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Ecco la mia Top 5 momenti cringe dell’Odissea di Nolan

Ho provato a mettermi nei panni degli spettatori che conoscono poco o nulla della trama omerica. Cosa potrebbero mai trarre da questo film?
Ecco la mia Top 5 momenti cringe dell’Odissea di Nolan
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di Andrea Spinelli

Certo. La fedeltà filologica all’opera scritta non è un criterio valido per giudicare un film. Sono nati capolavori da trasposizioni fedelissime ma anche da rivisitazioni che si discostavano dall’originale in modo scioccante. Tuttavia resta sul campo una domanda legittima. Perché mai mettere le mani sulla più meravigliosa, selvaggia, ipnotica, puerile e divertente storia mai scritta, per farne soltanto l’ennesimo, ridondante, cupo, gargantuesco film di Christopher Nolan?

L’Ulisse di Nolan è il tipico eroe nolaniano: mentalmente travagliato, turbato dai sensi di colpa, ma emotivamente piatto e del tutto privo di senso dell’umorismo. Meno arguto del protagonista omerico e pur tuttavia attraversato da una fredda miscredenza che lo converte in eroe scettico e protomaterialista. Caratteristica questa che lo avvicina all’Achille di Troy, altro improbabile adattamento hollywoodiano in cui, proprio come in questa Odissea, la regia proietta sul personaggio principale l’urgenza di spiegare al mondo che la dimensione mitica degli antichi poemi non era altro che superstizione. E allora complimenti! Avete sperperato decine di milioni di dollari per rinunciare alla più grande risorsa narrativa di Omero sostituendola con un noiosissimo spieghino pseudo-antropologico.

E se una buona fetta di pubblico va a vedere un adattamento dell’Odissea con l’obiettivo di paragonare la trasposizione cinematografica al testo originale, vi sono anche spettatori che, in modo del tutto legittimo, conoscono poco o nulla della trama omerica. Cosa potrebbero mai trarre da questo film? Ho provato a mettermi nei loro panni e a darmi una risposta: uno stoppaccioso polpettone, non privo di sequenze imbarazzanti.

E infatti, per finire, ecco la mia “Top 5 momenti cringe dell’Odissea di Nolan”. Attenzione: contiene spoiler.

5. Calipso-terapia
La scena si svolge su una spiaggia ma Ulisse potrebbe tranquillamente trovarsi sulla chaise longue di uno psicanalista. La Dottoressa Calipso è impegnata a far riemergere dall’inconscio del paziente i ricordi rimossi affinché il condottiero possa riprendere la rotta verso casa. Ma è cosa nota: confondere amore e terapia non porta mai buoni risultati. Ci siamo passati tutti.

4. Atena amica invisibile
Quando per la prima volta compare il personaggio di “Atena”, nel mio cuore si è accesa una speranza. Ma è durata pochissimo. Non si tratta infatti della vera dea della saggezza, ma di un’irrilevante amica immaginaria su cui Ulisse proietta i suoi sensi di colpa. I compagni di Ulisse, che ovviamente non possono vederla, si chiedono perplessi: “Ma con chi sta parlando il nostro capo?”.

3. Lestrigoni satinati
Per risparmiare sulla produzione, Nolan deve aver vestito questi personaggi attingendo a qualche fondo di magazzino dei vecchi costumi di Batman. Altrimenti che senso avrebbe la scelta di anacronistiche armature integrali, cromate e satinate come la carrozzeria di una Mercedes?

2. Piange il Telemaco
C’è una sorta di accanimento contro il personaggio del figlio che non potrà piacere a Massimo Recalcati. Dai cosiddetti “pretendenti” (il termine “proci” è stato prudentemente omesso) fino alla stessa Penelope, è un’umiliazione dietro l’altra. E nel viaggio a Sparta che dovrebbe rappresentare il passaggio di Telemaco all’età adulta le cose non vanno certo meglio. Alla fine Ulisse e Penelope gli concedono inspiegabilmente il dono del regno, ma con la stessa condiscendenza con cui si regala a un figlio indesiderato l’ultimo modello di smartphone.

1. Circe, e ti passa l’appetito
Una sequenza talmente imbarazzante da essere stata estromessa da ogni trailer promozionale. Circe, da paradigma di fatale sensualità, è ridotta nel film a decadente megera medievale che cucina disgustosi stufati. Come per ogni strega che si rispetti, nella sua stamberga c’è una gabbia di legno con una cornacchia. A un certo punto, per salvarsi, Ulisse prende la povera pennuta in ostaggio e minaccia di ucciderla. Acme irraggiungibile del cringe nolaniano.

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