Aria condizionata nelle scuole, la situazione è grottesca: qualche suggerimento al governo
Non è la prima volta che scrivo di aria condizionata nelle scuole. E proprio il fatto che negli anni sia ritornata più volte sul tema mostra quanto siamo un paese davvero grottesco, attraversato da ignoranza e indifferenza verso la scienza e al tempo stesso le emergenze reali.
Infatti, che ormai le temperature si impennino già a giugno e restino altissime fino a settembre, talvolta settembre inoltrato, è un fatto che accade da anni. Non ci voleva dunque un’estate estremamente torrida per capire che la situazione ormai è sotto il segno dell’urgenza assoluta. Ma anche del paradosso, perché non si comprende in nessun modo perché tutti gli uffici privati e pubblici abbiano l’aria condizionata – nessuno lavorerebbe senza – e le scuole no.
E non si provi a infilare la discussione del calendario scolastico, che dovrebbe essere tenuto fuori da questa discussione, perché altrimenti tra una decina d’anni si inizierà scuola a dicembre. Già oggi, appunto, fa un’afa infernale anche a giugno e settembre, senza contare che la maturità si svolge a luglio. E il caldo estremo influisce e sulla salute e sull’apprendimento.
In questi anni ci sono state molte occasioni sprecate. Il Covid, anzitutto, dovrebbe averci insegnato che la qualità ambientale delle scuole è un fatto importantissimo per la salute degli studenti e quindi di tutta la collettività. Invece, è stata una lezione del tutto inascoltata. Ci sarebbero stati poi i fondi del Pnrr: ebbene, sono stati impiegati per migliorare le strutture, dunque per la sicurezza, in alcuni casi per l’efficientamento energetico – ma non in direzione del raffrescamento. Una quantità ingente di soldi è andata sulla digitalizzazione, soldi francamente che si sarebbero potuti utilizzare, appunto, per condizionare le aule invece di inutili lavagne elettroniche e tablet.
Così ci troviamo, a settembre 2026, con 35 gradi e neanche il dieci per cento di scuole con aria condizionata (poco meno del 7% su scala nazionale contando nidi e scuole dell’infanzia, e con percentuali bassissime in regioni come il Lazio). Ovviamente la situazione non è facile, anche perché non è chiaro chi se ne dovrebbe occupare: in teoria Comuni e Province, che però con tutta evidenza non hanno i soldi per mettere i condizionatori a scuola. Qualcosa in verità i Comuni stanno facendo sotto la spinta dell’emergenza sanitaria. A Roma è iniziata la rincorsa per condizionare almeno asili nidi e scuole dell’infanzia, che terminano a fine giugno e a volte anche oltre. Giusto dunque iniziare dai più piccoli, ma ancora, specie per la scuola dell’infanzia per non parlare della scuola primaria e secondaria, la strada è lunga e soprattutto, come dicevo, non ci sono le risorse.
In alcuni casi, si è deciso di rinfrescare magare l’aula dove i bambini piccoli dormono, ma ha poco senso se poi le aule dove passano le altre ore sono torride. E poi ci sono elementari, medie e licei, dove la situazione è ben più critica, anche se qui un problema ulteriore è dato dal fatto che molte scuole sono edifici storici e dunque vincolati e dalla grandezza degli edifici stessi che richiederebbe una grande quantità di energia. Eppure una soluzione va comunque trovata.
E qui arriviamo alla misura grottesca. Il ministro dell’Istruzione Valditara ha annunciato di aver stanziato venti milioni per l’aria condizionata nelle scuole, e ha aggiunto soddisfatto che si tratta di una promessa mantenuta. A parte il fatto che si è guardato bene dal citare la crisi climatica, come se il caldo fosse un fatto improvviso, quasi magico, i fondi non basterebbero neanche per comprare un condizionatore per scuola. Forse neanche per i ventilatori. La cifra è simbolica.
Ripeto, in teoria non dovrebbe occuparsene lo Stato, in pratica sì, per forza, perché gli enti locali non hanno fondi. Lo Stato dovrebbe finanziare sia condizionatori sia altre misure anti caldo, come tende oscuranti o pompe di calore alternate, utili anche per l’inverno. Dove prendere i soldi? Qualche suggerimento al governo:
1) Dirottare i fondi del ponte sullo stretto per mettere l’aria condizionata – e altre misure di efficientamento – in tutte le scuole. Avanzerebbero anche molti dei 13,5 miliardi necessari (il costo stimato è tra i 3-4 miliardi). Scommettiamo che nessuno avrebbe da ridire, tranne quelli che prendono ricchi stipendi a Ponte neanche iniziato?
2) Secondo l’Osservatorio Milex gli ordini di materiale bellico tra il 2023 e il 2026 sono saliti a 46 miliardi. Basterebbe spostare tre miliardi o poco più per mettere condizionatori nelle scuole. Proposte populiste? Non penso, visto che il caldo uccide, e non solo gli anziani.
3) Altra idea: le future mance e mancette della legge di bilancio di quest’anno, soldi letteralmente buttati nel water, potrebbero saltare e i fondi essere dirottati per condizionare le scuole. Almeno una parte.
Ma cosa fare se il governo continua a nicchiare? Suggerisco ai docenti di fare uno sciopero in massa contro il clima torrido. In altre parole, si decide che con più di 30 gradi non si entra in classe. Sono convinta che qualsiasi giudice sarebbe d’accordo (oltre che gli studenti, ovviamente). In ultima battuta, non ci resterebbe che la didattica online quando le temperature si impennano, ma si tratterebbe di una misura iniqua visto che non tutte le famiglie hanno un condizionatore e con tutti i rischi di isolamento che sappiamo questa didattica comporta. Oppure, in alternativa, non resterebbe che mettere mano alle tasche dei genitori e fare collette per acquistare un condizionatore per classe. Magari con quote diverse a seconda del reddito.
Poi si dovrebbe fare una bella causa alle amministrazioni locali e/o allo Stato e farsi ridare i soldi. Perché la salute è un diritto costituzionale. In qualche modo, quindi, i soldi vanno trovati. L’unica speranza è che anche i politici hanno figli e quindi, per fortuna, il problema è sotto i loro occhi, perché riguarda anche i loro figli. Forse questo ci aiuterà a velocizzare una misura essenziale: abbiamo quasi il clima di Dubai e la percentuale di aria condizionata nelle scuole che c’è in Svezia. Una contraddizione da sanare con urgenza.