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Zucchero è l’esempio concreto di cosa voglia dire fare un concerto. L’ho visto a Pescara

Uno spettacolo imprevedibile, pensato all'americana, tutto il contrario dell'esigenza di oggi di far sapere prima la scaletta. Lo si vede dal medley
Zucchero è l’esempio concreto di cosa voglia dire fare un concerto. L’ho visto a Pescara
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Sono tornato a vedere uno spettacolo di Zucchero configurato come grande evento. È successo a Pescara, allo stadio Adriatico. Non vi parlerò di quello che sapete, della musica perfetta, del suono pulitissimo e curatissimo dei suoi live, della band pazzesca fatta di musicisti che vengono dal mondo intero, molti dei quali lo seguono sin dall’inizio. Queste cose le sapete, Zucchero è una garanzia per repertorio, dinamiche musicali, senso dello spettacolo e poetica dei brani. No, in questo pezzo dirò molto di più. Dirò perché nel suo caso la dimensione del grande evento e lo spazio enorme di uno stadio vanno in una direzione diametralmente opposta alla standardizzazione culturale e musicale che oggi ricerca il sistema in Italia.

Zucchero è l’esempio concreto di cosa voglia dire fare un concerto, uno spettacolo cioè imprevedibile, pensato all’americana – se così si può dire -, tutto il contrario dell’esigenza di oggi di far sapere prima la scaletta, di far suonare i pezzi come uno se li aspetta dal disco.

Lo si vede dal medley: non una serie di pezzi conosciuti giusto perché non gli sarebbe perdonato non farli, ma canzoni anche più vecchie e significative, non conosciutissime. Lui con la chitarra e una sedia ai bordi della quarta parete – con uno stadio di fronte -, che presenta i pezzi e li stoppa a metà, conservando il senso di improvvisazione della situazione, presentando il “qui e ora” come modalità irripetibile e preziosa. L’umanità dell’imperfetto, il dialogo tra la storia e divertimento genuino.

Questo è molto di più di far cantare all’unisono uno stadio, cosa che per lui sarebbe facilissima da fare con il suo repertorio. Questo è molto più difficile, è molto più autentico e incredibilmente più vero. Edifica una vicinanza tra le sensibilità presenti molto più della riproposizione meccanica di un’icona.

Bisognerebbe ripartire dai nostri grandi artisti per capire che prima di fare concerti negli spazi immensi ci vuole repertorio, capacità di incidere nell’immaginario da anni e padronanza nell’impresa complicata di mettere la condivisione musicale al primo posto.

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