Il Cadmio in tavola, 100 prodotti in laboratorio. “Occhio alla pasta, i bambini piccoli sono più esposti”
Cento prodotti simbolo della tavola italiana, appartenenti a cinque categorie (pasta, riso, pane, biscotti e cereali per la prima colazione) acquistati nei supermercati e analizzati in laboratorio per misurare l’esposizione reale della popolazione al cadmio. Un metallo pesante, tossico e cancerogeno, al centro di un allarme lanciato in Francia dall’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, l’ambiente e il lavoro. L’Anses ha definito una “bomba sanitaria” la contaminazione da cadmio della popolazione francese attraverso il cibo, a maggior ragione quello utilizzato più spesso come pane, pasta, biscotti, cereali per la prima colazione. Tanto da chiedere ai consumatori di limitare l’utilizzo di pasta e pane. Il problema, però, è il bioaccumulo. Di fatto, secondo l’Agenzia, circa la metà degli adulti supera la dose critica consentita e un quarto dei bambini consuma dosi eccessive del metallo pesante. Dopo questo allarme, il Salvagente e Valori.it hanno acquistato nei supermercati e discount del nostro Paese 100 prodotti di uso quotidiano tra pasta, riso, pane, biscotti e cereali per la prima colazione. I dati italiani, pubblicati dalle due testate e, in contemporanea, da ilfattoquotidiano.it, sono raccolti nell’inchiesta firmata da Rita Cantalino. Se è vero che i risultati non sono allarmanti come quelli francesi l’indagine mostra “un quadro rassicurante per gli adulti – scrive l’autrice – ma per i più piccoli il margine di sicurezza si assottiglia”. Soprattutto per la pasta e per l’accumulo della sostanza che si trova anche in tutti gli altri prodotti analizzati: “I dati emersi, pur evidenziando criticità sistemiche che richiedono un salto di qualità politico sulla filiera dei fertilizzanti, non devono tradursi in fobie alimentari”. Per questo si svelano una serie di accorgimenti alla dieta quotidiana che possono fare la differenza.
In laboratorio per analizzare i prodotti più consumati dagli italiani
I campioni sono stati inviati a un laboratorio accreditato per misurare le concentrazioni esatte di cadmio. Successivamente, i dati analitici sono stati affidati a un team scientifico d’eccellenza guidato dalla ricercatrice Luana Izzo (dell’Università Federico II di Napoli), che li ha incrociati con i dati di consumo reali della popolazione italiana registrati dall’indagine ufficiale Inran Scan IV del Centro di ricerca alimenti e nutrizione. Il risultato è un’accurata valutazione del rischio pesata su età, sesso e peso corporeo. Se per la popolazione adulta il quadro complessivo si rivela rassicurante, per le fasce pediatriche la sproporzione tra la quantità di cibo consumata e la ridotta massa corporea svela un assottigliamento critico dei margini di sicurezza di fronte al bioaccumulo di questo metallo tossico e cancerogeno. In particolare per la pasta.
I dati che riguardano i bambini
Come rilevato dalla ricercatrice, il dato più critico riguarda i bambini di 1-2 anni, ma anche i consumatori medi o mediani tra 1 e 9 anni corrono rischi rilevanti, coprendo con la pasta tra il 27,4% e il 44% della dose settimanale tollerabile (Twi) di cadmio. Superati i 10 anni, l’aumento del peso corporeo riduce l’esposizione relativa fino al 51,5%. Nel dettaglio, i bambini di entrambi i sessi, di età compresa tra 1 e 2 anni e con un consumo elevato di pasta (93 grammi al giorno) – così come i maschi tra 3 e 9 anni – “hanno superato il 100% della dose settimanale tollerabile di cadmio, considerando il livello più alto di questo metallo rilevato”. Inoltre, sulla base della concentrazione massima di cadmio rilevata, i maschi tra 10 e 17 anni e le femmine tra 3 e 9 anni con un consumo elevato di pasta hanno superato il 50% della Twi. Considerando invece il consumo medio, soltanto i bambini di entrambi i sessi di età compresa tra 1 e 9 anni hanno superato il 25% della Twi attribuibile al consumo di pasta. Ergo: tra i bambini nella fascia di età tra 1 e 2 anni “i forti consumatori di pasta – rivela l’indagine – arrivano a ingerire il 143,7% della dose settimanale tollerabile fissata dal’Autorità europea per la sicurezza alimentare” a 2,5 microgrammi di cadmio per chilo di peso corporeo a settimana”. Anche tra i 3 e i 9 anni si supera stabilmente la soglia massima. Questo perché i bambini consumano molto più cibo rispetto al loro peso corporeo. Meno preoccupanti i dati singoli sugli altri prodotti, ma la verità è che un bambino che consuma abitualmente pasta, pane e biscotti subisce un carico cumulativo che può portare a superamenti sistematici della soglia di sicurezza. Di fatto, nei cereali il cadmio è onnipresente. Nelle bambine della fascia fra i 3 e i 9 anni “il riso può contribuire fino al 33,5% della Twi, mentre per i coetanei maschi il pane arriva al 25,5%. I biscotti comuni possono coprire il 25,5% della dose settimanale, a differenza dei prodotti specifici per l’infanzia che, grazie a norme più stringenti, si fermano al 7,6%”.
Le cause e le soluzioni per tutelare i bambini a tavola
L’inchiesta ricostruisce l’intera filiera del rischio grazie al contributo di esperti nei settori. Il cadmio è un metallo presente naturalmente nell’ambiente, ma la sua diffusione è dovuta soprattutto all’uso di fertilizzanti fosfatici nell’agricoltura industriale e di alcuni reflui. Una volta nel terreno, viene assorbito dalle radici ed entra nella catena alimentare. “Una strategia di difesa può essere certamente la diversificazione, degli alimenti e delle marche, ma serve anche un intervento da parte delle istituzioni – sottolinea l’inchiesta – che monitori lo stato di esposizione della popolazione e riduca la fonte della contaminazione abbassando, come richiesto dall’Anses in Francia, la presenza di cadmio all’interno dei fertilizzanti usati per l’agricoltura”. L’inchiesta completa verrà presentata al pubblico nel corso di un appuntamento online in diretta streaming, l’8 settembre. All’incontro prenderanno parte l’autrice Rita Cantalino, Riccardo Quintili, direttore di Il Salvagente e Andrea Barolini, direttore di Valori.it.