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Inquinamento, ciclo illegale del cemento e pesca fuorilegge non danno tregua a mari e coste. Reati in calo (ma pure i controlli)

I numeri di Legambiente: oltre 8mila reati solo per la gestione dei rifiuti e la maladepurazione. Le regioni con più illeciti sono Campania, Puglia, Calabria e Sicilia
Inquinamento, ciclo illegale del cemento e pesca fuorilegge non danno tregua a mari e coste. Reati in calo (ma pure i controlli)
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Tra inquinamento, abusivismo edilizio, violazioni del Codice della navigazione e pesca illegale, mari e coste italiane continuano ad essere sotto attacco. Nonostante un lieve ridimensionamento dei numeri complessivi, la pressione dell’illegalità sulle coste del Paese resta alta. Sebbene nel 2025 siano stati oltre 20mila i reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, il calo di circa il 20 per cento rispetto al 2024 (di circa il 10 per cento degli illeciti amministrativi) è dovuto certamente anche alla flessione dei controlli sul territorio (750.828, -19,8% rispetto al 2024), oltre che all’effetto deterrente generato dall’inasprimento delle pene per i reati ambientali. Di fatto, si registra una media di circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora lungo le coste del nostro Paese. In occasione del sedicesimo anniversario dell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo, Legambiente presenta ‘Mare Monstrum 2026’. “I numeri del report fotografano solo la punta dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente gli ecosistemi marini” spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, secondo cui “se nel 2025 si è registrato un calo dei reati, ciò è dovuto sia all’efficacia preventiva delle nuove pene ambientali, sia a una contrazione dei controlli sul territorio”.

Al primo posto i reati legati all’inquinamento

Pericolo numero uno per l’ecosistema marino è l’inquinamento (legato alla gestione illegale di rifiuti e alla mala depurazione) con 7.317 reati (pari al 35,7% del totale), che scavalca il ciclo illegale del cemento, al secondo posto con 6.189 reati (30,2%). Seguono la pesca illegale (4.338 reati, 21,2%), con un aumento del 52,7% rispetto al 2024 degli attrezzi e reti per la pesca sequestrati (11.243) e le violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto, anche in aree protette, (2.646 reati, 12,9%) che registrano un aumento di reati del 17,4% rispetto al 2024. L’inquinamento si conferma la vera piaga degli habitat marini e costieri: nel 2025 sono stati 8.397 i soggetti denunciati, 86 le misure cautelari, 2.452 i sequestri penali, 4.624 gli illeciti amministrativi e 4.548 le annesse sanzioni amministrative. Il valore economico del totale dei sequestri penali e amministrativi è stato di quasi 146 milioni di euro. La Campania è la regina indiscussa della classifica per numero di reati (1.655, il 22,6% del totale nazionale) con il record anche di persone denunciate (1.516), arresti (33) e sequestri (877). Seguono la Puglia (884 reati), che conta il maggior valore economici delle sanzioni irrogate (oltre 28,5 milioni di euro); la Calabria (731), il Lazio (693) e la Sardegna (539).

Gli altri reati, dal cemento alla pesca illegali

Per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento, nel 2025 le persone denunciate sono state 6.485 (-40,9% rispetto allo scorso anno), sette quelle arrestate (-12,5%), mentre i sequestri penali sono stati 653 (-37,3%). Anche in questo caso, la Campania detiene il 18,8% dei reati accertati a livello nazionale e conserva il primato anche per il numero di illeciti amministrativi. Per la pesca illegale, invece, oltre 4mila le persone denunciate e 146 i sequestri penali, che hanno fermato oltre 11mila attrezzi da pesca e più di 721mila chilogrammi di pesce (circa 1.977 chili al giorno), per un valore economico complessivo (che comprende anche le sanzioni comminate) di oltre 8 milioni di euro. Sommando anche gli illeciti amministrativi (5.919), si arriva a 10.257 violazioni. La Sicilia si conferma in testa della classifica (816 reati, circa il 19% del totale nazionale). Seguono Liguria (539 reati), Calabria (528 reati).

La metà dei reati tra Campania, Puglia, Calabria e Sicilia

Le regioni a tradizionale presenza mafiosa si confermano roccaforte dei reati: in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia si concentrano il 53,6% del totale nazionale. In cima alla classifica ancora una volta la Campania con 4mila reati, seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Un trend negativo che perdura: negli ultimi 26 anni (dal 1999 ad oggi) sono stati circa 483mila i reati accertati, di cui il 53,9% (260.399) concentrati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Al quinto posto, con numeri in controtendenza rispetto al dato nazionale, si colloca la Liguria, con 1.581 reati, in crescita del 9%, rispetto all’anno precedente, quando era ottava. Seguono Lazio (1.443 reati), Sardegna (1.356) e Toscana (1.162). Di fronte a questo quadro Legambiente torna a chiedere un impegno corale che veda in prima linea Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, rafforzando il proprio ruolo nella lotta all’aggressione criminale, mettendo al centro una serie di priorità. Dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, al completamento della rete di depurazione e al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, mediante l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of waste. L’associazione chiede anche tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio, attraverso il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi e impegni per la tutela della biodiversità, garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale.

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