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La sinistra prenda esempio dal Festival di Santarcangelo di Romagna per fare cultura

La destra vanta la proposta culturale dell’Arena di Verona, nella gestione ‘pop’ e pseudo-sovranista del neoministro del Turismo Gianmarco Mazzi; Santarcangelo sta all’opposto
La sinistra prenda esempio dal Festival di Santarcangelo di Romagna per fare cultura
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Sarà anche largo il campo ma per ora è ben poco profondo. Invece di cominciare a dividersi le poltrone, ripetendo facili ritornelli di critiche e accuse al governo di destra, le forze progressiste dovrebbero cominciare a parlare seriamente di cultura – perché no?, anche di poesia e di teatro, ovvero le espressioni artistiche più povere e nobili. Ripensando senza pregiudizi agli errori fatti in questo settore, nel trentennio ormai di sudditanza all’ordoliberismo, con le riforme di Veltroni prima e di Franceschini poi che hanno di fatto consentito alla destra di partire all’assalto.

La vera battaglia si gioca su questo fronte ‘dei contenuti’, e non del contenitore, ché altrimenti si alimentano soltanto l’idea antipolitica che non possano esserci differenze sostanziali nella gestione del potere e la convinzione che la democrazia abbia ceduto definitivamente il passo alle nuove oligarchie plutocratiche.

Così, per ogni foto di vertice, per ciascun rito partitico o mediatico, per ogni incontro con i maggiorenti locali, Conte, Schlein e tutti gli altri leader campolarghisti dovrebbero imporsi un sano confronto aperto con una poetessa magari poco nota, con un personaggio del teatro artistico, con un animatore culturale autentico e socialmente impegnato.
Possono anche spendere una domenica d’ascolto, per esempio, in quel di Santarcangelo di Romagna, una terra che con il mistero delle sue grotte sotterranee di tufo custodisce la ricetta di un compost che ha generato nello stesso spicchio di ‘mondo romano’ grandi poeti (da Tonino Guerra a Lello Baldini) e talenti straordinari anche del teatro contemporaneo (un nome su tutti, Romeo Castellucci). Merito, in gran parte, dello stimolo di un festival – la cui 56ma edizione è cominciata nel primo week-end di luglio – nato per portare ‘il teatro in piazza’ e infine allargatosi all’universo cosiddetto ‘performativo’, con particolare attenzione alla sperimentazione e alla scena internazionale.

Ecco: la destra vanta come punta di diamante della propria proposta culturale l’Arena di Verona, nella gestione ‘pop’ e pseudo-sovranista di questi ultimi anni curata dal nuovo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, già numero due al dicastero della Cultura; Santarcangelo Festival sta proprio all’opposto. La vivace e fittissima rassegna in corso è l’ultima diretta dal drammaturgo e critico polacco Tomasz Kireńczuk, che certamente ha voluto mantenere anche quest’anno – pur senza rinunciare ai temi d’ordine per così dire politici generali esplicitati nel titolo ‘deep pressures’ – un segno forte d’apertura alla cultura queer, sulla scia di quanto si era già intravisto nel quinquennio precedente di Silvia Bottiroli (oggi alla guida di una delle più importanti rassegne europee, il Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles).

In generale, la stagione dei festival di peso internazionale sorprende favorevolmente quel che resta del pubblico dei nostri teatri soprattutto perché mostra invariabilmente lo spiccato profilo d’impegno civile e politico dei protagonisti della scena, che siano creatori legati ancora perlopiù alla parola, magari costruttori di nuove macchine di spettacolo, o persino creatori di danza contemporanea. Quasi come se questo rinnovato interesse per la realtà – prima ancora della ricerca della bellezza e della poesia, anzi attraverso di essa – fosse ormai una sorta di canone. Tra l’altro, è stata appena annunciata a Bologna la nuova rassegna ‘Convergenze’, curata da Kepler-452, che va proprio in questa direzione.

Ora, direte voi: è una vera guerra asimmetrica questa che si gioca tra Andrea Bocelli in tv su Raiuno con l’ennesimo ‘Nessun dorma’ da Verona e la performer-attivista lituana che simula la guerra in privato con il collega bielorusso dissidente in ‘Clap&Slap’ al C’entro supercinema di Santarcangelo, tra la ‘Gloria’ del final-tour di Umberto Tozzi e la ‘rieducazione’ israeliana nella Palestina occupata portata in scena da un’esule e una resistente, ma si sa che i semi sono piccoli per definizione.

Che le proposte generative, in grado di produrre riflessioni profonde e appunto cultura all’inizio sembrino sempre ridicole rispetto a quelle di genere, soprattutto nazional-popolare, è un fatto incontrovertibile. Chi la spunti, alla distanza, è ben altra questione: nemmeno Stalin è riuscito a sopprimere la forza delle idee sul teatro di Vsevolod Mejerchol’d o della poesia di Osip Mandel’štam. E’ nella profondità del campo che si gioca dunque la vera alternativa: allarga-allarga, restando soltanto nella superficie leaderistica, si vince magari una battaglia ma si continuerà a perdere la guerra.

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