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Per i pazienti oncologici in Italia, la salute come diritto fondamentale dipende ancora dalla residenza

In uscita l’ultimo libro di Anthony Peth che affronta il calvario e la speranza dei malati oncologici, con uno sguardo rivolto al Sud
Per i pazienti oncologici in Italia, la salute come diritto fondamentale dipende ancora dalla residenza
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L’articolo 32 della Costituzione garantisce la salute come diritto fondamentale, ma per i pazienti oncologici in Italia questo principio dipende ancora dalla residenza. Nascere o ammalarsi in Lombardia anziché in Campania o in Sardegna segna una linea profonda, come confermano gli ultimi dati della Fondazione Gimbe nel suo ottavo Rapporto sul Ssn: la spesa out-of-pocket a carico delle famiglie ha superato i 41 miliardi di euro e circa il 10% degli italiani rinuncia alle cure. Così, i criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale continuano a penalizzare Regioni con demografia più giovane come Campania e Sicilia, alimentando la migrazione sanitaria.

Basti pensare che, secondo l’Aiom, fino al 15% delle pazienti del Sud con tumore al seno si sposta al Nord, con un costo economico e umano devastante.

Il solco si apre già nella prevenzione: i dati dell’Osservatorio Nazionale Screening mostrano un’adesione ai programmi mammografico, cervicale e colo-rettale che al Nord supera il 60-70%, mentre al Sud crolla su cifre molto inferiori, con minimi fino al 6,4% per lo screening colo-rettale in Calabria, ritardando le diagnosi e compromettendo i percorsi terapeutici. “La gestione dei reparti oncologici nel Sud Italia purtroppo a distanza di vent’anni dalla mia battaglia personale affronta ancora oggi una profonda crisi strutturale che compromette il diritto alla cura dei pazienti. E questo diventa inconcepibile, perché non dovrebbero esistere pazienti di serie A e pazienti di serie B in base alla regione di appartenenza”, spiega il celebre conduttore televisivo Anthony Peth, che annuncia l’uscita del suo nuovo libro che affronta il calvario, ma anche la rinascita, dei malati oncologici.

Un tempo i tumori pediatrici e giovanili rappresentavano un tabù medico e sociale, affrontati in reparti non sempre adeguatamente strutturati, specialmente nel Mezzogiorno. Proprio da questa dimensione, trae forza questo progetto editoriale che dal 1° settembre arriva in libreria: Le parole che servono. L’opera, arricchita dalla prefazione di Silvana Giacobini, rappresenta una testimonianza diretta di rinascita e un’occasione di riflessione sull’incredibile evoluzione della medicina oncologica, con testimonianze di rilievo anche nel Sud.

Quando ad Anthony Peth, appena adolescente, fu diagnosticato un osteosarcoma, un raro e aggressivo tumore osseo, la sanità pediatrica si trovava ad affrontare sfide enormi e i reparti non possedevano l’organizzazione multidisciplinare odierna. Peth ha vissuto un calvario clinico durissimo, segnato da ben 18 interventi chirurgici, metastasi polmonari e cicli di chemioterapia devastanti che lo portarono a pesare appena 35 chili, come raccontato anche nel suo toccante e veritiero monologo nel programma tv Le Iene.

“Questo libro non è solo un racconto autobiografico,” spiega Peth, “ma un potente strumento di speranza e un inno alla vita dedicato a chiunque si trovi ad affrontare il momento più buio”. Per testimoniare in modo concreto questo messaggio, l’uscita del volume non si limiterà alle presentazioni tradizionali, ma darà vita a un vero e proprio progetto solidale: un tour del conduttore all’interno dei reparti oncologici degli ospedali italiani. Peth porterà personalmente la sua testimonianza di guarigione direttamente ai pazienti e alle famiglie che quotidianamente combattono in trincea contro la malattia.

L’appello è quello di affidarsi ai medici, come all’Aisos (Associazione italiana osteosarcoma), e alle strutture oncologiche all’avanguardia, per una battaglia comune verso una guarigione più ottimistica.

Superare i divari territoriali garantendo un equo accesso ai farmaci innovativi e completando i percorsi assistenziali al Sud è un dovere non più rinviabile: solo unendo l’efficienza delle strutture pubbliche alla forza di iniziative umane come quella di Peth sarà possibile garantire il diritto alla cura a ogni cittadino, da Aosta a Siracusa.

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