La procura di Roma apre un fascicolo sugli italiani negli Epstein Files: richiesti agli Usa gli atti segreti
La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui cosiddetti Epstein Files con l’ipotesi di violenza sessuale. Il filone italiano dell’inchiesta sul finanziere statunitense è partito da un esposto, presentato lo scorso 26 marzo, dall’associazione Differenza Donna. Partendo dal fatto che nei documenti sono presenti nomi, spostamenti e soggiorni in località italiane, le legali hanno chiesto ai magistrati di indagare sui possibili reati transnazionali di tratta, violenza e sfruttamento sessuale.
Nei giorni scorsi – riporta La Repubblica – gli inquirenti romani hanno trasmesso una rogatoria al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, con l’obiettivo di acquisire la documentazione relativa alla vicenda, compresi gli atti che a oggi non sono ancora stati resi pubblici. Lo scopo dell’indagine è verificare se cittadini italiani all’estero, oppure persone che abbiano agito direttamente sul territorio nazionale possano essere coinvolti in episodi di natura sessuale perseguibili dalla giustizia italiana.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri. Secondo quanto sostenuto nell’esposto da Differenza Donna, già dai documenti resi noti negli Stati Uniti emergerebbero “ricorrenze di soggetti italiani“, oltre a “riferimenti significativi e non episodici di soggiorni, spostamenti e relazioni in località italiane come Capri, la Costiera Amalfitana, la Costa Smeralda, Milano e Roma“, nonché contatti con soggetti inseriti in “circuiti economici e sociali di rilievo internazionale”, che secondo l’associazione potrebbero aver avuto “un ruolo nella rete di sfruttamento e di stupri”.
Tra i nomi emersi negli scorsi giorni, dopo un intervento del deputato americano Thomas Massie, ci sono anche quelli di Lapo Elkann ed Eduardo Teodorani, quest’ultimo è figlio di Maria Sole Agnelli, cugino di secondo grado di John Elkann ed ex top manager di Exor, Fiat, New Holland e Cnh International. Le accuse del parlamentare statunitense sono state fortemente respinte da Lapo Elkann. Dopo la pubblicazione della notizia relativa all’inchiesta, Elkann è tornato a ribadire: “Come ho già dichiarato nei giorni scorsi, dopo le parole del congressman Thomas Massie, ci sono temi sui quali non si può e non si deve transigere. Vedere il proprio nome accostato a quello di Jeffrey Epstein, in assenza di elementi che giustifichino tale associazione, è inaccettabile”. E ha aggiunto: “Resto, in ogni momento, a completa disposizione delle autorità competenti per fornire ogni elemento, chiarimento o informazione che dovesse essere ritenuto utile”.
“Ho incrociato – ha aggiunto – Jeffrey Epstein due volte: la prima a New York, ai tempi in cui ero assistente di Henry Kissinger, in un contesto pubblico in cui erano presenti figure del mondo della politica e della finanza e una seconda volta a Roma a un evento di business legato a Brasilinvest. Inoltre come facilmente verificabile negli archivi pubblici “c.d. Epstein Files” non c’è nessuna corrispondenza diretta tra me e lui. Sono particolarmente sensibile ai temi degli abusi e della violenza, anche in ragione della mia triste esperienza personale. È proprio questo uno dei motivi per cui, attraverso Fondazione LAPS, porto avanti da anni iniziative rivolte alle persone più vulnerabili, con particolare attenzione a donne e bambini vittime di violenza”