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L’appello alla Farnesina per Mahmoud, l’ingegnere di Gaza atteso a Tor Vergata ma arrestato dalle Idf: “L’ Italia ha il dovere di chiedere chiarimenti”

L'appello per Mahmoud Al-Najjar, lo studente scomparso nel corridoio umanitario: "Le responsabilità che l'Italia non può ignorare"
L’appello alla Farnesina per Mahmoud, l’ingegnere di Gaza atteso a Tor Vergata ma arrestato dalle Idf: “L’ Italia ha il dovere di chiedere chiarimenti”
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Un appello congiunto per chiedere all’Italia di attivarsi per ottenere chiarimenti ufficiali sulla sorte di Mahmoud AlNajjar, l’ingegnere di Gaza fermato dalle autorità israeliane al valico di Kerem Shalom mentre lasciava la Striscia nell’ambito di un trasferimento coordinato verso l’Italia. I firmatari chiedono anche alla Farnesina di sollecitare il rispetto delle garanzie fondamentali e favorire l’accesso di avvocati e organismi indipendenti.

Si seguito il testo dell’appello e i firmatari.

Mahmoud Al-Najjar aveva ottenuto ciò che oggi, per migliaia di giovani palestinesi, appare irraggiungibile: una via d’uscita da Gaza. Ingegnere informatico e matematico, sopravvissuto a un
bombardamento che gli aveva già strappato la moglie, i figli e decine di parenti, era stato selezionato per una borsa di studio dell’Università di Tor Vergata. Aveva ottenuto il visto, completato
tutte le procedure previste e il suo nome figurava tra i beneficiari autorizzati all’evacuazione verso l’Italia. Eppure non è mai arrivato a Roma.
Secondo la famiglia e le organizzazioni che seguono le evacuazioni dei civili palestinesi, Mahmoud è stato fermato dalle autorità israeliane al valico di Kerem Shalom mentre lasciava la Striscia nell’ambito di un trasferimento coordinato verso l’Italia. Solo alcuni giorni dopo è stato comunicato che si troverebbe detenuto nel carcere di Ashkelon con l’accusa di aver preso parte agli eventi del 7 ottobre.
La vicenda pone interrogativi che vanno ben oltre il suo caso personale. Mahmoud non stava tentando di attraversare irregolarmente un confine: partecipava a un’evacuazione ufficiale organizzata attraverso un canale istituzionale. Per uscire da Gaza è necessario il preventivo assenso delle autorità israeliane. Dopo la selezione delle università italiane, i nominativi vengono trasmessi alla Farnesina e sottoposti alle verifiche delle autorità competenti. Solo chi riceve tutte le autorizzazioni viene inserito nelle operazioni di trasferimento.
Un ruolo decisivo è svolto dal COGAT, l’organismo dell’amministrazione militare israeliana che controlla la libertà di movimento della popolazione palestinese. Nel caso di Mahmoud questo passaggio era stato superato: era stato autorizzato a lasciare Gaza. Secondo le informazioni raccolte da chi segue direttamente queste operazioni, sarebbe stato arrestato proprio durante il trasferimento, a Kerem Shalom, prima di raggiungere la Giordania.
Se questa ricostruzione fosse confermata, il problema non riguarderebbe soltanto Mahmoud. Riguarderebbe la credibilità stessa dei corridoi umanitari. Se una persona autorizzata all’uscita può essere arrestata mentre utilizza un canale internazionale di evacuazione, quel canale rischia di trasformarsi da strumento di protezione a occasione di identificazione e detenzione. La Farnesina non è responsabile dell’arresto né può sostituirsi alla magistratura israeliana. Ma è l’amministrazione che mantiene aperto il canale di evacuazione ed è il principale interlocutore con Israele. Per questo ha il dovere di chiedere chiarimenti ufficiali, ottenere informazioni sulle condizioni di detenzione, sollecitare il rispetto delle garanzie fondamentali e favorire l’accesso di avvocati e organismi indipendenti.
Oggi sappiamo che Mahmoud è vivo. Ma restano senza risposta le domande essenziali: perché una persona autorizzata a lasciare Gaza è stata arrestata proprio durante un’evacuazione internazionale? Su quali elementi si fondano le accuse? Quali iniziative diplomatiche ha intrapreso l’Italia dal momento della sua scomparsa? È a queste domande che la Farnesina è chiamata a rispondere. Perché quando un corridoio umanitario si interrompe nel momento stesso in cui dovrebbe garantire protezione, il silenzio non è più soltanto una questione umanitaria: diventa una questione politica.

LE ADESIONI

Alessandra Algostino – Università degli Studi di Torino
Francesca Angelini – Università Sapienza di Roma
Cesare Antetomaso – Giuristi Democratici
Gaetano Azzariti – Università Sapienza di Roma
Paola Bevere – Giuristi Democratici
Raffaella Bolini – ARCI
Alessandro Bonanni
Antonello Ciervo — Giuristi Democratici
Claudio De Fiores – Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”
Maria Elena Delia – Global Sumud Flottilla
Micaela Frulli – Università degli Studi di Firenze
Chiara Giorgi – Università Sapienza di Roma
Claudio Landi
Giorgina Levi
Giancarlo Monina – Università Roma3
Luisa Morgantini – Assopace Palestina
Simona Moscarelli
Riccardo Noury – Amnesty Italia
Mauro Palma – Già Garante nazionale dei detenuti
Gianluca Peciola
Laura Ronchetti – Università degli Studi del Molise
Giovanni Russo Spena – Giuristi Democratici
Giulia Torrini – Un Ponte Per
Chiara Vitucci – Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”

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