“Dopo l’infarto sono stato male, mi sono chiuso in casa e non volevo nulla. Forse la colpa è del vaccino, ma non sono no vax”: la confessione di Antonio Rossi
Una vita trascorsa ai massimi livelli dello sport, eppure nel 2021, Antonio Rossi – tre volte campione olimpico della canoa – si è trovato ad affrontare una delle prove più difficili della sua vita: un infarto. A raccontarlo è lui stesso in un’intervista al settimanale Gente. “Non me l’aspettavo”, confessa Rossi. “Poi ho scoperto che mio nonno aveva avuto problemi al cuore. Ma forse la colpa è stata del vaccino per il Covid: l’avevo fatto tre settimane prima e poi venne fuori che poteva causare trombi. E a me l’infarto è partito da un trombo. Ma non sono no vax: rifarei tutto, lo scriva per favore”.
Il periodo successivo non è stato semplice. “Dopo l’infarto sono stato male, mi sono chiuso in casa, non volevo niente“. Per superare quel momento ha deciso di rivolgersi allo psicologo che lo aveva già seguito durante la carriera agonistica. Oggi sta bene, anche se convive con le conseguenze di quell’episodio: “Ora mi sento bene: con una cicatrice nel cuore e uno stent. Tutti i giorni prendo la cardioaspirina e le statine. E la cosa mi dà un fastidio…”, ha rivelato.
Cinque medaglie olimpiche (tre ori, un argento e un bronzo), sette titoli mondiali, 61 titoli italiani e l’onore di essere portabandiera dell’Italia ai Giochi di Pechino 2008. Ma tra pochi giorni, il 4 agosto, ricorreranno i trent’anni dal suo primo oro olimpico conquistato ad Atlanta 1996 nel K1 500 metri, arrivato il giorno dopo il successo nel K2 insieme a Daniele Scarpa. Di quel giorno ricorda tutto: “Mi svegliai carico. L’oro del giorno prima in coppia con Daniele Scarpa mi aveva molto gasato“. Rossi ricorda perfettamente anche la gara: “Scesi in acqua e partii subito a mille, in testa”. E poi quell’episodio rimasto nella storia: “Vedevo la punta della barca del mio avversario sempre di fianco a me. Invece a 150 metri dalla fine, pieno di acido lattico, mi accorsi che era il catamarano dei giudici, gli altri erano indietrissimo. Vinsi sfinito”.
Anche oggi Rossi continua a prendersi cura della propria forma fisica. Se da atleta aveva appena il 7% di massa grassa — mentre l’amico Juri Chechi arrivava addirittura al 3% — oggi scherza sulle difficoltà nel mantenere il peso forma. “Sono a dieta perenne, ma non la rispetto: mi basta guardare una focaccia per ingrassare. Mangio pochi carboidrati e tante proteine. Mi alleno tre volte a settimana: ho una piccola palestra in casa, i miei amici vengono alle sette del mattino e facciamo pesi assieme”.
Con le vittorie arrivarono anche notorietà e attenzioni. Rossi ammette che il suo aspetto fisico contribuì non poco alla popolarità. “Ho sempre avuto l’impressione che le persone vedessero più gli occhi azzurri che le medaglie. Per carità. Gli sponsor gradivano molto e anche io”. Non sono mancate nemmeno situazioni imbarazzanti durante i servizi fotografici. “Ho avuto un po’ di avance soprattutto quando facevo le foto. Ogni tanto la mano di qualche signora grandicella cadeva sul sedere. Ridevo”. Alla domanda se abbia mai approfittato del successo, la risposta è chiara: “Se lo avessi fatto, se non fossi stato focalizzato, non avrei avuto i risultati che ho avuto”.
La sua vita privata è sempre rimasta legata alla moglie Lucia Micheli, anche lei canoista, conosciuta quando erano giovanissimi. Insieme hanno costruito una famiglia con due figli, mentre la sua carriera è diventata una delle più prestigiose dello sport italiano: cinque medaglie olimpiche (tre ori, un argento e un bronzo), sette titoli mondiali, 61 titoli italiani e l’onore di essere portabandiera dell’Italia ai Giochi di Pechino 2008. Tra i ricordi più curiosi resta anche un servizio fotografico realizzato nei primi anni Duemila, in cui posò completamente nudo coprendosi soltanto con una pagaia. “La Guardia di Finanza non fu molto felice e nemmeno mia moglie”.