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Record di auto elettriche vendute, ma i ‘soldati giapponesi’ del termico resistono

La propaganda anti-auto elettrica continua, ma dovremmo aver “scavallato” verso l’abbandono dei vecchi motori costosi e inquinanti
Record di auto elettriche vendute, ma i ‘soldati giapponesi’ del termico resistono
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In questi ultimi tempi, le vendite di auto elettriche in Italia hanno raggiunto e superato il 10%. Lo dovremmo considerare un successo, ma non lo è se pensiamo che l’Italia è terribilmente indietro rispetto all’Europa e al resto del mondo, dove la transizione verso la trazione elettrica è ormai in corso e irreversibile. Gli italiani sembrano un po’ i soldati giapponesi che continuavano a combattere nelle loro isolette anche quando la guerra era finita. Perché questo ritardo?

Ultimamente, mi sono divertito cercare di capire cosa pensa la gente delle auto elettriche sondando Facebook con una serie di immagini che prendevano bonariamente in giro i “no-wattari” e il loro amore per il puzzo di benzina e il fumo nero alla marmitta. Il risultato è stato una serie di pesanti offese, insulti, turpiloquio e cose del genere nei commenti. Una reazione che, francamente, mi ha sorpreso. Non si capisce la ragione di tanta rabbia verso un oggetto, l’auto elettrica, che può anche non piacere, ma non fa danni a nessuno.

Tuttavia, la cosa si spiega se pensiamo alla campagna denigratoria contro le auto elettriche in corso da almeno un paio d’anni. Ha funzionato: molta gente si è convinta in buona fede che le auto elettriche bruciano facilmente, inquinano più di quelle termiche, non ti permettono di andare a trovare la zia che sta male, e tutte le altrre leggende. D’altra parte è noto che la propaganda funziona meglio con le persone meno preparate (la storia la racconto nel mio libro Auto Elettrica).

Come mai questa campagna? Si capisce bene considerando che l’industria petrolifera sta vedendo scomparire il suo mercato principale, quello dei combustibili per i motori termici. Non c’è da stupirsi che abbiano reagito finanziando la campagna anti-auto elettriche. Per loro, è una questione di sopravvivenza.

C’è poi un altro fattore: l’eliminazione delle auto termiche non è semplicemente correlata alle preferenze degli acquirenti. E’ necessaria per ridurre l’inquinamento e mitigare il riscaldamento globale, come pure per ridurre il peso delle importazioni di combustibili fossili che stanno strangolando la nostra economia. Come nel caso del fumo delle sigarette, certe cose non si possono lasciare al libero mercato; richiedono un intervento pubblico. E questo dà fastidio a chi ritiene che sia un suo diritto quello di avvelenare la gente con i fumi di scarico.

Quindi, a che punto siamo? Secondo la teoria di Everett Rogers, le transizioni tecnologiche avvengono per gradi. I prima ad adottarle sono gli “innovatori” che sono circa il 2,5% della popolazione. Seguono gli adottanti precoci, circa il 13,5%. C’è poi la maggioranza precoce, circa un terzo della popolazione. Questi si muovono quando vedono prove tangibili che la nuova tecnologia funziona. Un altro terzo di popolazione viene detta “maggioranza tardiva”. Sono più scettici ma, alla fine, accettano l’innovazione. Ci sono poi gli irriducibili, circa il 16%. Questi si rifiutano di adottare la nuova tecnologia finché non sono costretti dalle circostanze. Alla fine, però, spariscono anche loro.

Secondo Rogers, la transizione diventa inevitabile quando la nuova tecnologia raggiunge un livello intorno al 10%-15%. A quel punto, l’effetto si autorinforza e non si ferma più. In Italia ci siamo quasi; abbiamo raggiunto il 10% delle vendite. La propaganda anti-auto elettrica continua, ma dovremmo aver “scavallato” verso l’abbandono dei vecchi motori costosi e inquinanti. In ogni caso, il mercato mondiale, incluso la Cina, sta rapidamente virando verso la trazione elettrica. Non è neanche lontanamente pensabile che l’Italia possa opporsi alla transizione.

Ma, da noi, sicuramente rimarranno degli irriducibili a difendere il motore termico come i soldati giapponesi nelle loro isolette nel Pacifico!

Immagine realizzata da Ugo Bardi con ChatGPT2

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