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Gli incendi continuano a bruciare l’Agrigentino: evacuate cento persone dal centro di Santo Stefano Quisquina

Destano particolare preoccupazioni un deposito di ossigeno, la clinica Ignazio Attardi, una stazione di rifornimento e una fabbrica di giochi d'artificio, primo target dei canadair della forestale e delle squadre di vigili del fuoco. A Bivona verrà chiesto lo stato di crisi
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Sono state 48 ore difficili per la provincia di Agrigento, dove numerosi incendi hanno colpito la Valle del Belice e i Monti Sicani e diverse abitazioni sono state evacuate.

Mentre i vigili del fuoco lavorano per spegnere le fiamme, i roghi continuano a moltiplicarsi: l’ultimo, spinto dal vento di scirocco, ha colpito anche il centro storico del comune di Santo Stefano Quisquina, dove il sindaco Francesco Cacciatore ha invitato i residenti delle contrade Canfuto e Bosco Kadera a lasciare le proprie abitazioni e cento persone sono state sgomberate in via precauzionale. Occhi puntati su un deposito di ossigeno, la clinica Ignazio Attardi da cui sono stati evacuati 22 pazienti, una stazione di rifornimento e una fabbrica di giochi d’artificio, primo target dei canadair della forestale e delle squadre di vigili del fuoco. Sono in arrivo anche i pompieri dei distaccamenti di Sciacca e Canicattì, oltre a rinforzi di carabinieri, polizia e volontari della Protezione civile. Temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni la strada statale 118 “Corleonese Agrigentina” dal km 71,600 al km 73,800, con traffico deviato sul posto. Le squadre Anas e le Forze dell’Ordine sono intervenute per consentire il ripristino della normale viabilità nel più breve tempo possibile.

Nel corso della mattina il fuoco è arrivato anche all’Eremo di Santa Rosalia, dove sono in azione canadair ed elicotteri che si approvvigionano nei laghetti privati della zona, soprattutto di Cammarata. La linea Tim non è più funzionante a causa dell’incendio. Diversi abitanti di Bivona e Santo Stefano Quisquina stanno aiutando i residenti a domare gli incendi fin dalle prime ore di stamattina. Gli agricoltori, con i loro escavatori, ruspe, trattori stanno cercando di fare dei tagliafuoco, mentre altri con contenitori pieni d’acqua danno una mano alle forze messe in campo. Si registrano nuovi focolai anche nella parte bassa di Bivona. Il sindaco Milko Cinà commenta la difficoltà di questi giorni: “Ci stiamo nuovamente mobilitando, già abbiamo avuto danni ad aziende agricole e zootecniche, così come ad alcune abitazioni. Ho già dato mandato agli uffici di predisporre tutti gli atti per richiedere lo stato di crisi“.

Nella notte le fiamme hanno raggiunto anche il Parco Icori di Agrigento, dove il sindaco Michele Sodano si è recato per un sopralluogo questa mattina. Al termine, ha rassicurato i cittadini spiegando che “la situazione non è disastrosa come avevamo temuto. Gli incendi che hanno interessato l’area hanno coinvolto prevalentemente sterpaglie. I Vigili del Fuoco sono ancora al lavoro e, per rafforzare le operazioni di spegnimento, ho disposto l’invio di un mezzo della nostra Protezione Civile comunale per intervenire sui focolai ancora presenti nell’area del Parco dell’Addolorata”. Sodano ha ringraziato i Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale e volontari della Protezione Civile di Agrigento “per la professionalità, la dedizione e il grande lavoro che stanno svolgendo in queste ore per mettere in sicurezza il nostro territorio. A loro va la gratitudine dell’intera comunità agrigentina”.

Nei giorni scorsi gli incendi avevano colpito anche le aree comprese tra Sciacca e Sambuca di Sicilia, dove durante le operazioni di spegnimento un vigile del fuoco del distaccamento di Santa Margherita di Belice è stato colto da un infarto, per cui è stato trasportato all’ospedale di Sciacca.

Inoltre, nella giornata di lunedì il fuoco aveva raggiunto anche il potabilizzatore di Piano Amata a Cammarata, motivo per cui Sicilacque aveva temporaneamente sospeso l’esercizio dell’acquedotto Fanaco nei comuni di Casteltermini, Canicattì, San Giovanni Gemini, Favara, Aragona, Comitini e Porto Empedocle. Il potabilizzatore era rientrato in funzione il giorno successivo, dopo 24 ore di forti disagi dovuti alla significativa riduzione dell’arrivo dell’acqua.

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