Ti ricordi… Italia-Brasile 1982: per 44 anni abbiamo avuto paura del giocatore sbagliato, la verità sul colpo di testa che gelò gli italiani
Una sensazione immediata e incontrollata di gelo. A sentire quel nome, pure a distanza di quarantaquattro anni, accade questo. Per un errore peraltro. Già, perché all’89esimo di quel 5 luglio 1982 nella sera ancora torrida del Sarrià Eder dipinge un cross in area che una testa di un calciatore verdeoro colpisce benissimo: già lì, su quella parabola e su quel salto perfetto l’estate torrida italiana diventa il più glaciale degli inverni.
Un’estate partita tra polemiche e critiche, coi tre pareggi nel girone non certo irresistibile capitato agli azzurri in Spagna: zero a zero contro la Polonia di Boniek, uno a uno contro il Perù, e M’Bida che si veste di gloria nel terzo incontro contro il Camerun. Zero vittorie, tre pareggi, proprio come gli africani che però avevano fatto un gol in meno: per questo l’Italia di Bearzot passava al secondo turno nel girone di ferro contro Argentina e Brasile, contro Maradona e Falcao, venendo data, ovviamente, per spacciata.
Tardelli e Cabrini, però, con Gentile ad annullare tra buone (poche) e cattive (parecchie) Maradona, avevano ridato speranza e smalto agli azzurri e all’Italia intera, con la gara contro il Brasile del 5 luglio a fare di fatto da spareggio per le semifinali. Pronti via ed ecco che Rossi trafigge Valdir Peres dopo cinque minuti, ma ne passano pochi in più finché il “Galinho” Zico trova Socrates che pareggia. Poi Junior sbaglia e ancora Rossi ne approfitta e porta l’Italia al secondo tempo in vantaggio sul Brasile. La doccia fredda arriva al 68esimo: Falcao di sinistro si inventa un angolo impossibile e trova il nuovo pareggio.
E allora Telé Santana prova a vincerla: come centravanti ha dentro Sergio Bernardino, detto Serginho Chulapa, meglio noto solo come Serginho che, per fortuna dell’Italia, ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Al posto suo dopo un minuto dal gol di Falcao il mister brasiliano inserisce, appunto, Paulo Isidoro. Un comprimario di lusso, usato da Santana come spaccapartite.
Paulo Isidoro è nato il 3 luglio del 1953. È detto “Tziu”: Bola de Ouro del Brasile l’anno prima, grazie al contributo fondamentale dato al Gremio per la vittoria del titolo, già utilizzato in tutte le altre gare in alcuni casi come sostituto di Dirceu, in altre proprio di Serginho.
Eccolo, dieci minuti più tardi, un calcio d’angolo sparato fuori dai brasiliani: va bene tutto in fin dei conti, si qualificherebbero loro col pareggio. Stavolta la differenza reti che aveva sorriso all’Italia condannando il Camerun all’eliminazione è lì a bordo campo a guardare beffarda la squadra di Bearzot. Perciò Tardelli riprende quel rinvio e calcia di sinistro, male, ma sulla traiettoria c’è Paolo Rossi ancora (la sensazione è che Pablito sarebbe stato sulla traiettoria giusta e l’avrebbe buttata dentro anche se fosse stato accanto a Zoff, quella sera al Sarrià).
È un gol che profuma di semifinale, è un gol che riscalda una già torrida serata di luglio fino a 10 minuti dopo, quando cala il gelo: il sinistro di Eder è perfetto, l’incornata del brasiliano pure. Per Nando Martellini è Paulo Isidoro che in quei cinque secondi porta il luglio italiano a diventare un gennaio polare. Ma c’è Zoff che la blocca sulla linea e dice no, dice no ai brasiliani che la vogliono dentro mentre Martellini racconta: “Ha parato Zoff, il colpo di testa…parato sulla linea il colpo di testa…di Paulo Isidoro”. E giù improperi dall’Italia verso ovest, per l’incolpevole Paulo Isidoro.
Poi si corregge Martellini: “Pericolosissimo il colpo di testa, è di Leandro”. Ma in realtà era Oscar, il capitano. Ma vallo a spiegare a chi c’era, a chi davanti a quei televisori a tubo catodico ha smesso di respirare per cinque secondi eterni. Oscar, Leandro, Paulo Isidoro: tre nomi per un unico, immenso spauracchio. Oggi che il Sarrià non esiste più, abbattuto dal cemento della modernità, quel gelo improvviso è l’ultima cicatrice rimasta di una notte perfetta. Il ricordo di quando abbiamo avuto una paura tremenda, prima di scoprire che stavamo diventando Campioni del Mondo.