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Rolls-Royce, dentro la fabbrica di Goodwood. Dove prendono forma i sogni

Tra artigianato, tecnologia e personalizzazione estrema. Abbiamo visitato lo stabilimento inglese, da cui ogni vettura esce come un pezzo unico
Rolls-Royce, dentro la fabbrica di Goodwood. Dove prendono forma i sogni
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Entrare nella casa di Rolls-Royce a Goodwood significa mettere in discussione tutto ciò che si pensa di sapere su una fabbrica. Il rumore delle presse lascia spazio al silenzio. L’odore dell’olio viene sostituito da quello del legno appena lavorato e della pelle naturale. Persino la luce sembra diversa. Qui non si produce semplicemente un’automobile: si realizzano desideri.

A fare da cornice c’è la campagna inglese, quella delle grandi querce, dei prati perfetti e delle papere che passeggiano tranquille nei laghetti del parco. Un’atmosfera quasi irreale, dove il tempo rallenta, quasi a fermarsi e il romanticismo britannico sembra aver trovato il proprio rifugio ideale.

La sorpresa arriva appena oltre la soglia. Tutto è climatizzato, ordinato, silenzioso. Gli spazi sono luminosi, le postazioni sembrano laboratori più che linee di produzione. Persino la mensa dei dipendenti ricorda più il ristorante di un hotel di lusso che un refettorio aziendale. Un dettaglio che racconta molto della filosofia Rolls-Royce: se vuoi costruire il meglio del mondo, devi mettere i tuoi collaboratori nelle condizioni migliori per farlo.

Sono oltre 2.500 gli uomini e le donne che ogni anno realizzano poco più di 5.600 automobili destinate ai clienti di tutto il pianeta. Numeri minuscoli per l’industria automobilistica, enormi se si pensa che ogni esemplare nasce praticamente tailor made. Il momento che più colpisce è davanti al celebre cielo stellato delle Rolls-Royce: una specialista lavora con infinita pazienza su centinaia di fibre ottiche. Le prepara, divide, le inserisce manualmente una ad una. Si pensi che per completare un solo rivestimento possono servire fino a quarantotto ore. Ogni punto luminoso, una volta inserito viene controllato, corretto.

E quel cielo può raccontare qualsiasi storia. La costellazione del giorno di nascita di un figlio, il firmamento visto durante una proposta di matrimonio, una galassia immaginaria o persino un disegno creato appositamente per il proprietario. Dietro le fibre ottiche lavorano sofisticate centraline elettroniche che permettono effetti luminosi sorprendenti, capaci di far sposare la poesia della luce alla tecnologia più avanzata.

Passato e il futuro lavorano sullo stesso banco. Da una parte gli artigiani che lucidano legni pregiati, cuciono pellami e rifiniscono ogni dettaglio come si faceva un secolo fa. Dall’altra software, elettronica, scansioni digitali e processi produttivi sofisticatissimi.

Poi ci sono i materiali. Camminando tra i reparti si attraversa un caleidoscopio di colori e superfici. Lino, seta, cachemire, carbonio, essenze di legno provenienti da ogni angolo del globo, pelli di qualsiasi foggia e tonalità. Tutto catalogato con un ordine quasi certosino, pronto a trasformarsi nell’abitacolo immaginato dal cliente.

Il livello di personalizzazione, del resto, non conosce praticamente limiti. Ogni Rolls-Royce può diventare il riflesso della storia personale del suo proprietario, fino ad arrivare a rendere omaggio ai propri affetti più cari. È il caso della recente Spectre “Bailey”, realizzata per celebrare l’amato cane di famiglia: la dimostrazione che, a Goodwood, anche il legame con il proprio compagno a quattro zampe può trasformarsi in un’opera d’arte su quattro ruote.

Non sorprende allora che collezionisti e imprenditori coinvolgano artisti di fama internazionale per creare insieme ai designer e agli artigiani di Goodwood vetture uniche, irripetibili, lontanissime dal concetto tradizionale di automobile. E forse il vero segreto è proprio questo: il cliente conserva l’anima curiosa di un bambino. Solo che, questa volta, il suo salvadanaio è molto più capiente.

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