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Concerto De Andrè, chiedo a Dori Ghezzi: che tipo di dialogo pensa di poter avere con Salvini?

Che tipo di dialogo pensa - lei che lo ha conosciuto - avrebbe avuto Fabrizio De Andrè con un figuro simile o con i suoi accoliti?
Concerto De Andrè, chiedo a Dori Ghezzi: che tipo di dialogo pensa di poter avere con Salvini?
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“A questo punto mi viene il dubbio che De André sia diventato una specie di ‘santino nazionale’: quello che ascoltiamo tutti, celebriamo tutti, citiamo tutti, purché nessuno si azzardi a ricordare cosa diceva realmente”. Le parole di Alice De Andrè pongono un tema centrale. Quello dei contenuti, delle scelte, delle fratture che alcuni hanno scelto di vivere, che hanno creato con la loro vita e il loro percorso artistico, culturale e politico.

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Contenuti e scelte che o vengono demonizzate, o consegnate all’oblio – penso alla figura di Enrico Berlinguer – oppure, ed è il percorso più subdolo e sicuro, vengo banalizzate, edulcorate fino a sparire, sovrastate dalla banalità del “santino nazionale” come è accaduto per Falcone, Borsellino o per Maria Grazia Cutuli.

Quando Faber è cominciato ad entrare nelle scuole, con dirigenti scolastici e professori che riducevano la sua vita, la sua poetica a una serie di luoghi comuni sulle note di Marinella, ho pensato che anche per lui era giunta l’accettazione collettiva, che lo aveva deformato sino a trasformarlo in altro. Il pericolo è che questo avvenga – sta forse già avvenendo – con Francesco Guccini.

Dori Ghezzi rispondendo alla nipote di Fabrizio De Andrè ha usato, nel sentivo di tacitarla, il più banale dei luoghi comuni: “lei non lo ha conosciuto”. Come se conoscere fisicamente una persona, per di più il proprio nonno, sia un requisito essenziale per comprendere il messaggio che ha lasciato, la sua testimonianza di vita. Con il metro usato da Dori Ghezzi, non potremmo mai comprendere il messaggio di Gramsci, oppure quello di Don Milani, valutare le scelte di Benedetto Croce o di Don Sturzo, perché fisicamente non li abbiamo conosciuti.

L’eredità di alcune grandi personalità non deriva dalla conoscenza fisica, deriva dalla loro testimonianza, dai loro atti, dalle scelte, dalle rotture e da cosa hanno detto, scritto, cantato. Dalle liti e dagli scontri che hanno avuto e dai dialoghi che hanno intessuto.

Sinceramente appare singolare accostare De Andrè al buonismo accomodante che ha guidato l’intervento di Dori Ghezzi che non era assolutamente pacificatore, bensì una difesa di Matteo Salvini e un attacco alla ragazza che ha avuto l’ardire di contestarne la presenza, per di più seduto accanto alla padrona di casa (un esercizio di democrazia privo di qualunque violenza, ha infatti detto “me ne vado”, non ha detto “deve andarsene Salvini”).

Dori Ghezzi con supponenza ha preteso di spiegarle cosa sia la democrazia. La sua idea moderata, sgonfia, accomodante di democrazia, che Guccini ha spiegato benissimo nei versi di Addio (Io dico Addio… a chi si dichiara di sinistra e democratico / però è amico di tutti perché non si sa mai, / e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico).

Un’idea molto lontana da quello che De Andrè non solo ha scritto, ma ha vissuto e ha testimoniato. Il Vangelo secondo De André era quello di Don Andrea Gallo, quello dei diseredati, degli ultimi, dei ladri e delle puttane, quello che diceva “non c’è l’inferno nel mondo del buon dio”.

Una visione del mondo diametralmente opposta a quella di Salvini, di Vannacci, Meloni e compagnia cantando. Agli antipodi, inconciliabile, “indialogabile” con chi gli ultimi li vorrebbe semplicemente cancellare, con chi lascia marcire i migranti su una nave in condizioni disperate, con chi citofona alla gente dicendo “lei spaccia”, con chi ha predicato la discriminazione e il razzismo.

Mi permetto di chiedere a Dori Ghezzi: che tipo di dialogo pensa di potere avere con Matteo Salvini? La questione mi incuriosisce. Che tipo di dialogo pensa – lei che lo ha conosciuto – avrebbe avuto Fabrizio De Andrè con un figuro simile o con i suoi accoliti? Credo che forse Alice non abbia ipotizzato male, affermando che suo nonno, molto probabilmente, avrebbe detto “quello qui che cazzo ci fa?”.

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