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Così la sinistra deve tornare alle radici: tasse ai ricchi e tutele per chi soffre

Oggi non serve una sinistra ecumenica. Servono chiarezza e radicalismo ovvero niente tecnicismi, ma proposte legate alla vita delle gente
Così la sinistra deve tornare alle radici: tasse ai ricchi e tutele per chi soffre
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Il Centro – parafrasando un’espressione del Principe di Metternich – oggi è un’espressione geometrica, non più un riferimento politico perché è sparita la classe di riferimento, ovvero quel ceto medio che si è impoverito ed è scivolato verso una condizione economicamente precaria con lo spettro della povertà. Siamo di fronte ad un capitalismo che in ferocia supera quello di metà Ottocento e non si è stati capaci di arginarlo.

Si è così avuta una radicalizzazione culturale e poi politica di questa fascia di popolazione, incattivita e spaventata. Un processo che la sinistra non ha saputo leggere, lo ha guardato con sufficienza, concentrando buona parte della sua iniziativa sui temi woke e trascurando totalmente le questioni che riguardano le condizioni materiali di vita. Lasciando che nel vuoto di iniziativa politica per affrontare i problemi reali del quotidiano, si innestasse, anche da noi, la cultura Maga che i problemi non li risolve, offre demagogia, sogni a buon mercato, ma soprattutto un colpevole, un obiettivo con cui prendersela, ovvero il migrante, usato anche per alimentare l’insicurezza e la paura. In sostanza la destra dice: “fate una vita di m… ma vi diamo qualcuno da bastonare”.

Negli Usa il senatore Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio Cortez e, prima di tutti, il sindaco di New York, Zohran Mamdani, stanno imponendo un radicale cambiamento di linea politica al Partito Democratico. Non un’abiura della difesa dei diritti civili, ma un riportare al centro la vita concreta della gente, i suoi bisogni. Il che vuol dire parlare della ridistribuzione della ricchezza, non solo adeguando i salari, ma intervenendo sui servizi sociali, la sanità, i prezzi al consumo, gli affitti, i trasporti, l’istruzione, i servizi nei quartieri. Cose che interessano alla gente che va a fare la spesa, che deve curarsi, che ha bisogno di un tetto, che vorrebbe mandare i figli all’università.

Proposte che hanno bisogno di soldi. Dove andare a prenderli? La risposta è stata semplice. Prendere i soldi a chi li ha, soprattutto a chi ne ha troppi: tassare le rendite delle imprese del Big Tech, tassare i multimilionari e le rendite finanziarie. Una società si riequilibra così e solo così tagli l’erba sotto i piedi all’estrema destra.
In Italia abbiamo una tradizione socialista a fronte della quale i giovani socialisti americani quasi scompaiono.

Eppure per decenni le donne e gli uomini della sinistra si sono vergognati di quella tradizione, di quelle proposte politiche che hanno consentito a lungo che in questo Paese tutti avessero una parte di ricchezza, non ha certo azzerato le disuguaglianza, ma ha permesso che l’ascensore sociale funzionasse, la riforma sanitaria universale, l’accesso dei figli delle classi lavoratrici all’università, lo statuto dei lavoratori. In sostanza ha fatto sì che i figli stessero meglio dei padri e che l’Italia crescesse anche sul piano dei diritti civili, approvando le leggi sull’aborto, il divorzio e il nuovo diritto di famiglia.

Risultati che la sinistra non ha mai più rivendicato. La sinistra si è nascosta, ha cambiato pelle: è diventata “sinistra liberale”, ovvero un ossimoro, virando, assai spesso, da liberale a liberista e ha consentito lo sfracello sociale.

Oggi nel programma del campo largo ciò non può più essere consentito. La tassazione dei redditi altissimi, attraverso una patrimoniale che applichi un prelievo fiscali ai redditi superiori ai quattro milioni di euro, prima che una misura economica, è un obbligo morale in un Paese dove la quasi totalità della ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Tassare con una patrimoniale costoro deve esser un punto chiaro nel programma del campo largo.

Si porterebbero nelle casse dello Stato non meno di 18 miliardi di euro. Non sono tantissimi ma garantirebbero risorse per aiutare chi sta peggio. Risorse che potrebbero essere rinforzate dal drastico ridimensionamento delle spese per la produzione e l’acquisto di armi.

Altro punto è il prelievo fiscale, oggi concentrato in gran parte sul lavoro dipendente e sulle pensioni, in un paese nel quale si hanno salari tra i più bassi d’Europa che condannano milioni di cittadini ad una condizione di povertà pur lavorando ma con retribuzioni inaccettabili e bloccate da anni ed anni.

La sinistra in questi anni ha avuto principalmente orecchie per le ragioni di un’imprenditoria rapace, stracciona. Alla disperazione sociale non si sono date risposte, ma neppure ascolto. Si è lasciato un vuoto politico enorme. In politica però il vuoto non esiste, perché qualcuno sempre arriva a riempirlo: la destra lo ha fatto fomentato paura e la rabbia, ricevendo in cambio odio e consenso.

La sinistra ha risposto stando sullo steso campo di gioco. Andando a volte più a destra della destra, per il timore di essere scavalcati e additati come “buonisti”.

Oggi non serve una sinistra ecumenica. Servono chiarezza e radicalismo ovvero niente tecnicismi, ma proposte legate alla vita delle gente. Bisogna parlare a chi ha fame e parlare della sua fame, perché loro oggi, purtroppo, sono assai di più di coloro che hanno la pancia piena. Hanno diritto che qualcuno si occupi della loro vita.

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