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L’Ucraina colpisce navi iraniane, Teheran: “Agisce per conto d’Israele, reagiremo”. Anche l’Ue ora teme l’allargamento del conflitto

La decisione di Zelensky di colpire i cargo della Repubblica islamica rischia di far intrecciare le due guerre provocando uno scontro globale. Per Bruxelles, non coinvolta in Medio Oriente, è un problema: invia armi a Kiev e sta spingendo per la sua adesione all'Ue
L’Ucraina colpisce navi iraniane, Teheran: “Agisce per conto d’Israele, reagiremo”. Anche l’Ue ora teme l’allargamento del conflitto
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Iran e Ucraina sono stati trattati, almeno dai loro alleati, come due dossier separati. Fino a oggi. Perché l’attacco del 25 luglio col quale l’esercito di Kiev ha colpito, provocando anche una vittima, un cargo di Teheran nel Mar Caspio ora rischia di allargare lo scenario innescando una guerra globale. La giustificazione dell’establishment ucraino sta nel fatto che Iran e Russia intrattengono scambi di materiale bellico e, quindi, il Paese degli ayatollah non può essere considerato estraneo al conflitto in Ucraina. La replica di Teheran è che mai nessun attacco o provocazione era stata mossa nei confronti di Kiev, ma adesso la risposta sarà inevitabile e “sorprendente“. Se così fosse, anche l’Unione europea dovrebbe velocemente decidere come posizionarsi, dato che a Zelensky invia soldi e soprattutto armi, con la promessa di un’adesione rapida all’Ue.

La mossa di Zelensky e la replica di Teheran

A rompere gli equilibri, come detto, è l’azione militare ucraina rivendicata in prima persona dal presidente: in un attacco “a lungo raggio sono state colpite nel Mar Caspio navi utilizzate per il trasporto di materiale bellico destinato all’Iran, nonché una nave da guerra”, aveva scritto il 25 luglio in un breve post su X. Sarà poi il Ministero degli Esteri iraniano a precisare che quello colpito è un piroscafo commerciale e che si era registrata la morte di un marinaio. “Un atto di aggressione che potrebbe alimentare ed estendere ulteriormente le fiamme della guerra”, aveva poi concluso Teheran convocando i diplomatici ucraini.

Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha subito chiesto l’intervento della comunità internazionale. Prima ha contattato telefonicamente l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Kaja Kallas, condannando l’attacco. Poi ha chiesto che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’Unione europea facessero lo stesso: “Gli autori e i sostenitori dell’attacco devono essere ritenuti colpevoli per tale atto criminale”, ha affermato.

La Repubblica islamica non si è mossa, però, solo attraverso canali diplomatici, ma ha promesso a Kiev una reazione “imprevedibile”: “Questa azione dell’Ucraina è stata un atto assolutamente illegale e ingiustificato, contrario alla Carta delle Nazioni Unite, oltre che un pericoloso atto di avventurismo che di certo non rimarrà senza risposta da parte nostra”, ha dichiarato il portavoce del ministero, Esmaeil Baqaei in un briefing settimanale con la stampa.

Le motivazioni di Zelensky

Nelle dichiarazioni dei vertici ucraini si trovano due posizioni diverse tra loro. Se si ascoltano quelle del ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, si capisce ad esempio che la mossa di Kiev è pienamente giustificata dal coinvolgimento diretto iraniano nell’invasione russa: “Le minacce dell’Iran sono ingiustificate e prive di fondamento – ha scritto su X – Il regime di Teheran è complice diretto dell’aggressione russa contro l’Ucraina, alimentando la guerra criminale di Mosca con armi che hanno ucciso ucraini dal 2022. L’Iran non ha alcuna legittimazione a fingere di essere vittima, né tantomeno a giustificare le sue minacce con assurdi riferimenti alla Carta delle Nazioni Unite. Con le sue dichiarazioni l’Iran cerca anche di distogliere l’attenzione dal terrorismo russo contro le navi mercantili civili nel Mar Nero che minaccia la sicurezza alimentare globale”.

In realtà, non è solo l’Iran a offrire una lettura diversa dell’attacco ucraino, ma lo stesso Zelensky che, invece, con un post su X spiega come “dall’inizio di luglio abbiamo registrato un’intensa sorveglianza satellitare russa degli Stati del Golfo e delle installazioni militari statunitensi lì presenti. Queste immagini finiscono successivamente in Iran. Sussiste una chiara correlazione tra le immagini satellitari russe di questi siti e gli attacchi iraniani”. In poche parole: se la Russia offre supporto all’Iran per sferrare attacchi contro Usa, Israele e Paesi del Golfo, anche gli ucraini sono legittimati a colpire l’Iran per aiutare i propri alleati.

È proprio questa la strategia che sembra aver sposato il presidente ucraino: dare la propria disponibilità al coinvolgimento nel conflitto contro l’Iran nella speranza di un sostegno più massiccio dell’alleato americano e israeliano nella guerra contro la Russia. Lo si era notato già poco dopo l’attacco unilaterale statunitense contro la Repubblica islamica, lo scorso 28 febbraio, quando proprio Kiev offrì pubblicamente agli Stati del Golfo, bersaglio della rappresaglia iraniana, il proprio supporto militare. E lo ha ribadito anche Araghchi, secondo cui l’attacco ucraino è avvenuto “su ordine di Israele“.

Ue spiazzata

La discesa sul campo di battaglia iraniano da parte di Zelensky scuote di nuovo Bruxelles, già in difficoltà nel far convivere diverse posizioni tra i 27 sul sostegno alla guerra difensiva di Kiev. Due sono i punti più delicati da affrontare. Il primo riguarda il massiccio invio di armi dall’Ue all’Ucraina dall’inizio del conflitto. Finché quei missili, quelle munizioni, quegli ordigni servivano a difendersi o, al massimo, contrattaccare contro l’invasore russo, dall’Ue non è arrivata alcuna opposizione. Ma se le stesse armi, oggi, vengono impiegate in una guerra alla quale gli stessi Stati membri, e anche la Nato, si sono ben guardati dal partecipare, la valutazione potrebbe cambiare. Il secondo punto riguarda, come al solito, il fatto che l’Ucraina sta procedendo spedita nel processo di adesione all’Unione europea. Bruxelles non manca di sottolineare che la nascita dell’Ue ha garantito una pace duratura senza precedenti nella storia del Vecchio Continente e un attacco diretto di un Paese candidato a un altro Stato sovrano va nella direzione opposta rispetto alla politica del dialogo e della diplomazia sbandierata dalle istituzioni europee.

Non è un caso se l’Iran ha contattato immediatamente Kallas per chiedere una presa di posizione che, al momento, non è ancora emersa pubblicamente. Ma anche a Mosca sanno che questa mossa di Zelensky può mettere in difficoltà Bruxelles ed è per questo che, due giorni dopo, anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è tornato sull’episodio: l’attacco è uno sviluppo “estremamente pericoloso – ha detto -, costituisce a una nuova escalation della tensione“. E l’Europa, di nuovo, dovrà decidere quale posizione assumere.

X: @GianniRosini

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