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Europei di volley femminile 2026, l’Italia di Velasco comincia la caccia alla “Tripla Corona”. Oggi la sfida alla Croazia, la grande rivale è la Turchia | La guida

Le azzurre, già campionesse olimpiche e mondiali, cercano un'altra impresa. Il percorso parte dal girone D di Göteborg, ma punta dritto a Istanbul e alla possibile nuova sfida contro la Nazionale di Santarelli. Il ct finora ha rimescolato le carte...
Europei di volley femminile 2026, l’Italia di Velasco comincia la caccia alla “Tripla Corona”. Oggi la sfida alla Croazia, la grande rivale è la Turchia | La guida
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Dopo le Olimpiadi e i Mondiali, manca solo l’ultima impresa. L’Italvolley di Julio Velasco comincia gli Europei femminili 2026, il titolo che completerebbe una straordinaria stagione di dominio, regalando alle azzurre la “Tripla Corona” di campionesse di tutto. L’avventura però non sarà facile, soprattutto perché la principale avversaria è la rivale di sempre in questi anni: la Turchia di Daniele Santarelli. Intanto si parte oggi alle ore 16 a Göteborg, con la sfida contro la Croazia, la prima del Pool D in cui sono state inserite le azzurre.

Per molti quella tra Italia e Turchia è già la finale annunciata. Sarebbe l’ennesima sfida. L’Italia ha battuto le turche negli ultimi 8 confronti diretti, compresa la finale dei Mondiali 2025 e la cavalcata alle Olimpiadi di Parigi 2024. Spesso però sono stati match tirati, come l’ultima finale iridata, vinta solo al tie-break del quinto set. In più, la Turchia ha battuto l’Italia proprio agli ultimi Europei nel 2023: è la campionessa in carica e giocherà sempre in casa, a Istanbul, mentre le azzurre saranno costrette più volte a fare le valigie (si spera) per muoversi da Göteborg (Svezia) a Baku (Azerbaijan) e poi nella capitale turca per la fase finale. Questa almeno è la teoria, perché poi nello sport nulla è scontato.

L’Italia di Velasco arriva a questi Europei dopo un’estate di esperimenti. Non ci sarà più la mitica Monica De Gennaro, per anni il libero più forte al mondo. La Nazionale ha perso anche per infortunio la schiacciatrice 23enne Loveth Omoruyi. Al suo posto il ct ha scelto di chiamare l’opposto di Conegliano Merit Adigwe. Una scelta che, almeno sulla carta, riporta Ekaterina Antropova tra le schiacciatrici. Proprio la possibile convivenza in campo tra lei e Paola Egonu è stata uno dei temi dell’estate. Velasco ha provato Antropova da banda, con risultati però non soddisfacenti. L’esperimento sembrava accantonato, poi è stato riproposto.

Velasco, insomma, ha provato a mischiare le carte. Ufficialmente per provare a dare nuovi stimoli e soluzioni a una Nazionale che ha già vinto Olimpiadi e Mondiali e quindi poteva avere bisogno di una scossa. Magari, dietro queste mosse c’è anche la volontà di non dare troppi riferimenti proprio a Santarelli e alla sua Turchia. Che spesso appare più solida delle azzurre, ma poi non è mai riuscita a prevalere nello scontro diretto. D’altronde, l’Italia può ancora permettersi di sperimentare nel corso degli Europei e trovare la quadra man mano che l’avventura entrerà nel vivo. Quando anche la “vecchia” staffetta tra Egonu e Antropova potrebbe tornare l’arma migliore a disposizione.

L’Italia può permettersi di essere un diesel, si diceva. Il girone presenta giusto qualche trappola da non sottovalutare. C’è innanzitutto la Svezia padrona di casa che vanta il talento di Isabelle Haak, ma poco altro. In teoria anche la Francia si è messa in mostra nelle ultime manifestazioni, seppure sia falcidiata da assenze pesanti. Insomma, salvo cataclismi le azzurre puntano con sicurezza a passare il Pool D da prime. E nel percorso verso la finale l’altra principale rivale sarà probabilmente la solita Serbia, che però oltre a Tijana Bošković fatica a trovare altre giocatrici all’altezza delle azzurre. Una possibile sorpresa potrebbe essere la Slovenia, in crescita e ben allenata da un altro coach italiano, Alessandro Orefice. Per l’Italia però il grande obiettivo è la finale: oggi comincia il percorso che punta a domenica 6 settembre, alla bolgia di Istanbul, dove tutto sarà possibile.

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