Il mondo FQ

Investì più volte e uccise il ladro con il Suv a Viareggio, i giudici: “Fu giustizia privata, Dal Pino era lucida e consapevole”

A giugno l’imprenditrice balneare di 66 anni è stata condannata a 18 anni per l'omicidio di Noureddine Mezgui, che le aveva sottratto la borsa. La pm aveva chiesto l’ergastolo. Le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Lucca
Investì più volte e uccise il ladro con il Suv a Viareggio, i giudici: “Fu giustizia privata, Dal Pino era lucida e consapevole”
Icona dei commenti Commenti

Noureddine Mezgui è stato prima schiacciato con un suv contro la vetrina di un negozio e successivamente contro una colonnina. Ed è morto circa mezz’ora dopo. Un omicidio che, secondo i giudici, Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare viareggina di 66 anni, ha portato a termine con “lucidità e consapevolezza”, con l’obiettivo di recuperare a ogni costo la borsa che poco prima le era stata sottratta dalla vittima, in una logica di “giustizia privata estranea al nostro ordinamento”. Ma sono escluse le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. È quanto scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, ora depositate, con cui la Corte d’Assise di Lucca ha condannato a 18 anni di carcere Dal Pino – la pm aveva chiesto l’ergastolo – per l’omicidio volontario del 52enne di nazionalità marocchina.

La sentenza, pronunciata lo scorso 11 giugno, riguarda i fatti dell’8 settembre 2024 in via Coppino, a Viareggio. Secondo quanto ricostruito nel processo, Dal Pino avrebbe inseguito con il proprio suv Mercedes l’uomo che poco prima le aveva sottratto la borsa, investendolo più volte. Nelle 52 pagine delle motivazioni, redatte dalla Corte presieduta dalla giudice Nidia Genovese, vengono escluse le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. Per il resto, i giudici respingono le principali tesi sostenute dalla difesa e confermano l’impianto accusatorio.

Il video dell’episodio, diventato rapidamente di dominio pubblico, mostra il suv diretto contro Mezgui per più volte. Per la Corte gli investimenti provati sono tre, anche se nella sequenza filmata il veicolo appare muoversi contro l’uomo quattro volte. Secondo i giudici, l’urto determinante fu il primo, quello che provocò la lesione all’aorta risultata fatale. La dinamica, si legge nelle motivazioni, dimostrerebbe la volontà di raggiungere l’uomo e recuperare la borsa, anche attraverso un cambio di direzione del veicolo. Non è stata invece accertata la presenza di un coltello, circostanza riferita da Dal Pino per spiegare lo stato di paura e i timori provati dopo il furto.

La Corte esclude inoltre che, al momento dei fatti, l’imputata fosse incapace di intendere e di volere a causa dello choc o della paura seguiti all’aggressione subita. Anche i periti nominati dal tribunale hanno ritenuto sussistente la piena capacità dell’imputata. Per i giudici, il comportamento tenuto alla guida del Suv dimostra invece lucidità e consapevolezza dell’azione e del suo obiettivo. “Le emozioni dell’imputata – si legge nelle motivazioni – hanno avuto un nesso con la specifica condotta criminosa e certamente hanno contribuito alla dinamica dell’evento, ma sicuramente non in termini di infermità”. Per la Corte, dunque, non vi sarebbero “incertezze in ordine alla piena capacità di intendere e di volere”.

Respinta anche la ricostruzione secondo cui Dal Pino non avrebbe voluto uccidere Mezgui o non avrebbe avuto piena consapevolezza delle conseguenze della propria condotta. Per la Corte appare improbabile che l’imputata non comprendesse il rischio di provocare la morte dell’uomo investendolo ripetutamente e modificando la traiettoria dell’auto per colpirlo. Nelle motivazioni i giudici sottolineano inoltre che, dopo il terzo impatto, Mezgui era ormai esanime a terra e non era in grado di muoversi autonomamente. Nonostante questo, la donna avrebbe proseguito la propria azione, arrivando a spingerlo per circa un metro con l’automobile.

Secondo la Corte, tale comportamento è compatibile sia con l’ipotesi che Dal Pino volesse uccidere Mezgui come forma di punizione, sia con quella di chi, pur non perseguendo direttamente la morte, ne accetta il possibile verificarsi senza attribuirvi un peso tale da interrompere la propria condotta. A rafforzare questa conclusione, per i giudici, ci sarebbe anche il comportamento tenuto subito dopo. Dal Pino si allontanò infatti dal luogo dell’investimento senza chiamare i soccorsi né le forze dell’ordine e fece ritorno a casa. La Corte interpreta quindi l’intera sequenza come una condotta volontaria e consapevole, finalizzata a recuperare la borsa sottratta e caratterizzata, secondo le motivazioni, da una forma di “giustizia privata” estranea all’ordinamento.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione