale Tridico, paragonandolo al buffo imprenditore demagogico e populista Cetto La Qualunque, interpretato magistralmente da Antonio Albanese, sceso in politica. Inevitabilmente, e forse anche inconsapevolmente, ora con la sua dichiarazione è lei stessa che si è messa nei panni del politico demenziale. Spesso l’arte anticipa la realtà, e per così dire la forma.

Ora questo processo performativo al ribasso ha toccato anche la politica. Insieme al laurismo napoletano redivivo, abbiamo anche il Qualunquismo cettista della classe politica nostrana.

Ho l’impressione che con questo gustoso antipasto la premier voglia nascondere la realtà dei fatti, cioè che per la legge di bilancio 2027 la tavola sia quasi vuota. Ma è certo che le proverbiali sofferenze del ministro Giorgetti ci regaleranno altre sorprese. In fondo, approvata – o quasi – la legge elettorale, è già cominciata una campagna elettorale che sarà lunghissima. Qualcuno offre vergognosamente 100-200 euro all’elettore-automobilista; qualcun altro offrirà di più ad altre categorie di elettori? La sconcia asta del voto per le politiche del 2027 è già aperta.

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