#Venezia83. Tra i primi film della Settimana della Critica anche lavori dall’Abruzzo
Un grande festival si presenta sempre come un insieme caleidoscopico di visioni, di cui solo una parte costituita da titoli e nomi celebri da copertina, il cui meanstream va ovviamente a eclissare gli altri. Figuriamoci la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia quanti micromondi contiene tra le sue braccia lagunari, e quanto può proporre oltre ai blasonati Danny Boyle, Nanni Moretti, Kore-eda e Werner Herzog. Se state leggendo qui, anche a voi piace esplorare i nuovi linguaggi e le nuove voci del cinema, quindi essendo al giro di boa di questa Mostra 2026, ci avventureremo intanto tra un paio di opere prime della Settimana della Critica, quest’anno giunta all’edizione numero 41.
L’apertura in Fuori Concorso è stata affidata a Il grande Giaffa, di Marco Santi. Ne è protagonista Edoardo Pesce. I panni inamidati di un giornalista timido e imbelle lasciano che venga travolto da fortuiti eventi, così il suo Giacomo Falta assume l’identità di un attore sulla cresta dell’onda e pieno di sé. Siamo di fronte a una critica sagace rivolta al successo facile di un pifferaio senz’arte né note. La sintesi dello show dell’artista interpretato dal sempre tagliente Roberto Zibetti si avviluppa con poche parole in un non-sense di consensi logicamente inspiegabili: il pubblico è un bue adorante del nulla sul palco.
L’esordio di Santi non toglie il fiato, ma percorre bene sterrati emotivi difficili, il secondo pregio oltre al suo cast. Con poche e precise stilettate il regista riesce a scuotere in maniera cerebrale lo spettatore, incollandolo a questa parodia amara del one-man-show e del successo più divorante, anzi bulimico. Il protagonista è fondamentalmente un disadattato. Nonostante abbia un lavoro da redattore, una moglie affascinante – una Barbara Chichiarelli qui spietata e aggressiva – un figlio e un suocero editore che ne mal sopporta le leggerezze, vive sospeso in una modalità fantozziana senza ironia. In mezzo anche una ragazza bugiarda che abboccherà alla sua improvvisata nuova identità, Carlotta Gamba. Da accostarne la visione, per complementarità di temi e linguaggi, al Yannick, la rivincita dello spettatore, datato 2023, del francese Quentin Dupieux.
Passiamo ai corti In Concorso. E-I-E-I-O di Noemi Arfuso è prodotto anche dall’abruzzese Andrea Gatopoulos (per Il Varco e Nouvelle Bug), regista e sperimentatore AI già presente in passate edizioni Sic con suoi lavori. La sua regista propone una distopia inquietante, un mondo immobile e senza umani osservato da telecamere di sorveglianza. Due entità digitali in voce ci mostrano l’ambizione a far piazza pulita degli ultimi sopravvissuti. Ma un interrogativo emerge, forse più inquietante: saranno gli animali a sfidare l’AI? Svuotamento e spazi liminali si sintetizzano in maniera molto concettuale, ma guardati con respiro più commerciale sembrano parlare un linguaggio di rottura come le prime Backrooms di Kane Parsons su YouTube. Da lì nel 2026 è arrivato un film che ha sbancato in Usa. Chissà se prima o poi anche in Italia riusciremo a creare fenomeni paragonabili.
Sempre nella Sic spostiamo lo sguardo su Puca, di Sara Scalera. La più piccolina delle due maggiori, Puca convince le sorelle a portarla con loro in paese durante un pomeriggio afoso. Tra estive frenesie adolescenziali, dimenticanze e sirene avvistate tra i flutti, queste giovanissime anime vivono sullo schermo come tre bei personaggi di Emma Dante. Stile e pastiche della Scalera ricordano molto piacevolmente le atmosfere dell’autrice e drammaturga siciliana. E la piccola Annunziata Celeste Vadicamo brilla come una bimba prodigio. Girato in Calabria grazie anche alla locale Film Commission, ha in produzione Stefano Chiavarini. Abruzzese che con Limbo Film ha coinvolto prima la Gm Production di Cristina Borsatti e Andrea Cicini, l’attore Nicola Nocella, e tra gli altri anche gli abruzzesi Paolo Santamaria con la sua Red Coach e il filmmaker Lorenzo Pallotta. Mentre la distribuzione è curata da Allegorie di Matteo Deliberato.
Piccola divagazione dalla Sic, sempre prodotto da Limbo e distribuito da Allegorie, Animali Domestici, del regista teramano Antonio Casanegra (sempre per la compagine abruzzese a Venezia) è stato presentato al Giffoni HUB, a sua volta nello spazio della sezione Giornate degli Autori. Un percorso parallelo di vite in crescita in campagna, che in forma di docu-fiction dà una scossa al nostro sentire consumistico. Tecnicamente molto pregevole, quanto sperimentale e metaforico nella sua rappresentazione. Uno di quei lavori da laboratorio di cinema che contribuiscono a portare avanti nuovi sguardi. E mentre al Lido sfilano le star internazionali, all’Italian Pavillion dell’Hotel Excelsior, ha esordito in Laguna la nuova Abruzzo Film Commission con il presidente Piercesare Stagni e il direttore Alessandro Voglino per presentare i passi fatti finora, tra cui The Dog Stars di Ridley Scott, nuovi progetti di serie tv e nuove pellicole di prossima uscita come Le Voci di Marcinelle, di Davide Cavuti, in parte girato in Abruzzo, più l’agognato bando per finanziamenti di set ed eventi del quale in più di 90 partecipanti aspettano i risultati.
Riapprodando alla Sic concludiamo il giro di boa con Prima della guerra, di Tommaso Usberti. Before The War è di produzione franco-italiana (l’unico italiano in concorso), e vede protagonista un ragazzotto del nord impersonato da un Piero Usberti volitivo e fragile, con la propensione tecnica alle armi e all’esercito, ma con una voragine iteriore da riempire. Conoscendo una ragazza kosovara, Luàna Bajrami, con un carattere forte e focosamente compatibile con il suo, dovrà fare i conti con la cultura misogina e razzista che si porta dentro perché lo circonda da sempre. L’opera prima è nuda e cruda con i suoi contrasti. Ha un piacevole stile da Nouvelle Vague, con archi da musica classica che accompagnano diverse scene bucoliche da lago e torrente alternate ambientate a Piadena, nel cremonese, ma si contrappone con buona fluidità narrativa a sequenze di violenze gratuite su animali (ovviamente solo sceniche), urbane di risse da discoteca, ma soprattutto sulle donne. Ferita sociale tremendamente fresca proprio in questi giorni. #PEACE