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Ultimo aggiornamento: 17:18

Per Trump oggi il comunismo negli Usa è più pericoloso dell’11 settembre e di Pearl Harbor

Il presidente degli Stati Uniti: "Mamdani volto dei socialisti? No, è vero e proprio comunismo"
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“Beh, penso che sia una grande minaccia per la nostra nazione, in realtà. Perché non è socialismo, è vero e proprio comunismo“: a parlare così del sindaco di New York Zohran Mamdani è il presidente degli Usa Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca, dopo la firma dell’ordine esecutivo sul “Freedom to Fix“. “Usano il termine ‘socialdemocratico‘ perché suona bene – continua il capo della Casa Bianca -, ma in realtà si parla di comunismo. Penso che sia la più grande minaccia per la nostra nazione che ci sia mai stata, forse fin dalla nostra fondazione. Questo include la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, l’11 settembre, include l’attacco di Pearl Harbor. Penso che questa sia la più grande minaccia per la nostra nazione. La gente sorriderà quando lo dico, ma le persone intelligenti diranno: ‘Sapete, probabilmente ha ragione’. Si tratta fondamentalmente di introdurre il comunismo negli Stati Uniti d’America. Non c’è mai stato nulla di così pericoloso”.

L’atteggiamento di Trump nei confronti di Mamdani al momento è altalenante. Nei giorni scorsi per esempio, nonostante attaccasse i candidati democratici alle primarie di New York definendoli (di nuovo) “comunisti”, il presidente non aveva potuto non ha potuto fare a meno di elogiare il sindaco che li ha sostenuti: “È una persona molto gentile. È un uomo affascinante, di bell’aspetto”.

Peraltro la retorica del ritorno del rischio del “comunismo” è molto presente negli ultimi giorni nelle uscite pubbliche di Trump. Ed è un messaggio a “uso interno”, come dire. I destinatari sono gli elettori del “mondo Maga“. In un comizio che è apparso come l’inizio della corsa elettorale per il voto di metà mandato, a Washington ha
scandito davanti a migliaia di sostenitori: “L’America è tornata”. E poi ancora “Sconfiggeremo il nuovo comunismo“.

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