Volkswagen, il piano di Blume in stallo. Il board boccia la maxi ristrutturazione
Il piano di rilancio di Volkswagen si ferma al primo vero ostacolo. L’amministratore delegato Oliver Blume non ha ottenuto il sostegno del Consiglio di Sorveglianza per avviare la profonda ristrutturazione del gruppo che avrebbe dovuto riportare redditività al primo costruttore europeo. La riunione del 9 luglio a Wolfsburg si è conclusa con un risultato netto: 12 dei 19 membri del board hanno respinto la proposta del management.
Il progetto, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca e internazionale, prevedeva una serie di interventi destinati a cambiare in modo significativo l’organizzazione del gruppo. Tra le ipotesi figuravano nuovi tagli all’occupazione, la chiusura di alcuni stabilimenti in Germania e perfino una possibile separazione del marchio Volkswagen dal resto del gruppo, che comprende anche Audi e Porsche. L’obiettivo era ridurre i costi e concentrare le risorse sulle attività più redditizie.
La bocciatura rappresenta un passaggio delicato per Blume. Per portare avanti una riforma di questa portata è infatti indispensabile il consenso dei rappresentanti dei lavoratori, che occupano 10 dei 19 seggi del Consiglio di Sorveglianza. A questo si aggiunge il peso della Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo con una quota del 20%, i cui rappresentanti sono tradizionalmente vicini alle posizioni dei sindacati.
Dopo il voto, il numero uno di Volkswagen ha adottato un tono più prudente. In un’intervista al quotidiano tedesco Bild ha affermato che esistono “soluzioni più intelligenti” rispetto alla chiusura degli impianti, lasciando intendere che questa ipotesi non rappresenta più la strada principale. Allo stesso tempo ha ribadito la necessità di proseguire con il contenimento dei costi. “I nostri prodotti sono molto apprezzati, ma non guadagniamo abbastanza”, ha dichiarato, sottolineando che il lavoro di efficientamento dovrà interessare ogni area dell’azienda.
Blume ha ricordato che negli ultimi dodici mesi Volkswagen è riuscita a ridurre in media del 20% i costi degli stabilimenti tedeschi. Un risultato definito importante, ma ancora insufficiente per recuperare competitività in un mercato sempre più difficile.
Al termine della riunione il gruppo ha diffuso soltanto indicazioni generali. Volkswagen ha confermato l’intenzione di semplificare la propria gamma e concentrare gli investimenti sui segmenti ritenuti più redditizi. Nessun riferimento, invece, a chiusure di siti produttivi, nuovi tagli al personale o al piano industriale quinquennale. Anche gli analisti hanno sottolineato l’assenza di decisioni concrete, interpretando l’esito dell’incontro come un rinvio delle scelte più difficili.
Le difficoltà del gruppo derivano da più fattori. In Cina i margini continuano a ridursi per effetto della crescente concorrenza dei costruttori locali. Negli Stati Uniti, invece, i nuovi dazi incidono sulla redditività dei marchi premium Audi e Porsche. Sul fronte europeo resta inoltre il problema del costo della produzione in Germania, che secondo alcune stime risulta circa due terzi più elevato rispetto a quello di stabilimenti situati in Paesi come Spagna e Portogallo. A pesare sono il costo del lavoro, quello dell’energia e una struttura produttiva considerata meno efficiente rispetto ad altri siti del gruppo.
Anche i mercati finanziari guardano con prudenza all’evoluzione della situazione. L’ipotesi di una riduzione della gamma di modelli non ha modificato il giudizio degli investitori. Le azioni privilegiate Volkswagen, già in forte calo dall’inizio dell’anno, hanno registrato variazioni limitate dopo la riunione del board. La capitalizzazione del gruppo resta vicina ai 36 miliardi di euro, uno dei livelli più bassi dell’ultimo decennio.
Nel frattempo, come detto, è cresciuta anche la tensione con i rappresentanti dei lavoratori. che accusano il management di non aver spiegato bene le proprie intenzioni. Il sindacato aveva inviato oltre 80 domande al vertice aziendale, senza ottenere una risposta entro la scadenza fissata. Per questo motivo ha annunciato che, dopo la pausa estiva, Blume sarà chiamato a confrontarsi direttamente con i dipendenti durante una serie di incontri interni.
Il deterioramento dei rapporti rappresenta una novità per il manager tedesco. Dal suo insediamento, Blume aveva mantenuto relazioni più distese con il fronte sindacale rispetto al suo predecessore Herbert Diess. Oggi, però, il clima appare profondamente cambiato.
Per il momento il progetto di rilancio resta quindi in una fase di stallo. Secondo diversi osservatori, Volkswagen potrebbe procedere con interventi più limitati e progressivi, negoziando singole misure di riduzione dei costi anziché una riforma complessiva. Un percorso probabilmente più lungo, ma forse ad oggi l’unico praticabile.