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La sensazione è che il viaggio di Ulisse nell’Odissea di Nolan continui dentro di noi

La sensazione è che il viaggio di Ulisse nell’Odissea di Nolan continui dentro di noi
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di Alessandra De Guilmi

L’Odissea di Christopher Nolan, a mio parere, è un vero capolavoro. La sua reinterpretazione dell’opera omerica è il frutto di una mente geniale e profonda. Lo spettatore viene rapito da questo racconto che, pur mantenendo la matrice epica dell’opera e molti dei suoi eventi fondamentali, ne trasfigura interiormente l’eroe: un uomo che abbandona i panni del guerriero impermeabile ai rimpianti, alla pietà e alla crudeltà feroce delle sue conquiste, facendo emergere un eroe più realistico e vero.

Un Ulisse che, tormentato dalla brutalità della conquista di Troia, ottenuta attraverso l’inganno di una pace fittizia e nata dall’ira e dalla spietatezza di uomini ormai vittime degli istinti più biechi, viene accompagnato, durante tutto il suo lunghissimo viaggio, da quella che appare come la dea Atena e che, guarda caso, assume proprio il volto della sacerdotessa decapitata durante l’occupazione di Troia.

È la consapevolezza della spietatezza della guerra a costringere un grande guerriero a fare i conti con se stesso.

L’arroganza dell’Ulisse “originale”, la stessa che porterà l’eroe di Dante nel XXVI canto dell’Inferno, tra i consiglieri fraudolenti, a spingersi oltre i limiti imposti all’uomo nel suo insaziabile desiderio di conoscenza, è quella dell’uomo che, nell’Odissea, grida il proprio nome al Ciclope per esaltare le sue gesta, riversando così sui suoi uomini la vendetta di Poseidone.

In Nolan, questa arroganza lascia il posto a un uomo dai grandi principi e ideali che, tuttavia, combatte con le proprie azioni e con la consapevolezza di aver oltrepassato un limite proprio nel tentativo di difenderli, finendo così per depauperarli del loro stesso valore.

Lo spettatore si trova invischiato emotivamente in questa introspezione del protagonista, che porta a mostrare dell’eroe una fragilità umana capace di sgretolare il confine tra lui e chi assiste al suo viaggio.

Se Christopher Nolan avesse semplicemente riprodotto l’Odissea così come è nota a tutti, avrebbe dato vita soltanto a uno dei tanti film in cui sono gli effetti speciali e le nuove tecnologie cinematografiche a fare la differenza, senza aggiungere nulla di più di quanto una sana lettura dell’opera avrebbe già potuto suscitare. Lui, diversamente, ha dato contemporaneità all’opera di Omero, con echi che riconducono a ciò che, tristemente, avviene ancora oggi.

In quel Cavallo di Troia, falsa pace che cela l’atrocità di future vite spezzate, possiamo scorgere, per analogia, il dramma del conflitto israelo-palestinese e di tante altre guerre contemporanee.

Nolan ridisegna anche le figure epiche che accompagnano il viaggio di ritorno dell’eroe verso Itaca. Calipso non impedisce a Ulisse di tornare spinta soltanto da un amore non corrisposto ed egoistico, ma, pregna di un sentimento che trascende le emozioni personali, accompagna il guerriero attraverso gli incubi di un passato che lo soffocava e ne ostacolava il ritorno da uomo integro e degno di onore.

In un primo momento, tuttavia, il suo intervento sembra più vicino all’oblio che alla guarigione, conducendolo a dimenticare, ad attenuare il dolore e a sottrarsi alla memoria di ciò che ha vissuto. Sarà poi necessario recuperare quella memoria e affrontarla per ristabilire un equilibrio interiore, al fine di compiere scelte giuste e degne di essere ricordate nel tempo e di prendere coscienza dei propri errori umani, così da non esserne nuovamente artefice.

Anche le gesta della maga Circe non sono soltanto il frutto di un mero desiderio incomprensibile di deturpare, senza senso, la natura umana, ma sembrano rappresentare la disperazione di una donna che sembra aver subito la brutalità dell’uomo a tal punto da identificare, nell’intero genere maschile, tutto il male di cui l’essere umano può essere capace.

La geniale Odissea di Christopher Nolan scorre senza che quasi ci si accorga del tempo, lasciando, oltre lo schermo, la sensazione che il viaggio di Ulisse continui dentro di noi, con le sue verità e il peso delle sue scelte.

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