Opel Astra, la prova de Il Fatto.it – La libertà di scegliere – FOTO
La casa del Fulmine prova a saettare attraverso il mercato con l’aggiornamento della dodicesima generazione del suo modello più prodotto, la Kadett, che dagli anni Novanta è diventata Astra. Opel, in linea con la strategia del gruppo Stellantis di cui fa parte, insiste sull’opzione multipla, ossia l’alimentazione convenzionale a gasolio, ibrida e plug-in oltre che elettrica. Sia come berlina a cinque porte da 4,37 metri di lunghezza e 2,67 di passo sia come Sportstourer da 4,64 (2,73) può tranquillamente essere la sola macchina di famiglia. Non solo per lo spazio interno che offre a passeggeri e bagagli, ma anche per le autonomie, che possono serenamente superare i mille chilometri, non solo in teoria. Con serbatoi da 52 litri, la Hybrid da 145 Cv e la diesel da 130 che sono accreditate di consumi attorno ai 5 l/100 km (poco meno o poco più a seconda delle condizioni), le percorrenze sono da quadrupla cifra. Tra l’altro, ad eccezione della declinazione plug-in da 195 Cv alimentata da un millesei turbo, tutte le altre varianti sono accessibili anche ai neopatentati.
La Astra è un’auto razionale, un modello con il quale Opel ha sempre voluto democratizzare la mobilità. Lo dimostrano anche le capienze dei vani posteriori, comprese fra i 352 litri della cinque porte elettrica con gli schienali dei sedili posteriori in posizione standard e i 1.634 della Sportstourer con i divani reclinati.
Non a caso Opel parla di libertà di scelta (la plug-in ha anche un’accelerazione da 0 a 100 orari di 7,7”), praticamente da ogni punto di vista, tra l’altro senza sacrificare un sostanziale piacere di guida. Che include anche un abitacolo funzionale con due schermi da 10” – quello centrale è ergonomicamente inclinato verso il conducente – e “poltrone” anteriori IntelliSeat con una soluzione che aiuta a non affaticare il coccige: soluzione molto apprezzabile quando le trasferte sono lunghe. Poi ci sono i fari a matrice di Led con oltre 50.000 elementi che non solo costituiscono una inconfondibile firma luminosa, ma assicurano anche una ottima visibilità sulla strada.
Ci sono numerosi Adas, più o meno di serie a seconda degli allestimenti, peraltro nemmeno troppo invasivi. Soprattutto dalle parti di Rüsselsheim fa comodo il cruise control adattivo perché c’è una notevole varietà di limiti di velocità, anche “curiosa”, per ricorrere a un eufemismo. Non tanto in autostrada, dove peraltro i tratti senza prescrizioni sono sempre meno, ma anche nei paesi. In uno di quelli che si trova non troppo lontano dall’aeroporto, per contenere l’inquinamento acustico del traffico non si può viaggiare oltre i 30 orari (che evidentemente è legato al solo rotolamento, visto che non ci sono distinzioni per le elettriche), ma per la sicurezza nei pressi delle scuole l’andatura non deve superare i 50. Dettagli, se vogliamo.
Sul fronte dei listini, l’entry level assoluto della Astra è la Hybrid a cinque porte, il cui prezzo parte da 32.450 euro (per la top di gamma, la plug-in, 50 euro in più dell’elettrica, ne servono 44.200). La Sportstourer si può avere dai 33.650 della Hybrid, che per la plug-in arrivano a 45.400. In caso di finanziamento (ma con un Taeg in doppia cifra) sono previste promozioni che possono sfiorare gli 11.000 euro. I prezzi d’ingresso delle diesel sono di 32.950 e 34.150 euro.