Scorta a vita per la famiglia di Zelensky: un ddl rafforza la protezione delle alte cariche dello Stato e dei capi della sicurezza
Protezione a vita per la famiglia del capo dello Stato anche dopo la fine del mandato. Estensione delle misure di sicurezza ai vertici militari e dell’intelligence. E un aumento che sfiora il raddoppio dell’organico dell’Ufficio della protezione statale dell’Ucraina, l’apparato che si occupa della sicurezza delle più alte cariche istituzionali. È quanto prevede un progetto di legge presentato alla Verkhovna Rada per modificare le norme sulla protezione delle massime autorità durante la guerra e la legge marziale. La proposta, si legge nella relazione illustrativa, nasce dall’aumento del “livello delle minacce alla vita, alla salute e alla sicurezza del Presidente dell’Ucraina, degli alti funzionari, dei vertici degli organi del settore della sicurezza e della difesa, nonché dei membri delle loro famiglie”.
Il primo comma del ddl n. 16009 presentato alla Rada il 2 settembre riguarda la famiglia del capo dello Stato. Il testo stabilisce che ai parenti stretti del presidente “che esercita o ha esercitato le proprie funzioni nel periodo di vigenza dello stato di guerra e/o della legge marziale” sia garantita la protezione statale a vita sul territorio ucraino anche dopo la cessazione del mandato. Roman Kostenko, il primo firmatario, sostiene che il provvedimento non riguarda “nomi specifici” e ovviamente Volodymyr Zelensky non è nominato nel testo, ma rappresenta il caso più emblematico. La misura non riguarda qualsiasi familiare, ma quelli che “vivono con lui e/o lo accompagnano”. La tutela, tuttavia, non si applica se il capo dello Stato è stato rimosso attraverso una procedura di impeachment. Il provvedimento, si legge, è necessario “alla luce di possibili tentativi di vendetta, eliminazione fisica o altre forme di pressione illecita da parte dello Stato aggressore (la Russia, ndr), dei suoi servizi speciali o di strutture a essi collegate”, minacce confermate “dai casi già documentati di preparazione e compimento di attentati, nonché dagli omicidi di esponenti della leadership militare e statale”.
Il progetto prevede l’estensione delle misure di sicurezza garantite a Zelensky anche “al Comandante in capo delle Forze armate, il Capo di Stato Maggiore, il capo del Servizio di intelligence esterna, il capo dell’organo di intelligence del ministero della Difesa, il ministro dell’Interno e il Capo del Servizio di sicurezza“. Ovvero Oleksandr Poklad, sopravvissuto ieri al drone che si è schiantato contro il suo ufficio nella sede centrale dell’Sbu, a Kiev. E che come gli altri destinatari della protezione rafforzata rappresenta uno degli “obiettivi prioritari per il nemico”. Per raggiungere gli obiettivi, il ddl propone di portare l’organico dell’Ufficio della protezione statale da 2.993 a 5.500 dipendenti.
La proposta introduce, però, una seconda disposizione riferita alla “Guerra per l’Indipendenza dell’Ucraina“, espressione che in base a una legge del 21 agosto 2025 è iniziata il 19 febbraio 2014, data coincide con i giorni più cruenti della “rivoluzione di Maidan” a Kiev. Anche in questo caso i familiari del presidente riceverebbero una protezione statale a vita. Con due eccezioni: la tutela non è garantita in caso di impeachment e se nei suoi confronti la il Parlamento ha certificato il suo “auto-allontanamento dall’esercizio delle funzioni costituzionali”. Il testo non lo cita espressamente, ma si tratta della formula usata dalla Verkhovna Rada per definire il caso di Viktor Yanukovych, il presidente filorusso che il 22 febbraio 2014 lasciò la capitale per rifugiarsi prima nell’est del Paese e poi in Russia.