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Ultimo aggiornamento: 22:44

Commissione Covid, Conte: “Meloni regista del plotone di esecuzione, mi affronti ed eviti questi mezzucci”. La premier: “La verità è un dovere”

Cinque ore di audizione non sono bastate. Il secondo round per Conte in Commissione Covid sarà il prossimo 14 settembre
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“La presidenza del Consiglio deve chiarire, e così anche il ministero della Sanità, come è stato possibile dare 100 milioni a un imprenditore privato che fatturava somme modestissime senza attendere il giudizio di appello e procedimento cautelare. Cento milioni dei nostri soldi. È una vicenda che considero assolutamente singolare. Questo documento tra le mie mani l’ho portato in procura, che deve accertare, e invito e diffido la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute a sospendere subito il pagamento di cento milioni perché quella vicenda va assolutamente chiarita. È assolutamente opaca e non ha una spiegazione”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, al termine delle oltre cinque ore di audizione in Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.

Intanto c’è già una nuova data per la prossima audizione di Conte, presidente del Consiglio al tempo dell’esplosione della pandemia: i 14 settembre. Oggi dopo tre ore di relazione dell’ex presidente del Consiglio, ci sono state due ore di domande. Che evidentemente non sono bastate. E si è registrato un certo nervosismo e insoddisfazione tra i membri della Commissione di centrodestra, in particolare modo di Fratelli d’Italia.

“Non dovete comunque chiedere a me se è andata bene oggi questa audizione dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta perché lei era regista di tutto questo. Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione che viene portato e realizzato qui in commissione Covid e ovviamente di tutto quel circuito mediatico grazie a stampa e tv amiche che gettano fango da tempo – e conclud. – le mando un messaggio, visto che questi mezzucci hanno un corto respiro, perché poi arriva il momento in cui io ci sono, sto qui a parlare, a chiarire tante ore, addirittura neppure la maggioranza ha il coraggio di farmi le domande su quelle stupidaggini, mascherine, Di Donna, ma chiariremo comunque tutto, ci ritorneremo anche a settembre. Allora, Giorgia Meloni, non è meglio che mi affronti politicamente in trasparenza? Io son qui. Confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte”.

A stretto giro di posta è arrivata la replica della premier, che in un post sui social ha negato che si tratti di “un processo a una persona”. È un “dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”.

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