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La MotoGp vuole copiare il calciomercato: la strana proposta sul tavolo dei team. Ducati perplessa

Il tema è in fase di studio, si pensa a una finestra in cui permettere gli ingaggi: le squadre e Carlos Ezpeleta ne hanno parlato a Silverstone. Il loro cruccio sarebbe evitare trattative troppo anticipate ed evitare che il mercato piloti distolga l'attenzione dalla pista
La MotoGp vuole copiare il calciomercato: la strana proposta sul tavolo dei team. Ducati perplessa
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La MotoGp intende eliminare il mercato libero, disciplinandolo attraverso l’introduzione di una finestra come avviene nel calcio. Un’idea piuttosto bislacca emersa dopo il Gran Premio di Silverstone, che ha visto un incontro tra il neoistituito IRTA Management Counsil, organo composto da rappresentanti dell’Associazione dei Team del Mondiale MotoGP (IRTA) e delle stesse squadre, e il direttore sportivo del campionato Moto Carlos Ezpeleta. Il team principal del team LCR, Lucio Cecchinello, a capo dell’associazione dei team IRTA, ha confermato che una proposta è in fase di studio e di sviluppo, con la finestra di validità contrattuale ipotizzata attorno al trimestre maggio-giugno-luglio. Qualsiasi contratto stipulato al di fuori dei menzionati termini sarebbe considerato nullo.

Ma perché un mercato di dimensioni ridotte come quello della Moto GP, equiparabile a quello della F1, categoria che però non si pone il problema di regolamentare proprio niente, avrebbe bisogno di adottare un approcciocalcistico”? La risposta, fornita dai soggetti interessati alla questione, è stata piuttosto singolare, e può essere così riassunta: impedire che l’aspetto sportivo e l’attività in pista vengano oscurati dai movimenti di mercato troppo precoci. Come avvenuto proprio all’inizio di questa stagione, dove un tourbillon di movimenti, riguardanti anche numerosi big, ha monopolizzato l’attenzione per diverse settimane. A fine gennaio, ad esempio, Fabio Quartararo aveva definito il suo passaggio alla Honda, con il suo posto in Yamaha preso da Jorge Martin, mentre in casa Ducati sarebbe arrivato Pedro Acosta ad affiancare Marc Marquez nel box ufficiale. Poco dopo, i cambi di team erano proseguiti con Francesco Bagnaia in Aprilia, mentre Red Bull KTM aveva ripensato l’intera lineup mettendo Alex Marquez accanto a Fabio Di Giannantonio. Il risultato di questo fermento ha portato a una griglia piloti 2027 già composta per più dell’80% prima della pausa estiva, il momento dove tradizionalmente si concretizzava la maggior parte dei movimenti. Questa fretta sembra non essere piaciuta a diversi team, né soprattutto ai boss della MotoGp.

C’è stato chi ha parlato di competizione snaturata da un mercato troppo anticipato e chi ha posto l’accento sulla necessità di “salvare i team da sé stessi”, ovvero di disciplinare una foga che può causare più danni che benefici, con programmi trasformati dall’obbligo di rispettare obiettivi contrattuali derivanti da un acquisto “sbagliato”, oppure finendo con il penalizzare chi decide invece di adottare un approccio più attendista, con il rischio concreto di vedersi sfilare tutti i nomi più appetibili e di inficiare, così, la propria competitività nel campionato. Una prospettiva, quest’ultima, che però cozza con quanto raccontato dal campionato nelle ultime stagioni, nelle quali, salvo un’eccezione, la MotoGp è stata vinta da piloti resi grandi dalla propria moto e non viceversa. Il progetto complessivo, quindi, conta almeno tanto quanto il pilota, come dimostrato dallo stesso Marquez, che ha dovuto andare in Ducati per tornare a vincere. Inoltre, esiste la concreta possibilità che, anche con l’introduzione della finestra, i contatti e le trattative continuino come prima, ma in maniera sotterranea, per poi attendere il momento giusto per ufficializzare ciò che era già stato pattuito.

Tra i team, Yamaha sembra quello più favorevole all’idea, mentre uno dei più perplessi è Ducati, anche per le oggettive difficoltà nel costruire il tutto, uniformandolo con le altre realtà. Perché di finestra si parla solo per la Moto GP, mentre per Moto2 e Moto3 rimarrebbe tutto come è adesso, e quindi dovrebbero essere previsto un sistema di deroghe per i passaggi di categoria. Uno dei più scettici in assoluto è Guenther Steiner, l’ex team manager della scuderia Haas di F1, oggi a capo del team Red Bull KTM. Steiner ha parlato di mondo “che deve imparare a crescere”, trovando, da un lato, ingiustificata questa frenesia dell’ingaggio anticipato a fronte di una stagione lunga dove numerose cose possono succedere, in primis l’eventualità, non remota, di un infortunio al pilota; dall’altro, inutile una proposta di regolazione di un mercato peculiare, dalle dimensioni ridotte, che continuerebbe a regolarsi da sé in ogni caso, cambiando solamente metodo nel caso dell’introduzione di un divieto.

La cosa che lascia però più perplessi della vicenda riguarda il ritorno di immagine derivante da una simile iniziativa. Più volte si è sentito dire che le vicende di mercato distolgano l’attenzione dalla pista, finendo con il disturbare l’evento sportivo. Il mercato è sempre stato un aspetto collaterale e parallelo all’evento, che non inficia lo stesso nel momento in cui si realizza. Di calciomercato si parla anche durante un Mondiale o nel corso della Champions League, così come i discorsi sui movimenti, veri o presunti, dei piloti di F1, tengono banco anche alla vigilia di un Gran Premio: ma l’attenzione verso la partita, o la gara, non viene minimamente intaccata. Nessun disturbo, nessuna ombra. Perché quindi una categoria sportiva dovrebbe temere la concorrenza del proprio mercato interno?

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