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“Perché parlate di Gaza e non di Ucraina?”. Dieci dati che rivelano il doppio standard occidentale

Una delle osservazioni più utilizzate è: “Eh, ma la Russia? Perché non protestate contro la Russia, invece di prendervela sempre con Israele?”. Ecco qui almeno 10 buoni motivi
“Perché parlate di Gaza e non di Ucraina?”. Dieci dati che rivelano il doppio standard occidentale
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di Roberto De Vogli, Jonathan Montomoli, Francesco Tommasi e Alessandro Ferretti

Dopo 1000 giorni di genocidio a Gaza, e dopo tre recenti report che dimostrano in modo inequivocabile che uno dei bersagli prioritari dell’esercito di occupazione israeliana (IOF) sono i bambini, gli sforzi di solidarietà di attivisti, accademici, giornalisti, intellettuali, politici e persone semplicemente inorridite all’idea di essere complici di una strage umanitaria senza precedenti recenti, vengono spesso contro-argomentate con le domande: “Perché Gaza, quando ci sono così tante altre guerre al mondo? E perché Israele, visto che esistono molti altri aggressori”.

Una delle osservazioni benaltristiche più utilizzate riguarda l’invasione russa dell’Ucraina: “Eh, ma la Russia? Perché non protestate contro la Russia, invece di prendervela sempre con Israele?”. Vale quindi la pena mettere a confronto le due crisi umanitarie, attraverso alcuni indicatori quantitativi, non per stabilire una graduatoria del dolore umano, al quale va tutta la nostra solidarietà universale, oltre i confini geografici e geopolitici, ma per comprendere meglio la questione e l’entità dell’obiezione.

Ecco qui almeno 10 buoni motivi per esprimere solidarietà alla Palestina e opporsi fermamente contro il genocidio di Gaza, primariamente rispetto a qualsiasi altra crisi umanitaria al mondo, per un cittadino occidentale.

1. Secondo un report della Brown University, in Ucraina 4 vittime su 100 sono civili, mentre a Gaza sono 80 su 100: una differenza che distingue una guerra da un genocidio. Una giovane collega ha definito “offensiva” l’idea di presentare questi numeri. Non avremmo mai pensato che una statistica potesse essere offensiva, ma non si finisce mai di imparare.

2. Come evidenziato dalla rivista The Lancet, a Gaza, l’aspettativa di vita alla nascita è scesa di 35 anni dopo un anno di genocidio, un risultato peggiore di quello vissuto in Ruanda durante il genocidio del 1994. In Ucraina, l’aspettativa di vita alla nascita è crollata di 5-7 anni dall’inizio dell’invasione.

3. Incrociando dati ufficiali dell’UNICEF e dell’ONU, si evidenzia che in Ucraina sono stati uccisi circa 700 bambini in oltre 3 anni di attacchi, compresi quelli morti in Russia e nel Donbass; a Gaza sono morti 18.457 bambini in meno di 3 anni.

4. I dati ufficiali inoltre mostrano che in Ucraina sono stati uccisi 21 giornalisti; a Gaza, 260.

5. In Ucraina, sono stati uccisi 359 operatori sanitari in più di 4 anni di invasione. A Gaza, oltre 1700 in meno di 3.

6. Dal 2022 al 2024, 25 operatori umanitari (incluso personale delle Nazioni Unite) hanno perso la vita in Ucraina. A Gaza sono 560.

7. Questi dati mostrano in modo netto quanto la situazione a Gaza sia peggiore di quella vissuta in Ucraina. Ma se consideriamo la dimensione della popolazione (39,5 milioni vs. 2,1), questi numeri assumono valori ancora più diseguali, poiché, per paragonare le due crisi umanitarie, i morti a Gaza dovrebbero essere moltiplicati per 39,5/2,1=18,8.

8. Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari, nell’agosto 2025, la percentuale di popolazione con livello 5 (catastrofico) di insicurezza alimentare a Gaza era del 32%. In Ucraina, era dello 0%. In Sudan è dell’1%.

9. Le due crisi umanitarie si caratterizzano non solo per degli indicatori totalmente diversi, ma anche per il doppio standard morale e geopolitico nell’applicazione di aiuti e sanzioni internazionali. Poche settimane dopo l’invasione dell’Ucraina, abbiamo boicottato le istituzioni russe e imposto oltre 16.000 sanzioni. Nei confronti di Israele, invece, dopo tre anni di genocidio, abbiamo fatto poco o nulla.

10. Ma il doppio standard più eclatante, che rivela l’ipocrisia dell’Occidente e della comunità internazionale di fronte alle due crisi, è questo: in Ucraina abbiamo inviato armi a un Paese vittima di un’aggressione. A Gaza, invece, abbiamo spedito armi all’aggressore. Abbiamo inviato armi a un Paese perpetratore di un genocidio.

Ogni vita umana conta, infinitamente più di qualsiasi statistica. Questi numeri non dovrebbero, in alcun modo, diminuire la nostra solidarietà verso il popolo ucraino o verso qualsiasi altra popolazione colpita dalla guerra. Tuttavia, essi pongono una domanda difficile, ma necessaria: perché crisi umanitarie di portata così diversa ricevono risposte politiche, mediatiche e istituzionali così differenti?

È una domanda che chiama in causa non soltanto la politica internazionale, ma anche la credibilità dei principi universali di uguaglianza, diritti umani e dignità della persona, che affermiamo di difendere.

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