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Capo dell’intelligence ucraina: “La Russia ha risorse per continuare la guerra fino al 2028”

Mosca ha dovuto cercare nuovi canali commerciali per poter sopperire alla mancanza di due mercati come quello americano e quello europeo. Così, ha iniziato a fare accordi con i Paesi dei Brics e del cosiddetto Sud globale, anche se il grande sostegno è arrivato dall'aumento degli acquisti di gas e petrolio da parte della Cina
Capo dell’intelligence ucraina: “La Russia ha risorse per continuare la guerra fino al 2028”
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Dopo 21 pacchetti di sanzioni europee, l’economia russa non è ancora collassata, come predetto da alcuni già dall’inizio del conflitto. E di giorni davanti per sostenere la guerra all’Ucraina sembra averne ancora tanti. Non lo dicono gli apparati di Mosca, bensì il capo dell’intelligence militare ucraina (Hur), Oleh Ivashchenko, in un’intervista a Ukrinform: “I principali problemi dell’economia russa sono la carenza di forza lavoro, il crescente deficit del bilancio federale e il deterioramento della situazione nel sistema bancario – ha spiegato – Allo stesso tempo, dispone ancora di risorse sufficienti per condurre la guerra contro l’Ucraina. Non escludiamo che queste risorse possano durare per tutto il 2027 e il 2028“.

In seguito alle sanzioni imposte da Bruxelles e da Washington, in particolar modo durante il mandato di Joe Biden, Mosca ha dovuto cercare nuovi canali commerciali per poter sopperire alla mancanza di due mercati come quello americano e quello europeo. Così, ha iniziato a fare accordi con i Paesi dei Brics e del cosiddetto Sud globale, anche se il grande sostegno è arrivato dall’aumento degli acquisti di gas e petrolio da parte della Cina, in nome di quella “amicizia senza limiti” più volte ribadita dal presidente Xi Jinping. Così, i tempi del “collasso” si sono allungati anche per i servizi di Kiev.

Secondo Ivaschchenko, gli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi, infrastrutture industriali e logistiche stanno contribuendo ad aggravare le difficoltà economiche di Mosca e il deficit russo che “oggi ammonta a 82 miliardi di dollari”. Kiev punta inoltre a ostacolare la logistica russa nel Mar Nero, costringendo Mosca a ricorrere a rotte più costose per esportare cereali. “La Russia produce circa 130 milioni di tonnellate di grano all’anno. Circa 80 milioni servono per il fabbisogno interno, il resto va sui mercati esteri. E oggi questo è bloccato”, ha affermato il capo dell’Hur, sottolineando che Kiev considera tali esportazioni una fonte di risorse per l’economia e, di conseguenza, per lo sforzo bellico russo. Anche se Mosca può contare su un’altra rotta marittima fino a oggi al riparo dagli attacchi di Kiev: il Mar Caspio.

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