Macklemore fuori dal tour di Ed Sheeran: quanto è davvero neutrale una mancata presa di posizione?
La vicenda di Macklemore e di Ed Sheeran racconta qualcosa che va molto oltre il fatto in sé. Racconta lo standard in base al quale alcune posizioni politiche sono accettabili per l’industria musicale, per quali cause si possono fare concerti di beneficenza e quali bandiere si possono sventolare.
Macklemore, rapper statunitense e amico di lunga data di Ed Sheeran, ha parlato della Palestina durante il concerto di Ed Sheeran al MetLife Stadium, in New Jersey, il 4 settembre 2026, dove si esibiva come artista di apertura. Ha pronunciato pubblicamente le parole “Free Palestine”, ha eseguito la sua Hind’s Hall e ha utilizzato la propria visibilità per denunciare il genocidio dei palestinesi. Dopo questa esibizione, la sua partecipazione alla tournée statunitense di Ed Sheeran è stata cancellata.
Sheeran ha detto di non essere stato lui a decidere l’esclusione e ha spiegato di avere cercato di mediare. Ed Sheeran sostiene di non voler prendere posizione sulla Palestina perché non vorrebbe ferire nessuno. Evidentemente si riferisce ai fan israeliani.
Peccato, però, che questa presunta neutralità finisca per ferire i palestinesi e, secondo il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele), per contribuire alla normalizzazione del razzismo nei loro confronti. E non solo i palestinesi, ma anche milioni di persone in tutto il mondo che non ne possono più di queste dinamiche ipocrite e del servilismo perenne nei confronti di Israele.
Ha detto di essere neutrale e apolitico e di riconoscere la sofferenza di “entrambe le parti”. Una posizione molto interessante, se non fosse che nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Sheeran prese una posizione pubblica molto chiara. Partecipò al Concert for Ukraine, un evento benefico organizzato per raccogliere fondi per la popolazione colpita dall’invasione russa, e collaborò con gli Antytila, gruppo musicale ucraino i cui membri erano impegnati anche nella difesa militare del Paese.
Qualche mese dopo, a Varsavia, salì sul palco insieme agli Antytila per eseguire 2step. Le immagini dell’esibizione mostrano la bandiera ucraina sul palco e documentano una collaborazione che aveva un evidente significato di solidarietà con l’Ucraina. Gli stessi Antytila pubblicarono il racconto della serata, ringraziando Sheeran per il suo sostegno.
Ah, ma certo: quando la bandiera è quella ucraina, evidentemente la “neutralità” può tranquillamente prendersi una pausa.
Oggi Sheeran sostiene di non voler prendere posizione. Secondo la ricostruzione del BDS, però, dietro le pressioni sul tour statunitense compaiono nomi come Robert Kraft e Miriam Adelson, due miliardari tra i più importanti sostenitori di Israele negli Stati Uniti. Due soggetti attivamente coinvolti nel sostegno politico e finanziario al genocidio e al colonialismo in Palestina.
Kraft è uno dei principali finanziatori di Aipac e un importante sostenitore di Friends of the Idf, organizzazione che raccoglie fondi per l’esercito israeliano. E possiede il Gillette Stadium, una delle tappe del tour di Sheeran. Poi c’è Miriam Adelson, azionista di controllo di Las Vegas Sands e legata anche a strutture come Hard Rock Live, altra sede prevista dal tour. Secondo il BDS, Adelson è una delle principali finanziatrici dell’Israeli-American Council e una sostenitrice finanziaria degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata.
Insieme al marito Sheldon Adelson, Miriam Adelson ha inoltre riversato oltre 600 milioni di dollari nelle campagne politiche di Donald Trump. E non finisce qui.
Il tour americano di Sheeran è legato a Messina Touring Group e AEG Presents, uno dei colossi mondiali della musica dal vivo, dietro eventi come Coachella, BST Hyde Park e All Points East, come sottolinea il BDS. AEG fa capo alla Anschutz Corporation, controllata dal miliardario Philip F. Anschutz. Attraverso la sua fondazione sono stati versati milioni a organizzazioni che sostengono Israele e la sua politica di occupazione, oltre che a gruppi dell’estrema destra statunitense.
Insomma, mentre Sheeran si presenta oggi come “neutrale” e parla della sofferenza di “entrambe le parti”, il tour che porta avanti è immerso in una rete di interessi economici e politici criminali. E la domanda, a questo punto, viene quasi da sola: quanto è davvero “solo musica e intrattenimento” un tour quando le sue sedi, i suoi promotori e i suoi interlocutori sono legati a una rete di miliardari e istituzioni che sostiene concretamente Israele?
Ecco una spiegazione del perché molti artisti evitano di schierarsi apertamente con la Palestina e, quando lo fanno, scelgono di farlo in modo molto cauto.