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La sindaca guest star Silvia Salis: quattordici mesi di effetti speciali e rimbalzi

Leggo e ascolto narrazioni nazionali che descrivono mirabilie della sindaca genovese, che contrastano drasticamente con i percepiti da parte dei testimoni oculari
La sindaca guest star Silvia Salis: quattordici mesi di effetti speciali e rimbalzi
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Ci sono due considerazioni che lasciano perplessi noi che viviamo nella città in declino inarrestabile chiamata Genova: scoprire che questo luogo, da tempo ai margini della vita pubblica del Paese, sia diventato un laboratorio di operazioni ad alto impatto sui processi in corso nella politica italiana; leggere o ascoltare narrazioni nazionali che descrivono mirabilie della guest star locale Silvia Salis, che contrastano drasticamente con i percepiti da parte dei testimoni oculari.

I due aspetti indubbiamente si intrecciano: la città della Lanterna non è in grado di offrire alcuna resistenza alle operazioni di potere che giungono extra moenia, stante l’inesorabile svuotamento di energie vitali che l’affligge da tempo; politiche, come economiche e sociali. Sono ormai lontane le stagioni in cui il city-boss genovese Paolo Emilio Taviani era in competizione con Aldo Moro per la leadership nella Democrazia Cristiana, Angelo Costa veniva eletto presidente degli industriali italiani aderenti a Confindustria e il cardinale Giuseppe Siri studiava da papa quale naturale successore di Pio XII. Ormai niente di tutto ciò è riscontrabile nell’attuale scenario da cimitero degli elefanti della nostra città, sicché non c’è soggetto civico di sorta che possa contrastare calate esterne alla conquista di istituzioni male o per nulla presidiate; l’occupazione di palazzi prestigiosi ormai svuotati, lasciti di antiche grandezze perdute. Si tratti di Roberto Cingolani, per anni impresario affaristico dell’Istituto Italiano di Tecnologia o Gianluigi Aponte, asso-pigliatutto da abominevole uomo delle navi.

Quindi – in ambito politico – il contesto in cui prende corpo l’operazione incontrastata del lancio di una pressoché sconosciuta martellista (nata genovese ma ormai romanizzata, di originarie simpatie berlusconiane e – dunque – d’area renziana) affinché, partendo dall’insediamento sulla poltrona di sindaco a Palazzo Tursi, diventi l’outsider di un’irresistibile ascesa fino a Palazzo Chigi. Ovviamente l’operazione ha richiesto una poderosa grancassa mediatica, atta a promuovere la straordinarietà del profilo in campo: un’agiografia a livello imbarazzante, pari a quelle che hanno accompagnato l’ascesa e la consacrazione di un ufficiale pagatore del sistema di potere craxiano, il pregiudicato Silvio Berlusconi trasformato in Padre della Patria, e un’auto-dichiarata underdog: Giorgia Meloni, “la fuoriclasse” di Concita De Gregorio. E guarda caso, il portavoce di Salis era proprio il figlio della De Gregorio, via Mediaset.

La cosa che ancora stupisce è scoprire come l’onda promozionale continui a produrre rimbalzi sul sistema mediatico nazionale, per cui persino una giornalista attenta come Wanda Marra poteva scrivere la settimana scorsa – a proposito della sindaca alla moda – che “il suo astro è ancora luminoso”. Davvero? Intanto dopo oltre 14 mesi dal proprio insediamento non è stata in grado di affrontare nessun problema – demografico, occupazionale o ambientale – della città. Solo effetti speciali per la propria visibilità. Con spreco di denaro pubblico che produce crescente insofferenza nella cittadinanza impoverita: dai 140mila € spesi per ingaggiare una disc jockey belga al viaggio in pompa magna a New York per un abboccamento mai ottenuto con il mayor up-to-date Mamdani, ai 100mila € per un pre-progetto subito abbandonato del Politecnico milanese di un’ovovia in Val Bisagno, che avrebbe costretto l’utenza a sostituire il biglietto del bus con lo ski-pass. Il tutto accompagnato dal fastidio per ogni questione che non sia glamour, tanto da rifiutare udienza ai questuanti. Tipo i problemi inascoltati del quartiere a Ponente di Vesima (rete fognaria e tetto scoperchiato della scuola), dove ora si annuncia una raccolta di firme per il passaggio amministrativo ad Arenzano.

E poi c’è la Waterloo del trasporto pubblico locale, con tagli selvaggi alle linee che trasformano le corse urbane in carri bestiame e producono isolamento nelle valli. La situazione para-insurrezionale affrontata con il metodo Meloni: il vittimismo delle due “finte bionde” (dal titolo del film dei Vanzina sul generone romano al femminile) di virare ogni problema a colpa dell’amministrazione precedente.

Ma perché continua a girare il disco rotto con il gingle “Silvia sei grande”? C’è chi dice che la sua presenza indebolirebbe la Schlein a vantaggio di Conte, altri che spianerebbe la strada alla leadership del Campo Largo per Draghi. Intanto lo sfinimento del tira-e-molla Salis sta sfiancando persino la resistenza intransigente alle ammucchiate elettorali. Alla Festa dell’Unità di Genova Giuseppe Conte dichiara “nessun veto preventivo a Renzi e Calenda”.

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