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Trump chiama, Infantino esegue: ecco come funziona l’articolo 27 del Codice disciplinare FIFA, che ha revocato l’espulsione a Balogun

La norma in questione è stata applicata per la prima volta in questa maniera nella storia del calcio. Tutto reso possibile grazie al potere discrezionale del massimo organismo mondiale. Un'applicazione che non può non far riflettere
Trump chiama, Infantino esegue: ecco come funziona l’articolo 27 del Codice disciplinare FIFA, che ha revocato l’espulsione a Balogun
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Un provvedimento unico nel suo genere. Per tempistiche e contesto. Trump chiama dalla Casa Bianca, la FIFA esegue. In poche ore il caso diventa scandalo. L’espulsione data e poi revocata al calciatore Folarin Balogun durante i Mondiali è l’ennesima oscenità di un sistema in balìa del potere e dei ricatti. Il giocatore espulso ai sedicesimi di finale contro la Bosnia sarà regolarmente in campo agli ottavi contro il Belgio. Nella storia della competizione non era mai successo. Tutta questione di norme, soprattutto per il modo in cui sono state interpretate. Come funziona quindi l’articolo 27 del Codice disciplinare che ha salvato il giocatore statunitense? Facciamo un po’ di chiarezza.

Cos’è successo

Prima di analizzare nel dettaglio la norma è fondamentale fare un passo indietro per tornare a quanto accaduto sul campo. È il 2 luglio: alla “San Francisco Bay Area Stadium” Stati Uniti e Bosnia Erzegovina si giocano un posto per entrare tra le migliori 16 del Mondiale. Balogun, attaccante americano del Monaco, è il protagonista assoluto. Nel bene e nel male. Prima segna il gol del vantaggio, poi – al 64’ di gioco – viene espulso dopo una On Field Review per un intervento giudicato come grave fallo di gioco ai danni di Tarik Muharemović, difensore avversario. Nonostante l’espulsione, gli Stati Uniti vincono 2-0 e passano il turno. Poco dopo, la Federcalcio statunitense presenta ricorso per la sanzione ritenuta eccessiva ai danni del proprio giocatore (con l’obiettivo, ovviamente, di avere per gli ottavi contro il Belgio il capocannoniere della squadra). Secondo il Codice disciplinare FIFA l’espulsione diretta genera in automatico una giornata di squalifica da scontare nella partita successiva, senza alcuna possibilità di ricorso. Gli USA ci provano comunque e, grazie alla chiamata di Donal Trump al presidente FIFA – nonché grande amico – Gianni Infatino, la squalifica viene sospesa. Lo scenario cambia completamente: Balogun potrà essere regolarmente schierato tra gli 11 titolari. Il ct del Belgio Rudi Garcia definisce la vicenda un “pesce d’aprile” e la Federazione invia una lettera alla Fifa richiedendo la copia della decisione e una spiegazione della procedura seguita.

Come funziona l’articolo 27

E qui entra in gioco il processo che ha scatenato il caos. L’articolo 27 del Codice disciplinare FIFA parla chiaro. “L’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’esecuzione di un provvedimento disciplinare“. Il Codice non indica in quali casi può essere utilizzato, lasciando così un ampio margine di valutazione. Tradotto per questa vicenda specifica: “In base all’Articolo 27 FDC, l’esecuzione della squalifica automatica per il calciatore statunitense Folarin Balogun è sospesa per un periodo di prova di un anno”. Cosa significa? Appellandosi all’articolo 27 la Commissione disciplinare FIFA non annulla il cartellino rosso, allo stesso tempo – però – la giornata di squalifica non viene cancellata ma sospesa. Balogun entra così in un periodo di prova di 12 mesi (detto “probation”): se durante questo arco temporale il giocatore commetterà un’infrazione disciplinare di analoga natura e gravità, dovrà scontare anche la giornata sospesa oltre all’eventuale nuova sanzione. La particolarità del caso Balogun è racchiusa in una piccola sfumatura: la contestazione e le conseguenti polemiche non nascono tanto dal contenuto dell’articolo citato, quanto dal suo tipo di utilizzo. Fino al caso Balogun, infatti, la squalifica automatica conseguente a un’espulsione diretta era considerata una conseguenza obbligatoria e non ritrattabile tramite ricorso. Con l’applicazione dell’articolo 27 da parte della FIFA – nei confronti di una sanzione ritenuta automatica e non modificabile – nasce un precedente pericoloso. Perché d’ora in poi chiunque verrà squalificato per una sola partita potrà chiederne la sospensione così da poter tornare subito in campo nella gara successiva.

I casi più simili

Veri e propri precedenti non esistono. Seppur non identici, però, ci sono due casi simili che hanno “sfruttato” l’articolo 27. Questa norma era già stata utilizzata negli anni precedenti, ma solo per sanzioni disciplinari che riguardano squalifiche di più giornate. E non per sospendere la giornata automatica conseguente a un cartellino rosso diretto. Il precedente più citato in queste ore riguarda Cristiano Ronaldo. Il 13 novembre 2025, durante la gara di qualificazione ai Mondiali 2026 tra Portogallo e Irlanda, il portoghese viene espulso per una gomitata data al difensore irlandese Dara O’Shea. La Commissione disciplinare FIFA, dopo aver applicato il Codice disciplinare, gli infligge tre giornate di squalifica: una automatica per l’espulsione più due aggiuntive per condotta violenta. È qui che interviene l’articolo 27. La FIFA decide di far scontare a Ronaldo l’espulsione automatica (e quindi la prima squalifica) contro l’Armenia – l’ultima gara delle qualificazioni – per poi sospendere le altre due, mettendolo così in periodo di prova di un anno (così come Balogun). La squalifica viene “congelata” e contro Repubblica Democratica del Congo e Uzbekistan – le prime due gare del Mondiale – il numero 7 della nazionale portoghese è regolarmente in campo. Perché il caso Balogun è diverso? La differenza tra CR7 e lo statunitense è sostanziale. Per il primo la Commissione disciplinare è intervenuta su una sanzione di tre giornate (modulando di fatto l’esecuzione). Per il giocatore degli USA, invece, per la prima volta la FIFA ha applicato l’articolo 27 per sospendere una sola giornata di squalifica automatica derivante da un cartellino rosso durante la fase finale di un Mondiale, perché considerata norma con potere discrezionale. Altro precedente, ma meno comparabile con il caso di Balogun dal punto di vista giuridico, riguarda Garrincha. Nella semifinale contro il Cile, durante il Mondiale del 1962, l’attaccante brasiliano viene espulso. Avrebbe dovuto dunque saltare la finale contro la Cecoslovacchia. Ma la FIFA (all’epoca con un sistema disciplinare molto diverso dall’attuale) riesaminò il caso e decise di farlo scendere in campo.

L’articolo 27 non è l’unico preso in considerazione

Da un punto di vista giuridico l’articolo 27 è solo una parte del quadro che serve a completare l’intero caso. E ci ha pensato proprio il Belgio a citarli. In particolare la Federcalcio ha richiamato gli articoli 66.4 del Codice disciplinare FIFA – che prevede la squalifica automatica dopo un’espulsione – e 10.5 del Regolamento della Coppa del Mondo, che ribadisce lo stesso principio. Questo significa che la squalifica nasce direttamente dal regolamento e non dovrebbe poter essere sospesa dall’articolo 27. Anche perché si tratterebbe di una contraddizione del sistema. Soprattutto perché tutti gli altri giocatori espulsi in questo Mondiale hanno regolarmente scontato la giornata di squalifica senza creare casi di portata internazionale come questo.

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